Il mistero Keynes – 4/18

Investimenti

La teoria degli investimenti di Keynes non è affatto una teoria degli investimenti, ma una teoria dell’imprenditorialità, perlomeno se vista alla luce dei ben più ricchi e avanzati strumenti concettuali dell’economia Austriaca. Keynes non ha una vera e propria teoria dell’investimento: ha una teoria che si limita a sottolineare il rischio imprenditoriale nelle scelte di investimento.

Keynes usa molto il concetto di "efficienza marginale del capitale": questo concetto è di origine wickselliana ed è usato anche dagli Austriaci (da molto prima della General Theory: The Theory of Money and Credit di Mises è del 1912). La differenza è che Mises sapeva di cosa stava parlando, mentre per Keynes l’origine dell’efficienza marginale rimane un mistero. L’efficienza marginale del capitale è il rendimento sugli investimenti, e dipende dal fatto che i beni capitali, essendo "beni di consumo futuri" sono prezzati a sconto rispetto al valore nominale dei beni di consumo futuri che produrranno.

Ad esempio, se un aratro produrrà 10,000$ di frumento l’anno per 10 anni, la somma del valore dei beni di consumo prodotti è 100,000$, ma il suo valore attuale è inferiore, perchè i primi 10,000$ saranno disponibili solo tra un anno, e gli ultimi addirittura tra dieci anni.

Per Keynes l’efficienza del capitale dipende dall’ottimismo degli investitori e dalla domanda futura di beni di consumo (a volte in alcune note dice cose compatibili con la teoria Austriaca, ma non ne tra grande beneficio). E’ nel giusto nel sottolineare che il rendimento di un investimento è sempre prospettico, cioè orientato al futuro, e quindi imprenditoriale, ma Keynes non lega i movimenti dell’efficienza marginale del capitale ai movimenti dei prezzi dei beni capitali e delle preferenze temporali.

I suoi tentativi di criticare le teorie di Mises sono amatoriali: afferma che Mises si contraddice affermando che l’aumento dei risparmi stimola gli investimenti riducendo l’efficienza marginale del capitale. Mises probabilmente aveva detto che l’aumento dei risparmi diminuisce l’interesse E l’efficienza marginale del capitale, cosa ovvia se si ha una teoria di come si prezzano i beni capitali, non altrettanto se non la si ha: un aumento dei risparmi aumenta il valore dei beni capitali, in genere (in realtà è difficile fare affermazioni di carattere generale, in quanto durevolezza, complementarità e specificità influenzano il valore dei beni capitali in maniera estremamente complessa al variare dei dati fondamentali).

Sia Keynes che gli Austriaci distinguono l’efficienza marginale del capitale e il tasso di interesse monetario. Per Keynes giustamente gli investimenti saliranno finchè l’efficienza marginale è sufficiente a pagare l’interesse monetario. Però per gli Austriaci le due cose sono due facce della stessa medaglia: le preferenze temporali. Per Keynes sono due cose completamente diverse, come vedremo in futuro.

Per gli Austriaci, il rendimento degli investimenti dipende dal fatto che il reddito legato ad un bene capitale richiede un’attesa, che è un costo. Keynes dice sbrigativamente che i risparmiatori che guadagnano interessi non fanno alcun sacrificio, ma ciò è errato: i risparmiatori decidono di immobilizzare i propri averi e di non consumarli subito, e questo è un costo. Come al solito, Keynes critica senza capire.

A Keynes manca quindi una teoria dell’origine dell’efficienza marginale del capitale: per lui è in qualche modo un dato avvolto nel mistero. Ma è ovvio che un’improvvisa abbondanza di fattori di produzione, riducendo il prezzo di questi, aumenterebbe l’efficienza marginale, stimolando l’impiego di questi fattori (cioè l’investimento).

Ad un certo punto della General Theory Keynes dimostra chiaramente di non capire questo meccanismo: nel Capitolo XVIII, verso la fine, afferma infatti che la domanda di investimenti aumenterà, dopo una recessione, quando i beni capitali saranno invecchiati a sufficienza da rendere necessari nuovi investimenti. C’è bisogno di aspettare l’invecchiamento (fisico) dei beni capitali? In realtà basta che la loro abbondanza ne riduca il prezzo, aumentando l’efficienza del capitale e ripristinando l’equilibrio. Ma se si accetta questo meccanismo, si accetta anche che il mercato si riequilibra da solo, e l’economia di Keynes viene meno.

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2 risposte a Il mistero Keynes – 4/18

  1. Ninus83 ha detto:

    “un aumento dei risparmi aumenta il valore dei beni capitali”

    beh un aumento del risparmio innanzitutto non diminuisce per forza il tasso d’interesse monetario, d’altro lato diminuisce la propensione media al consumo e quindi le aspettative sul rendimento dei beni futuri, quindi, paradossalmente, gli interessi monetari restano quelli di prima ma il rendimento prospettico è minore.

    “Keynes dice sbrigativamente che i risparmiatori che guadagnano interessi non fanno alcun sacrificio, ma ciò è errato”

    non è vero, Keynes dice proprio che l’interesse è la ricompensa per convincere i risparmiatori a lasciare la moneta (bene più liquido di tutti e che non ha costi di transazione nè rischi nè costi di stoccaggio nè di deterioramento)

    “A Keynes manca quindi una teoria dell’origine dell’efficienza marginale del capitale: per lui è in qualche modo un dato avvolto nel mistero.”

    E’ dato dalle aspettative solo che queste possono essere intaccate da un momento di sfiducia, dalla legge tendenziale di maggior risparmio con l’aumento del reddito e la diminuzione della propensione marginale al consumo ed il restare al palo del tasso d’interesse monetario che assieme portano a diminuzione investimenti e disoccupazione involontaria

  2. Libertarian ha detto:

    Keynes dice esplicitamente che non c’è sacrificio nel tenere moneta, che pure per lui è risparmio, quando critica la teoria dell’interesse di Boehm-Bawerk in un’appendice al centro del libro.

    Ho risposto in un precedente commento alle altre cose.

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