Nel Nobel Lecture del 1974 Hayek disse: "l’inflazione è stata portata da politiche che la maggior parte degli economisti raccomandavano e spingevano addirittura il governo a perseguire".
Il problema risiedeva in un errore metodologico e teorico: il credere che da una correlazione empirica molto semplice da occupazione e domanda aggregata si potesse ottenere una regola di politica economica affidabile.
Di fatto, aggiunge Hayek, "Nello studio di fenomeni complessi come il mercato, che dipende dalle azioni di molti individui, tutte le circostanze che determinao il risultato del processo sono difficilmente completamente note o misurabili. … gli economisti procedono felicemente sotto l’illusione che i fattori che si possono misurare sono i soli ad essere rilevanti. … con questo standard, ci può essere più evidenza sperimentale per una teoria falsa … che per una teoria vera senza sufficienti prove empiriche".
Che legame c’è col 2007?
Che molte delle cause della crisi sono politiche consigliate e difese strenuamente dagli economisti, e che di fatto ancora oggi non sappiamo nulla di come funziona l’economia, visto che innumerevoli paper iniziano dicendo "anche se conosciamo gli effetti quantitativi dell’iniezione di moneta, non conosciamo i canali attraverso cui questa agisce".
Errori e omissioni relativi alla crisi recente:
1. Considerare la stabilità dei prezzi come un indicatore della stabilità economica (Eichengreen e Mitchener avevano fatto questo punto nel 2002, ma nel commento al loro pezzo Goodhart non aveva capito il punto, cadendo nello stesso errore, già fatto da Fisher negli anni ’20).
2. Basare tutta la teoria monetaria sull’idea che se c’è una deflazione degli asset finanziari crolla tutto (teorie del financial accelerator, e della nonmonetary causes of the Great Depression: Bernanke, Mishkin & Co, purtroppo tutti lavoravano alla Fed come esperti della materia).
3. Dimenticare che l’interventismo monetario salva gli operatori, e che salvare gli operatori crea moral hazard, e che il moral hazard crea systemic fragility (Miller ha fatto questo punto nel 2002, e Kaufman nel 2000, tra l’altro scrivendo per la Fed di Dallas).
4. Secondo la RBC la finanza e la moneta non contano. Andatelo a dire agli islandesi.
5. Secondo i Neokeynesiani è tutta colpa della rigidità dei prezzi nei mercati dei beni e del lavoro. Ma la crisi è avvenuta da tutt’altra parte: beni durevoli, mercati finanziari, sistemi bancari. Decisamente la teoria migliore al giorno d’oggi è quella della credit view (cioè Bernanke stesso).
6. Secondo la teoria del credito… gli shock sono esogeni, cioè non sono spiegati dalla teoria stessa. Ma se hanno ragione Miller e Kaufman (ma anche Bernanke che nel 1988 si preoccupava per l’eccessivo leverage delle industrie USA), la fragilità finanziaria è endogena e non esogena. L’acceleratore finanziario al massimo è un meccanismo che agisce dopo…
In compenso qualcuno che aveva previsto tutto (con impressionante precisione) c’era. Via Phastidio: http://phastidio.net/2009/01/03/luomo-che-visse-nel-futuro/
Ottimo, i dettagli tornano. Devo dire, probabilmente se si fanno mille previsioni dettagliate una torna sempre, però più i dettagli veri crescono e più l’interpretazione deve contenere elementi di verità . Ora provo a scaricarlo…