"Shock economy" di Naomi Klein

Ho trovato gli appunti che avevo preso su Naomi Klein man mano che leggevo il suo terzo libro. Ho recentemente scoperto di non avere tempo da perdere con libri e scrittori così mediocri, quindi ho lasciato perdere dopo meno di 100 pagine. Peccato per i soldi che c’ho buttato, ma qualche risata me la sono fatta. Siccome non ho letto tutto il libro, questa non è una recensione.

Sono abituato a leggere schifezze: dopo due libri di Arianna Editrice posso dirmi vaccinato. Ma libri come "La moneta libera" di Arianna Editrice hanno il pregio di essere brevi ed economici. Nessuna delle due qualità è invece posseduta dal terzo libro di Naomi Klein. Ero indeciso su quale comprare: il primo, "No Logo", tratta un argomento che non mi interessa; il secondo "Recinti e finestre", riguarda la mitologia di una repressione contro il movimento No Global che almeno in Italia non ho mai visto, se non forse in qualche eccesso della Polizia durante il G8 di Genova. Questo parla di economia: tema su cui è così facile scrivere idiozie che non potevo perdere l’opportunità di sottolinearle e riderci sopra.

Sin dall’introduzione si capisce che la Klein ha intenzione di usare tutti gli strumenti retorici e propagandistici possibili e immaginabili, per creare associazioni di idee infondate, illusioni di fondatezza documentale, e reazioni emotive e irriflesse, del tutto separate da ogni analisi critica dei problemi. Klein è maestra in tutto ciò, e probabilmente si limita a dare al lettore ciò che vuole.

La tesi di partenza è che il Neoliberismo, impersonato da Milton Friedman, cospira per imporre la sua agenda sfruttando le catastrofi, naturali e non, per realizzare rivoluzioni di mercato. Rivoluzioni dietro cui spesso la presenza dello stato è così evidente, come si evince anche leggendo il libro, che c’è da chiedersi se Klein conosca ciò di cui parla.

Una delle frasi, ovviamente estrapolate dal contesto, di Friedman citate è che i grandi cambiamenti in genere sono possibili quando c’è una grossa crisi, e che quando scoppia la crisi le soluzioni vanno cercato nel serbatoio di idee disponibili in quel momento. Friedman dice l’ovvio e ha perfettamente ragione: tutto sta nel riempire il serbatoio di buone idee, e possibilmente anche realizzarle prima che sia troppo tardi.

Per Klein questa è una cospirazione. Pazienza se Klein non nomina la nazionalizzazione post-bellica delle pensioni, o l’interventismo economico statale successivo alla Grande Depressione, tra gli esempi di agende politiche imposte in condizioni di grave crisi. Tutto ciò conferma la frase di Friedman, conferma i suoi timori che le cattive idee approfittino delle crisi per diventare realtà, e conferma l’importanza di avere buone idee nel cassetto. Se Klein avesse capacità critiche, onestà intellettuale, o meglio ancora entrambe, si sarebbe resa conto che le crisi vengono sfruttate per realizzare cambiamenti di tutti i tipi, non solo "Neoliberisti". Anzi… in genere sono cambiamenti in senso totalitario e interventista.

Ma tant’è: è un libro di propaganda, non un libro di analisi, quindi perchè stupirsene? Di che stupirsi se Klein scrive (stavo per scrivere "crede") che le torture in Iraq siano state enormemente maggiori di quelle di Pinochet? Di che stupirsi se liberalismo e neoconservatorismo vengono confusi, o se il Cato Institute è definito "neocon"? Pazienza se nel giro di due pagine si riesce a scrivere che il Neoliberismo è la nuova ortodossia e poi che le politiche adottate non assomigliano molto a quelle suggerite da Friedman. Pazienza se Hayek è definito il mentore di Friedman…

Evidentemente è un libro scritto per semi-alfabetizzati…

Ora, il problema non sono tanto le informazioni false, come il "Friedman consigliere di Pinochet", o le cose messe assieme senza alcun legame credibile, come la guerra alle Falklands e le liberalizzazioni della Thatcher, ma l’assoluta mancanza di argomenti. Addirittura Bush è considerato l’alfiere del Neoliberismo: pazienza se la sua riforma del Medicare costerà agli americani 1000 miliardi di dollari nella prossima decade; pazienza se la sua "ownership society" e il suo "compassionate capitalism" si sono rivelati soltanto slogan elettorali. L’importante è che la Halliburton sia privata: diamine! Allora anche le Coop sono neoliberiste, nonostante tutti gli aiuti di stato che hanno!

Non so se è un libro scritto da uno stupido o scritto per degli stupidi, o tutte e due le cose. So solo che è un manuale di propaganda di prima qualità. Credo che gli agenti della CIA di cui si parla spesso nel libro avranno molto da che imparare su come si pilota l’opinione pubblica e si creano miti.

Magari il resto del libro è migliore delle prime decine di pagine. Ma non c’è il minimo motivo per crederlo.

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Una risposta a "Shock economy" di Naomi Klein

  1. fabrizio ha detto:

    non ho le nozioni per capire quanto quello che c’è scritto nel libro sia fondato, io nella vita faccio cose lontane dall’ economia, ma in effetti avvertivo un certo senso di disagio che anche a me ha fatto interrompere la lettura, ti ringrazio di avermi spiegato con concetti che non avrei saputo individuare il perchè della mia scelta e in effetti visto il prezzo cercherò di venderlo a metà prezzo.

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