"Mere Christianity" di C. S. Lewis 2/n

Il valore morale della verità (A.K.A. la caccia alle streghe)

In 1-II c’è un ragionamento che mi ha molto colpito: nel Medioevo la gente credeva veramente che le streghe potessero uccidere o rendere infelici tramite riti magici, e quindi ucciderle non era moralmente sbagliato, se si credeva in queste teorie.

Non bisogna confondere il ragionamento di Lewis con il negazionismo di molti intransigenti cattolici che affermano che la Chiesa non ha mai torto un capello ingiustamente a nessuno: non si tratta di negazionismo, ma di una riflessione sul rapporto tra etica ed epistemologia.

Per rendere più puro il ragionamento, trascuriamo torture e pena di morte e supponiamo che le streghe fossero punite con l’ergastolo come i nostri assassini. Il ragionamento è brillante: tutto sommato, noi puniamo gli assassini perchè siamo convinti che le pallottole uccidano; se fossimo convinti che il voodoo uccida, nessuno avrebbe veramente dei dubbi a punire con l’ergastolo chi pratica questi riti.

Cosa è cambiato nel diritto penale dai processi alle streghe ai giorni nostri? E’ cambiata la nostra epistemologia, da un lato, e il ruolo che le diamo  nei processi. Se l’onere della prova nei processi alle streghe fosse stato sull’accusatore, e se queste prove fossero state analizzate scientificamente, non ci sarebbe mai stato un processo alle streghe finito con una condanna. E’ cambiato quindi il valore dato alla verità nella procedura penale: secoli di rivoluzione scientifica hanno inculcato negli uomini l’idea che un’accusa non è fondata se non c’è un modo epistemicamente difendibile di spiegare il rapporto tra causa (l’azione criminosa) ed effetto (il danno alla vittima). La verità è un valore morale, diciamo.

Questo ha un costo: se il voodoo esistesse davvero, e operasse attraverso canali non verificabili scientificamente, gli omicidi voodoo sarebbero penalmente impunibili. Dare valore “morale” alla verità, cioè il dare importanza, in questo caso, allo status epistemico di un’accusa in sede penale, è la risposta “ottima” di una società sufficientemente scientifica da essere in grado di distinguere tra un’accusa infondata e una fondata. Se il mondo che ci circonda fosse pieno di eventi inspiegabili, la regola che solo prove scientificamente fondate possono essere impiegate paralizzerebbe i tribunali: prima della rivoluzione scientifica l’umanità non poteva permettersi processi alla CSI. La caccia alle streghe è quindi la conseguenza dell’ignoranza, ma in un senso più profondo di come si crede.

Lewis ha in parte ragione nell’affermare che il progresso della procedura penale non sia stato tanto etico quanto epistemologico: ma non bisogna dimenticare che questo progresso ha avuto luogo perchè si è data importanza etica alla validità epistemica, in quanto si è adottato il giudizio di valore secondo cui un’accusa per essere accettabile deve essere scientificamente fondata: e questo è anche un progresso etico.

La ragione non è un giudizio di valore. Tenerne conto nella vita, in questo caso nei processi, sì. Un secolo come il XX, insaguinato da infinite tragedie, ha avuto un rapporto pessimo sia con la giustizia (piegata a strumento di potere) che con la verità (piegata a strumento di propaganda).

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21 risposte a "Mere Christianity" di C. S. Lewis 2/n

  1. topinamburs ha detto:

    Su questo pezzo, sorprendentemente, non ho alcun motivo per lamentarmi. 🙂

  2. Libertarian ha detto:

    Tra l’altro è il pezzo più ispirato a brillante.

  3. topinamburs ha detto:

    Intendevo dire che il TUO pezzo era bello. :-p

  4. broncobilli ha detto:

    Ciao a tutti,

    dici: “… è cambiato quindi il valore dato alla verità nella procedura penale… la verità è un valore morale, diciamo…”.

    Ma perchè, prima non era forse rilevente il fatto che la condannata fosse “veramente” una strega? Non era forse rilevente il fatto che una strega avesse VERAMENTE gli strumenti per nuocere? Sì che lo era, la verità contava anche prima (e forse più di oggi).

    Sono solo cambiati i metodi per accertarla.

    Oggi sono cambiati rispetto a ieri e domani cambieranno rispetto ad oggi.

    Scannerizzando i cervelli sappiamo che taluni comportamenti che il libertario ritiene innoqui feriscono fisicamente altre persone.

    Sapere che non vai a messa tutte le domeniche mi procura un dolore fisico e tu lo sai. La tua libertà è importante ma non deve invadere la sfera fisica altrui. Che fare?

    O si punta sull’ utilitarismo o sul dogma etico. Per quanto la realtà accertata dei fatti (non la chiamerei “verità“) conti, non è mai un valore.

  5. Libertarian ha detto:

    #4: Le accuse di stregoneria non avrebbero retto alla nostra analisi scientifica. Forse sarebbe stato più chiaro se avessi parlato di “valore del metodo”.

    L’utilitarismo non è una teoria etica. Infatti necessita di una teoria etica che spieghi ciò che è utile. Senza un dogma morale che determini il contenuto della nozione di utilità l’utilitarismo è unc ontenitore vuoto.

    Il librealismo ovviamente ha dei valori, non è certamente a-morale, quindi se ti fa male la pancia se non vado a messa sul piano liberale la cosa giusta da dire è “tieniti il mal di pancia”.

  6. broncobilli ha detto:

    Interessante, dici: “… le accuse di stregoneria non avrebbero retto alla nostra analisi scientifica…”

    D’ accordo, ma, mentre era disponibile e valorizzato il concetto di “verità” (e quindi anche il metodo per scoprirla), non era ancora disponibile il metodo scientifico come lo pratichiamo oggi. Sarebbe come accusare l’ artigiano medievale di scarsa produttività poichè trascura il motore a scoppio. Ma lui “vorrebbe” essere più produttivo, quindi i metodi per esserlo li valorizza eccome.

    Dici anche: “… se ti fa male la pancia se non vado a messa sul piano liberale la cosa giusta da dire è “tieniti il mal di pancia”…”.

    Ricordo che sei tu la causa fisica accertata (dallo scanner cerebrale) e consapevole del mio danno fisico (mal di pancia). Quindi anche se mi fanno male le ossa dopo l’ aggressione di una squadraccia dovrei tenermi il mio mal di ossa senza recriminare la violazione di alcuna norma? Anche in questo caso, come nel primo, i picchiatori sono la causa fisica accertata e consapevole del mio malessere.

    Sull’ utilitarismo concordo, anche se da sempre la “teoria etica” che incorpora non è mai presentata separatamente.

    A rigore però l’ unico precetto morale riguarda il dovere di massimizzare l’ utilità. Dopodichè si passa alle definizioni e alle convenzioni sulla misurabilità. Un esempio può chiarire: ammettiamo che grazie ad una macchina (uno scanner cerebrale) la felicità di un soggetto sia misurabbile e attualizzabile. Ecco che l’ utilitarismo si presenterebbe nella sua forma più pura. C’ è un precetto etico (è doveroso scegliere massimizzando la felicità complessiva), la definizione di felicità in termini scientifici (comportamento neuronale) e la misurazione attualizzata della stessa.

  7. Wellington ha detto:

    “Ricordo che sei tu la causa fisica accertata (dallo scanner cerebrale) e consapevole del mio danno fisico (mal di pancia). Quindi anche se mi fanno male le ossa dopo l’ aggressione di una squadraccia dovrei tenermi il mio mal di ossa senza recriminare la violazione di alcuna norma?”

    Il filosofo spagnolo Fernando Savater ha una parabola abituale su questo tipo di lamentela. Pare che gli capiti spesso di essere accusato di “ferire le convinzioni” altrui e a quelli che l’accusano lui risponde sempre “Ferire? Caro signore, lei non può trasformare le sue convinzioni in un prolungamento del suo corpo”.

    C’è una bella differenza tra ricevere una bastonata con tanto di ossa rotte e emorragie interne e dispiacersi perchè qualcuno non condivide le tue credenze religiose.

    Tra l’olio di ricino somministrato a forza e uno che somatizza il suo disappunto religioso fino al punto che gli viene la cacarella c’è un abisso di differenza.

  8. Libertarian ha detto:

    Non esistendo un modo di misurare la felicità, ci sono giudizi di valore aggiuntivi (oltre alla massimizzazione di questa) dietro l’utilitarismo.

    Per esempio, l’utilitarismo benthamita, teoricamente impossibile in un mondo di utilità ordinale, è diverso dall’utilitarismo paretiano (praticamente impossibile da applicare) e da quello di Kaldor Hicks.

  9. broncobilli ha detto:

    Rispondo a wellington che dice: “… c’è una bella differenza tra ricevere una bastonata con tanto di ossa rotte e emorragie interne e dispiacersi perchè qualcuno non condivide le tue credenze religiose…”

    Magari fosse così. Sia nel primo caso che nel secondo c’ è l’ intervento volontario di qualcuno che causa un danno fisico a terzi. Anche se i due interventi sono formalmente differenti la sostanza non cambia. Chi ricorda il Trolley paradox?

    Rispondo a Liberty che dice: “… non esistendo un modo di misurare la felicità…”.

    Ma questo non è affatto detto, a meno che tu non lo assuma come dogma. Una mentalità scientifica riterrà che saremo sempre meglio equipaggiati a questo scopo. Ovvero, la costruzione di uno scanner affidabile è vicina.

    Paradosso: alcuni inquisitori ritenevano che il metodo migliore per smascherare una strega fosse la confessione. Nutrivano poca fiducia nelle alternative. Magari domani guarderemo indietro per stigmatizzare i pregiudizi che ci impediscono di andare a misurare fattualmente i danni e il benessere prodotto dalle nostre azioni.

  10. Wellington ha detto:

    Mah.

    L’esempio del trolley paradox riguarda una scelta tra salvare cinque o una persona da morte sicura e non un baciapile da un mal di pancia causato dalla consapevolezza dell’esistenza di non-praticanti. Non vedo reali attinenze.

    Se io non credo in dio sono affari miei. Se io pesto qualcuno sono affari suoi. “L’intervento volontario” nel tuo primo caso non è di quello che non va a messa, ma di quello che non riesce a tollerare l’idea che gli altri non vanno a messa fino al punto di sentirsi male. Per come la vedo io è lui che “interviene” negli affari degli altri.

  11. broncobilli ha detto:

    In realtà nel paradosso del vagone il problema più interessante è un altro. La gente ritiene accettabile deviare il treno senza controllo sul binario dove sta il ciccione facendo fuori lui piuttosto i 20 individui che stazionano nel binario alternativo. Non ritiene però che sia giusto fermare il treno ed evitare la strage gettando con una spinta il ciccione sul binario. Entrambe le azioni evitano la strage sacrificando il ciccione, una viene ritenuta accettabile, l’ altra no. Sembra che l’ opzione faccia parte della nostra sensibilità anche se non puo’ essere giustificata dalla ragione.

    La stesso meccanismo scatta nel nostro caso. Tu, evitando di prendere la comunione, mi infliggi un dolore fisico consapevolmente. Esattamente come i rapinatori che mi derubano dopo avermi messo ko. La nostra sensibilità ci porta a condannare solo i secondi. Non esiste però una teoria razionale (che valorizzi il metodo scientifico) su cui fondare questa condanna, esiste solo una sensibilità diffusa.

    ciao

  12. Libertarian ha detto:

    Non esistendo un fondamento razionale della morale non mi stupisco.

  13. broncobilli ha detto:

    Ma un’ etica affidabile deve essere anche una “costruzione razionale” (con tanto di postulati ovviamente, purchè siano chiari e distinti). Mi sembra che proprio Rothbard battesse su questo punto.

    Nel caso del “vagone paradossale”, come nel caso dei “mal di pancia devoti” noi “intuiamo” alcune opzioni come più giuste di altre ma non riusciamo a giustificarle razionalmente. E’ un guaio.

    Non per niente il “paradosso del vagone” di solito viene “spiegato” rigettando il razionalismo etico: l’ etica è una “secrezione” dell’ organismo soggetta alle leggi biologiche dei processi evolutivi.

  14. broncobilli ha detto:

    Ma un’ etica affidabile deve essere anche una “costruzione razionale” (con tanto di postulati ovviamente, purchè siano chiari e distinti). Mi sembra che proprio Rothbard battesse su questo punto.

    Nel caso del “vagone paradossale”, come nel caso dei “mal di pancia devoti” noi “sentiamo” alcune opzioni come più giuste di altre ma non riusciamo a giustificarle con una teoria etica ben costruita. Non per niente il “paradosso del vagone” di solito viene “spiegato” rigettando l’ etica razionale e ricorrendo all’ etica evolutiva: l’ etica è una “secrezione” dell’ organismo soggetta alle leggi biologiche dei processi evolutivi.

  15. Wellington ha detto:

    Adesso capisco meglio quello che vuoi dire.

    Comunque nel primo caso (il poveraccio picchiato e rapinato) risparmiarlo significa lasciargli la libertà di fare della sua proprietà quello che vuole. Nel secondo caso (il baciapile) assecondarlo significherebbe negare a se stessi la propria libertà di fare quello che si vuole (non andare a messa) semplicemente per soddisfare un desiderio (o addirittura un bisogno) altrui.

    Desiderio (o bisogno) tra l’altro un po’ malato, perchè sentirsi a disagio di fronte ad altri non condividono le nostre abitudini o convinzioni può anche essere umano, ma pretendere che si adeguino implica chiaramente una volontà di controllo che al meglio tende pericolosamente verso il patologico. Una aspettativa che tra parentesi oltre che malata trovo decisamente immorale.

    Si potrà dire che questa posizione è soggettiva, perchè per molti il rituale religioso è più importante della libertà e della proprietà e quindi per esso vale anche la pena di violare quelle altrui e di sentirsi male se non ci si riesce, ma non mi pare sia inerentemente irrazionale.

    Il punto è semmai perchè difendere la propria libertà sia razionale, e da questo punto di vista l’osservazione che l’etica sia legata a meccanismi evolutivi mi trova d’accordo. Questo è evidente anche nella morale comune di diverse culture in diverse epoche. Difendere la propria libertà e proprietà ha un evidente valore evolutivo, e per questo è razionale.

  16. topinamburs ha detto:

    “Tra l’olio di ricino somministrato a forza e uno che somatizza il suo disappunto religioso fino al punto che gli viene la cacarella c’è un abisso di differenza.”

    Mica tanto. Ma questa è la differenza tra il diritto e la legge morale.

  17. Libertarian ha detto:

    Non credo.

    Non fa nulla di immorale chi offende le opinioni altrui per il solo fatto di averne. Se uno si offende perché per me la rivoluzione è un’idiozia non sono io ad essere immorale.

    In questo caso morale e diritto coincidono: no all’olio di ricino, sì alle libere opinioni.

    Se uno sta male per le opinioni altrui sono suoi problemi. L’etica non c’entra nulla.

  18. Wellington ha detto:

    Concordo. Su questo io resto con Savater:

    “Caro signore lei non può trasformare le sue convinzioni in un prolungamento del suo corpo”

  19. Libertarian ha detto:

    MOlti hanno delle convinzioni che sono un prolungamento del loro corpo. Per la precisione, molti hanno convinzioni del cazzo.

  20. broncobilli ha detto:

    Dici: “… non fa nulla di immorale chi offende le opinioni altrui per il solo fatto di averne. Se uno si offende perché per me la rivoluzione è un’idiozia non sono io ad essere immorale…”

    Puoi giungere a questa conclusione solo se non “riduci” i concetti alla loro realtà fisica, era proprio quello che si rimproverava alla chiesa: la mancata riduzione!

    Puoi dire quello che dici se rinunci ad una descrizione scientifica di quello che succede.

    Cio’ che tu chiami un’ “opinione”, per un neuroscienziato è una “disposizione neuronale”, ovvero una realtà fisica che entra in contatto con altre realtà fisiche in un rapporto di causa-effetto. In particolare entra in contatto con la mia producendo una “disposizione neuronale” fonte di “dolore”. Tu lo sai e non fai niente per evitarlo.

    Ma questa descrizione “scientifica” dei fatti malauguratamente si attaglia sia al tuo caso che a quello del picchiatore.

    Uno mi colpisce sul cranio, l’ altro mi colpisce nei neuroni, nulla cambia, sono leso nel fisico in entrambi i casi per l’ azione volontaria di un soggetto.

    E’ naturale che una teoria etica razionale che prenda sul serio una descrizione scientifica dei fatti, finisca per trattare due situazioni descrivibili in modo analogo nello stesso modo.

    Ma questo lo rifiutiamo senza avere argomenti razionali per farlo. E’ naturale dunque rinunciare ad una teoria etica razionale (à la Rothbard)

    ciao!

    ps: fate i bravi, occhio a non far morire la mamma di crepacuore!

  21. broncobilli ha detto:

    Cerco di trarre una conclusione riannodando qualche filo.

    Riducendo i nostri comportamenti alla loro componente fisica primaria, così come ce la illustra la scienza, diventa ostico costruire un’ etica libertaria. Dico questo perchè un rothbardiano, essendo molto sensibile alle “invasioni” fisiche che procurano danni interferendo nelle proprietà altrui, non puo’ restare indifferente alla cosa.

    Le alternative sono:

    1) rinunciare ad un’ etica costruita razionalmente e ripiegare, per esempio, su un’ etica evolutiva oppure su un’ etica di stampo utilitarista, oppure…

    2) rinunciare alla riduzione fisicalista di tutti i concetti impiegati nel discorso etico.

    Io, per preservare l’ etica libertaria, propendo per la seconda ipotesi.

    Concetti quali “intenzione”, “opinione”, “etica”… non si esauriscono nella loro riduzione fisicalista. Non è Vero per esempio che l’ etica sia una secrezione organica.

    Per essere credibili in questa affermazione è necessario adottare un’ epistemologia opportuna (convenzionalismo, nominalismo, strumentalismo… che guardacaso sono epistemologie sponsorizzate da cattolici: Duhem, Poincarè…) secondo la quale tra scienza e Verità non c’ è un legame stretto.

    Non è Vero dunque che l’ “intenzione” in fondo è solo una particolare configurazione neuronale del soggetto. La scienza ci offre ottime soluzioni fattuali e va coltivata, ma non affronta il discorso della verità (se lo facesse perderebbe di senso il concetto stesso di “libertà“).

    Attenzione quindi a legare con un doppio filo esclusivo “il valore morale della verità” alla scienza, un libertario non puo’ permetterselo.

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