Sovranismo

Mi si chiede in privato cosa è la sovranità. Incredibile dictu et auditu, non mi sono mai posto la domanda. Ho studiato malamente Schmitt e Hobbes, ancora più malamente Kelsen, e sarebbe ora che studiassi forse anche Bodin e Rousseau. Ma al momento mi sono fatto questa idea.

Il sovranista è colui che crede che un problema comune richieda un decisore comune di ultima istanza. Lo stato hobbesiano che  fa finire il bellum omnium contra omnes con il suo potere assoluto e indiscutibile, e il sovrano totale schmittiano che decide nello stato di eccezione sono esempi di sovranità.

L’alternativa al sovranismo è un insieme di regole comuni, efficaci in quanto comunemente accettate. Il sovranista non può spiegare perché esistono degli stati, e perché esiste il diritto internazionale. Ma una volta accettato che esista il diritto internazionale, la necessità di avere un decisione comune si perde anche nel diritto domestico. Da cui l’inadeguatezza del giuspositivismo, una teoria del diritto che è sociologicamente rilevante solo nei casi in cui esista un sovrano hobbesiano, onnipotente e illimitato nella sua volontà. Ovunque lo stato non abbia un pieno controllo sociale o sia in concorrenza con altri stati vengono fuori delle norme giuridiche che sono estranee al sistema giuspositivista.

Il che mi fa pensare una cosa. Gli anarcocapitalisti dovrebbero studiare attentamente il Concerto Europeo del XIX Secolo. Non c’era nulla di più anarcocapitalista, se non fosse per le tasse (sempre) e la coscrizione (a volte). Un equilibrio di potere tra eserciti privati non potrebbe essere molto diverso dall’equilibrio tra gli stati europei dalla caduta di Napoleone e la Prima Guerra Mondiale, salvo i problemi di public choice, che affliggono gli stati, ma non necessariamente aziende private che si occupano di difesa. Secondo me la politica domestica influenza notevolmente la politica estera, e quindi la domestic public choice è un driver importante delle relazioni internazionali. Esempio: perchè l’Iran dovrebbe interessarsi di Israele? Si tratta di deviare l’attenzione verso un nemico immaginario per distrarre la popolazione dai problemi interni.

Al di là dell’astrattezza e l’inverosimiglianza dell’anarcocapitalismo, questa impostazione concettuale mi sembra quindi rilevante anche per capire la realtà odierna.

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