Come da programma

Ricapitoliamo.

1. Negli anni ’90 l’economia era relativamente solida e, con l’aiuto della globalizzazione, della deregulation e dell’innovazione tecnologica, il credito fiduciario è stato sufficiente a creare un boom di durata addirittura decennale.

2. Negli anni ’00 (ma come si dirà?) il boom si è sgonfiato e la politica monetaria si è trovata a perdere efficacia nello stimolare la crescita. Il risultato è che anni di sforzi hanno creato solo debiti, leverage e rischi sistemici.

3. Ora siamo arrivati al punto che nessuno vuole più espandere il credito, e si cambia strategia: si assicurano le banche che non pagheranno il costo delle loro scelte, ad esempio, perché hanno terrore di creare credito e hanno bisogno del moral hazard come incoraggiamento (questa è una tesi ancora da verificare: i primi salvataggi erano strutturati per eliminare il moral hazard uccidendo azionisti e manager, ma il piano Paulson ha accantonato questi buoni propositi). Un esempio più convincente è far pagare le perdite al contribuente.

Beh… da Falkenberg ho trovato l’ennesima pedina della strategia: la Fed compra direttamente commercial paper, elargendo credito senza passare per le banche. Era ora! Sono anni che i signoraggisti dicono che bisogna imitare il sistema monetario hitleriano! Bernanke ha finalmente dato loro retta.

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7 risposte a Come da programma

  1. Ninus83 ha detto:

    Orrore!
    Il sistema bancario funziona, bene o male, perchè, almeno, le banche commerciali (con tutte le “reti” di salvezza, come la BC prestatore di ultima istanza) sono in concorrenza tra di loro.
    Contrarissimo al credito diretto della Fed alle imprese. Da cosa verrà determinato il tasso?
    Si chiama discrezionalità.
    Contrario.

  2. Libertarian ha detto:

    Se tre giorni di discussione in Parlamento hanno trasformato 3 pagine di piano Paulson in 400 pagine di regalie elettorali, in stile Legge Finanziaria… non voglio neanche immaginare quante porcherie si possano nascondere dietro la scelta di quale carta commerciale monetizzare.

  3. topinamburs ha detto:

    Falkenberg un tubo, la notizia te l’ho mandata prima io avendone immediatamente colta la rilevanza. 🙂

    A prescindere da questo, eccepisco sul seguente passaggio:

    “Un esempio più convincente è far pagare le perdite al contribuente.”

    Tutto il ragionamento sul “far pagare le perdite al contribuente” è viziato da una concezione del risparmio privato un po’ vecchia. Capisco nel caso dell’Italia e delle vecchiette con i risparmi sotto il materasso, ma in USA è alta la probabilità che un qualsiasi piano 401(k), ovvero un normalissimo piano pensionistico aziendale, contenga prodotti che hanno perso gravemente di valore durante le ultime settimane. Senza nemmeno parlare di quelli che contengono prodotti garantiti da banche fallite. Se il contribuente non pagasse le tasse, perderebbe a titolo puramente privato; pagando le tasse si ripianano le perdite, quindi è un gioco a somma zero. Può darsi che questo abbia sconvenienti effetti redistributivi, anzi con ogni probabilità ce li avrà: si spera tuttavia che un dollaro perso da Wachovia o da BoA non costi un dollaro di tasse, nel qual caso il contribuente sta meno peggio di come sarebbe stato altrimenti.

  4. Libertarian ha detto:

    #3 ho letto la mail dopo aver pubblicato il post. 🙂

  5. Libertarian ha detto:

    #3: che siano una perdita di social benefits futuri non c’avevo pensato. ma se è un gioco a somma zero, chi paga? Nihil ex nihilo fit.

  6. topinamburs ha detto:

    No, ma infatti. Il lavoratore versa allo Stato per avere lo stesso livello di social benefits (anche se non sono molto “social” in USA, perchè i 401(k) sono privati) che avrebbe avuto prima. Quindi sostanzialmente è come se reintegrasse i propri risparmi. Il vantaggio dell’intervento pubblico rispetto alla pura reintegrazione privata è che, avvenendo su scala più vasta, può succedere a un concambio meno svantaggioso. Ovvero, pago 70 cent di tasse per riscattare un dollaro, perchè il potere contrattuale dello Stato è più alto del mio (come comprare ventimila capi di vestiario al posto che uno).

  7. topinamburs ha detto:

    E a proposito della Fed che compra commercial paper (allucinante), stavo giusto discutendo prima del fatto che già ora i corsi azionari stanno penalizzando le aziende con molta esposizione alle banche, si veda Fiat che tra un po’ torna ai livelli del tardo 2005. La crisi finanziaria è brutta, ma gli effetti reali saranno terrificanti, temo.

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