Bonds e stocks (Pazzi scatenati)

L’anno scorso avevo scritto che l’inflazionomia – cioè l’economia basata sulla manipolazione sistematica del credito  – impedisce la riforma delle pensioni. Il motivo mi sembrava banale: l’espansione creditizia riduce i rendimenti dei bond e quindi impedisce al risparmiatore di investire.

Un lettore, se ricordo bene Jefferson disse che in realtà bastava investire in azioni anziché in obbligazioni per risolvere il problema (aggiungo – cosa vera fino al 2006 – che bastava investire in case: questa aggiunta non è casuale).

Dopo un anno di riflessioni part-time+ ero arrivato a certe conclusioni, di cui avevo discusso a cena con Leonardo quando l’avevo incontrato a Firenze per le giornate di NoiseFromAmerika. Ieri ho scritto la stessa cosa e stavolta la stessa obiezione era di Topinamburs. La storia si ripete. Il motivo per cui non avevo mai scritto nulla a riguardo era che non ero convinto di capirne i termini: solo di recente ho cominciato a pormi domande tipo "cosa è l’equity extraction?"* e "cosa è la rational stock valuation?": come autodidatta procedo del resto essenzialmente a caso.

E’ giunta l’ora di risolvere il problema.

L’inflazione monetaria riduce i rendimenti delle obbligazioni e gonfia i valori dei beni capitali e quindi delle azioni. Il motivo per cui le obbligazioni salgono di valore (si riducono i rendimenti) è che aumenta l’offerta di risparmi, creati dal nulla dalla politica monetaria tramite effetto Wicksell; il motivo per cui aumentano i valori capitali e le azioni è che l’aumento (ottenuto sempre tramite effetto Wicksell) della quantità dei risparmi e la conseguente riduzione degli interessi aumenta i flussi di cassa netti delle aziende e riduce il fattore di sconto.

Ergo: i risparmiatori vengono deviati verso investimenti, come le azioni, ad alto rischio, anche perché a rendimento altamente ciclico: si concentra quindi il rischio su chi è meno capace di sopportarlo.

I risparmiatori che cercano di andare in pensione quindi devono decidere se rischiare tutto sull’azionario o non guadagnare nulla sull’obbligazionario: nessuna riforma seria delle pensioni è possibile in queste condizioni, anche perché i cicli azionari non durano poco, e entrare sul mercato del lavoro nell’anno sbagliato probabilmente ha un effetto notevole sulle prospettive pensionistiche (da vedere, non ne sono sicuro).

I risparmiatori in pericolo creano una domanda di massa, "democratica", a favore di misure monetarie espansive, rendendo impossibili politiche serie e credibili. Questo fa il paio con la domanda degli indebitati di non essere "vittima" di tassi di interesse elevati. Insieme questi due fenomeni rendono la serietà politicamente poco attraente. Non so come siano investiti i piani 401(k); ma temo di aver capito una delle conseguenze sociali e politiche disastrose dell’inflazionomia.

Non conosco un gioco in cui bisogna puntare sempre di più sperando che sia la volta buona. Il "Lascia o raddoppia" di Mike Bongiorno non era così folle. Fondamentalmente, una volta tenuto in piedi un boom inflazionsitico abbastanza a lungo, il ritornare alla realtà ha effetti sociali deleteri diffusi a tutti i livelli della società, e quindi diventa un must continuare a gonfiare tutte le bolle che si presentano, una dietro l’altra, nella speranza che la recessione appena sventata sia l’ultima. Speranza ovviamente illusoria.

I consumatori possono anche indebitarsi estraendo ricchezza immaginaria dai loro beni capitali: azioni e immobili, ad esempio. Ma la equity extraction si basa su valori che non hanno alcun legame con i fondamentali: ci si indebita avendo come collaterale una ricchezza immaginaria. Così si estrae la propria fetta di ricchezza immaginaria e ci si espone ai rischi che i fondamentali tornino a farsi sentire.

Nel frattempo i mercati, privati dei segnali relativi al tasso di interesse, che non ha più alcun legame con i fondamentali, possono continuare a beccarsi rischio sistemico (tanto c’è il moral hazard a salvare tutti) e malinvestment (tanto si investe ciò che si può comprare con la nuova moneta, non ciò che si risparmia). L’economia può anche crescere – sia per consumo di capitale (che è una crescita fittizia) sia per processi di crescita esogeni dovuti a shock tecnologici o benefici ricardiani. Ma le basi sono fragili.

"My theories explain, but cannot slow the decline of a great civilization" è un ottimo commento al tutto. Ma siccome non ho l’aplomb di Mises, direi "liberiamoci della politica prima che la politica si liberi di noi".

* La prima domanda non ha ancora nella mia testa una risposta chiarissima, ma si ha equity extraction quando approfitto della rivalutazione di una casa su cui pago il mutuo per rinegoziare un mutuo migliore – i mutui subprime contengono clausole automatiche di rinegoziazione, tra l’altro – e liberare risorse per magari indebitarmi ancora di più e aumentare i consumi.

+ Io rifletto sull’economia nel tempo libero, che è il tempo in cui non lavoro, non dormo, non vado in palestra, non vado per ristoranti, pub, aperitivi e non aspetto il carroattrezzi del motorino dei miei amici

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2 risposte a Bonds e stocks (Pazzi scatenati)

  1. topinamburs ha detto:

    “Io rifletto sull’economia nel tempo libero, che è il tempo in cui non lavoro, non dormo, non vado in palestra, non vado per ristoranti, pub, aperitivi e non aspetto il carroattrezzi del motorino dei miei amici”

    Approssimativo, se con tali amici parli di economia. 🙂

  2. Libertarian ha detto:

    Unisco l’utile al dilettevolO. 🙂

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