Razionalizzazione del personale

Mi si dice che le aziende stanno razionalizzando il personale. Da cui deduco che stanno assumendo consulenti per organizzare – con frequenza obbligatoria per tutti i dipendenti – corsi di logica.

A parte gli scherzi, oggi sono passato all’Università. C’erano molti manifesti e volantini sulla riforma delle università, ovviamente tutti contrari. Però in un angoletto c’era un manifesto diverso. Si chiamava "Razionalizzazione del personale" (da cui la battuta dell’incipit), e debunkava alcuni miti riguardo la riforma Gelmini.

1. 87,000 licenziandi nella scuola? (200,000 secondo i sindacati) Il manifestino dice che è solo un blocco delle assunzioni per eccesso di organico. In un paese a crescita nulla la necessità di questi tagli è del tutto ovvia.

2. In Italia ci sono 9 studenti per insegnante, in Europa 13. Quindi si può tagliare del 30% il numero di insegnanti senza problemi (a meno di non dimostrare che la scuola italiana sia superiore a tutte le altre, cosa probabilmente falsa – anche se non mi faccio illusioni sul livello delle scuole negli altri paesi).

3. In Italia ci sono 1,350,000 lavoratori nella scuola. Siccome credo ci siano poco più di 8,000,000 di giovani tra i 6 e i 19 anni, e che non tutti vanno a scuola, questo significa che ci sono almeno 800,000 insegnanti e circa 500,000 amministrativi e bidelli. Non riesco ad immaginare un motivo serio per cui non si possa scendere sotto 1,000,000, di cui 500,000-600,000 insegnanti.

4. La gente va a manifestare per gioco: nessuno sa per cosa manifesta, e quando lo sa si basa spesso su informazioni false. L’attività politica è creata e manipolata dall’alto, non ha nulla di spontaneo.

5. Questo post è scritto con dati presi un pezzo di carta attaccato con lo scotch da uno sconosciuto in una bacheca. Il livello di informazione con cui è stato scritto è quindi in linea con il livello di informazione media dell’attivista politico: nessuna analisi critica, nessun controllo della veridicità dei dati.

6. Un’analisi seria dei dati è al di fuori della portata della stragrande maggioranza della popolazione (me compreso), quindi non si capisce come la democrazia possa funzionare. Anche in un caso semplice come la scuola, i dati vanno aggiustati per via della demografia, del livello scolastico, della definizione di scuola (l’asilo conta?), o se si considerano gli assistenti insegnanti o meno, quanto dura effettivamente l’orario scolastico, eccetera. Senza contare che non c’è la minima prova che la media del resto del mondo dimostri la normalità di una situazione.

7. Un esperto in grado di fare un’analisi del genere molto probabilmente lavora nella scuola (è improbabile che sia un professore, non è il suo lavoro, ma potrebbe essere un burocrate del Ministero, o un sindacalista), e ha quindi interesse nel sovrastimare il fabbisogno sociale dei servizi dei suoi colleghi. Quindi i dati hanno quasi sicuramente un bias: poco male, tanto sono in genere trascurati. Più precisamente, siccome chi ha i dati per analizzare la situazione ha in genere anche vested interests nella situazione stessa, il processo politico degenera spontaneamente nel burocratismo, nel corporativismo e nel lobbismo sfrenati. Ignoranti per necessità (la politica è troppo complicata, e resa ancor più tale dai politici) e per convenienza (non ne vale la pena, visti costi e benefici marginali), gli elettori non hanno alcuno strumento serio di controllo delle scelte politiche.

8. Per chi non l’avesse notato, questo post non è serio. Non che gli altri lo siano, ma ovviamente sto prendendo in giro tutti, me compreso*. Gli unici punti seri sono 6 e 7. I dati – tutti i dati, non solo quelli dell’unico volantino pro-Gelmini che ho visto nella mia vita – sono molto più probabilmente errati, polarizzati o insignificanti che non il contrario: succede sempre così. Anche il punto 8 è un punto serio. Volevo dimostrare il bias per cui i dati che confermano le proprie tesi sono accettati acriticamente, e quelli che le negano sono rifiutati altrettanto acriticamente. Il fatto che io stia recitando indebolisce la dimostrazione. Ma la tesi non richiede dimostrazione perché conferma la mia tesi.

* Non del tutto vero: i dati sulla demografia italiana li ho trovati qui.

PS Parliamo di cose serie. Ho sentito dire che il governo sta tagliando la spesa pubblica. Qualcuno conferma? Mi sa che non ci credo neanche se lo vedo, ma se lo vedo magari cambio idea.

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4 risposte a Razionalizzazione del personale

  1. cachorroquente2 ha detto:

    In realtà non si parla di tagliare i posti, ma di ridurre il turn-over (su 5 pensionati, un’assunzione).
    In tutte le università (dalla facoltà di scienze confuse di Camerino al centro di eccellenza di fisica teorica), indiscriminatamente… il che vuol dire distruggere l’università pubblica senza averne una privata a supplire.

  2. Libertarian ha detto:

    E anche su questo ho visto seicento versioni diverse e non so qual è quella vera:

    1) Il blocco è sine die
    2) Il blocco è per un anno
    3) Il blocco è per tre anni
    4) Si sta facendo un DDL per eliminare il blocco

    Non si capisce nulla. 🙂

  3. pierinolapeste ha detto:

    Il mio dubbio sulla possibilità che il governo ytagli la spesa pubblica è rafforzato dal testo del dpef 2009-2013:
    http://www.mef.gov.it/doc-finanza-pubblica/dfp.dpef.asp
    Credo che i numeri che vengono scritti in un documento di prpragrammazione siano più credibili delle dichiarazioni fatte ai giornali o alla televisione.

  4. MelancoliaI ha detto:

    Beh, il punto 4 non sarà serio, ma è assai realistico. Basta vedere cosa succede ogni anno nei licei: autogestioni ed occupazioni periodiche, guarda caso situate fra l’inizio delle lezioni e le vacanze natalizie. Mai che si manifesti per la scuola pubblica a Pasqua: forse l’emergenza dopo l’Epifania rientra, come le maree…

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