Hoffer war richtig!

[Hoffer aveva ragione, NdLF]

"Se il risultato del Zentrum [Partito di centro cristiano, NdLF] e della SPD [Socialdemocratici, NdLF] ribadiva per l’ultima volta la grande compattezza dei blocchi ideologici, scarsamente influenzabili anche dalla più massiccia delle propagande, la sconfitta dei comunisti di faceva testimone di una grande mobilità elettorale da un estremo all’altro dello schieramento politico, circostanza che rivelava sia una certa "affinità subliminale" fra i partiti estremisti, sia la comunanza della loro base di reclutamento, individuabile nelle fasce di popolazione più direttamente colpite dalla crisi economica."

Norbert Frei, "Lo stato nazista", 1987. La frase è tratta dalla parte del libro dedicata alla vittoria elettorale nazista del 1935.

Eric Hoffer ("The true believer") diceva che gli integralismi sono tutti in concorrenza l’uno con l’altro perchè attraggono lo stesso tipo di persona.

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13 risposte a Hoffer war richtig!

  1. cachorroquente2 ha detto:

    Mi pare un’analisi semplicistica. Come dire che intellettuali del calibro di Majakovski, Gramsci o Ejsenstein sono paragonabili ai D’Annunzio o Evola o che Rosa Luxemburg o Gramsci vanno pari passo con Hermann Goring. Non conosco il caso tedesco, ma non mi pare che in Italia ci sia stato questo shift tra base elettorale comunista e fascista.

    Naturalmente, nel caso della piccola borghesia e del proletariato urbano non inquadrato, e nel contesto della crisi economica del primo dopoguerra, c’era sicuramente una tendenza a seguire i movimenti più estremisti.

  2. Libertarian ha detto:

    Beh, molti intellettuali italiani sono passati dal fascismo al comunismo con l’11 Settembre.

    Io ricordo Giorgio Bocca e Dario Fo, credo anche Enzo Biagi. Potrei sbagliarmi, ma il primo sicuramente scriveva a difesa della razza ariana e della guerra dei tedeschi contro gli ebrei che volevano distruggerla; il secondo credo abbia combattuto per Salò; il terzo non ricordo che ha fatto, magari nulla e sta lì per un mio falso ricordo.

    Comunque la tesi di Hoffer e di Frei riguarda in questo caso la bassa manovalanza, non gli intellettuali.

  3. Wellington ha detto:

    Hoffer comunque non ne fa una questione intellettuale ma psicologica.

  4. cachorroquente2 ha detto:

    Dario Fo nel ’43 aveva 17 anni; Bocca era un po’ più vecchio (comunque non è mai stato comunista, anzi!). Stiamo parlando della generazione nata negli anni ’20, era molto difficile non essere fascista (a meno di non crescere in un particolare ambiente sociale o intellettuale).

    Il discorso mi sembra semplicistico anche da un punto di vista psicologico, in ogni caso.

  5. Wellington ha detto:

    Non c’è niente di semplicistico in questa tesi. Il fenomeno è spiegato per esteso da Hoffer in True Believers e da Glucksmann in una mezza dozzina di libri, e probabilmente da molti altri autori che non ho letto e che non ricordo al momento. Poi certo si può essere d’accordo con la tesi o no.

    Personalmente non mi sono mai sorpreso leggendo tesi come queste perchè la mia esperienza personale collima esattamente con esse. Tutti gli integralisti e i totalitari sono essenzialmente lo stesso tipo di persona. Di fatto anche molte delle loro idee, fisime e ideosincrasie sono identiche. Cambiano più le bandiere che l’asta che le sorregge.

  6. cachorroquente2 ha detto:

    Naturalmente la mia visione è più limitata di quella di chi ha studiato a fondo il problema, ma il discorso è complesso.
    Sono sempre stato sospettoso dall’equiparazione di nazismo, fascismo e comunismo (a scanso di equivoci, premetto che parecchi regimi comunisti sono stati peggio della Germania di Hitler e quasi tutti peggio dell’Italia di Mussolini).

    Ma le differenze sono tante quanto i punti in comune.
    Il fascismo (a parte per le teorie razziste) è pragmatico, il comunismo ideologico e intellettualistico, tanto per dirne una…

    Poi in ogni paese e contesto essere comunista o fascista ha un significato diverso. Lo spartachista nella Berlino degli anni ’20, il militante comunista nella Correggio degli anni ’60, il nazional-comunista nella Mosca odierna sono bestie piuttosto diverse, così come tra l’operaio milanese iscritto al PCI e lo studente di Trento simpatizzante BR c’è un abisso.

  7. Wellington ha detto:

    Mi pare che stiamo stiracchiando un po’ troppo la discussione, nessuno sostiene che non abbiano differenze (malgrado ripeto molte delle loro idee, fisime e ideosincrasie siano identiche). In questo particolare post si dice che movimenti di massa e integralismi attraggono lo stesso tipo di persona, e le tesi che fanno dei paralleli si concentrano sulla loro struttura filosofica di base (come la ‘metafisica generale’ e la ‘metafisica speciale’ degli integralismi di cui parla Glucksmann) non su come viene sviluppata o vissuta.

  8. cachorroquente2 ha detto:

    A vedere gli intellettuali di una e dell’altra parte (anche nello stesso contesto storico), a me pare si tratti di persone psicologicamente molto diverse. Parlando di “manovalanza”, ci sono anche fattori confondenti socio-economici (agricoltori piuttosto che operai ecc. ecc.).

    Poi è ovvio che è difficile giudicare oggettivamente da un punto di vista italiano dove il comunismo ha avuto aspetti vari e peculiari.
    Su un piano personale, le persone veramente comuniste che ho conosciuto, hanno più aspetti in comune con i Testimoni di Geova che non con i fascisti.

  9. Wellington ha detto:

    Vabbé, le esperienze personali sono, ovviamente…personali. Come ho detto in un commento precedente, la mia esperienza è diversa.

  10. retore ha detto:

    A suo tempo Le Pen pescò a piene mani nell’elettorato comunista.
    Più in generale, quanto alle somiglianze ideologiche tra nazionalsocialismo e fascismo da una parte e comunismo dall’altra, segnalo il libro “L’utopia reazionaria” di Bellinazzi, che strappò persino il consenso di Bobbio. Il fascismo però storicamente si segnala per un carattere più pragmatico – si pensi alla dottrina della “pura azione”, che nobilita l’elementare ambizione del suo capo sin dalla militanza nell’ala massimalista del partito socialista, compendiata nell’espressione romagnola “me a voi cmandè”. Infatti il movimento nasce con venature “sociali”, poi muta e si mette al servizio degli agrari – che gli diedero un contributo decisivo – come loro braccio armato nella demolizione fisica delle organizzazioni contadine, giunto al governo esordisce con posizioni liberiste (quota 90 etc.), per poi infine, dopo il 1929, darsi al corporativismo, ispirato dal vecchio partito nazionalista di Corradini e dei fratelli Rocco, e nell’estremo epilogo della Repubblica Sociale resuscita e amplia i contenuti iniziali sansepolcristi; i nazisti ebbero invece un percorso più coerente in senso collettivista e una base sociale di partenza più “proletaria” e comunque più vasta – la liquidazione delle SA non basta ad alterare il giudizio di fondo, non si segnalano grandi assalti ad organizzazioni sindacali da parte dei nazisti, che si limitavano a scontrarsi con i comunisti (il “Fronte Rosso”) per le strade spesso a puri fini di egemonia sulla base elettorale di riferimento, oltre che ad aggredire elementi della cd. “Reazione”, i partiti del “regime” di Weimar nella loro ottica.
    Poi ricordiamo, deviando un po’ il tiro per accennare ad un tema sfiorato nei commenti ad un post precedente, che la maggior parte dei teorici del “totalitarismo” in senso stretto circoscrive il fenomeno alla fase stalinista del comunismo (comprese le sue varianti asiatiche) e al nazionalsocialismo, lasciando fuori il fascismo; avendo tale concezione restrittiva si tende a rifiutare anche le “proposte” formulate da alcuni studiosi in merito ad eventuali precursori storici (regime di Diocleziano, regime spartano, dispotismo asiatico classico, dittatura teocratica (a fini palingenetici) di Calvino a Ginevra etc.
    Rimane legittimo coltivare le somiglianze ideologiche tra le due grandi correnti più marcatamente antindividualistiche del Novecento, senza spaccare il capello in quattro sulle definizioni di totalitarismo: a tale scopo il libro di Bellinazzi è utile.

  11. LibnonLab ha detto:

    “vittoria elettorale nazista del 1935”

    Intendi del 33′ ?

  12. diait ha detto:

    Su un piano personale, le persone veramente comuniste che ho conosciuto, hanno più aspetti in comune con i Testimoni di Geova che non con i fascisti.

    confermo, essendo cresciuta in una famiglia di comunisti. Forse riformulerei dicendo che ricordano piuttosto le dinamiche della setta, in generale. Uscirne non ̬ una cosetta facile Рda tutti i punti di vista.

    Ma nel lancio di Libertarian, Hoffer parla di integralismi, e che gli integralismi attraggano lo stesso tipo di persona non ci piove.
    ciao
    d

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