Demarcomachia 17/17

Conclusioni

Per una serie di motivi analizzati negli articoli precedenti, l’estensione del potere politico è difficilmente spiegabile senza riferirsi a dinamiche interne al potere politico stesso. I potenti ci guadagnano sempre, gli altri in genere ci perdono (avessero ragione gli anarchici perderebbero sempre, ma mi sembra eccessivo). Se l’iperestensione per autointeresse è pressochè innegabile, è perché il controllo del popolo sui rappresentanti è inefficace.

Tutto questo lo abbiamo già detto. Rimangono due dubbi: analizzati gli innumerevoli problemi di public choice della politica democratica, e proposta come soluzione il liberalismo – cioè una serie di vincoli rigidi al ruolo della politica nella società – siamo sicuri che (1) ne vale la pena, e (2) l’obiettivo sia realizzabile?

Se la risposta ad una delle due domande è “no”, il liberalismo sta bene nella tomba dove la democrazia lo ha abbandonato. Per soluzione credibile è da intendersi una soluzione possibile: non bisogna confondere il realismo con la miopia e con la moderazione: il liberalismo richiede una strategia di lungo termine e cambiamenti radicali.

Abbiamo bisogno del liberalismo?

Cosa penserebbe una persona sana di mente di un medico che dicesse “Hai il raffreddore? Serve un trapianto di midollo osseo!”? Prima di una cura radicale, bisogna individuare una malattia grave.

Jefferson, parlando del diritto di ribellione, si riferiva a violazioni sufficientemente gravi, non di quisquiglie. Se il problema della democrazia moderna fosse la TAV, non varrebbe la pena essere liberali (nel senso storico del termine): basterebbe molto meno.

Facciamo una panoramica del XX secolo. Vedrò solo gli aspetti negativi – questo non è un corso di storia contemporanea.

Il XX secolo è stato il secolo della disoccupazione: lo stato non è in grado di gestire il mercato del lavoro. È stato il secolo dell’inflazione: non è in grado di gestire la moneta. È stato il secolo dell’incertezza di lungo termine del diritto e dell’uso del diritto per fini lobbistici: non è in grado di gestire la legislazione.

Abbiamo sistemi pensionistici allo sbando che nessuno è in grado di riformare; debiti enormi e sistemi finanziari che si reggono in piedi solo grazie al continuo intervento statale (anche se vengono chiamati “mercato”, non so perché). Abbiamo uno stato sociale che danneggia la crescita; danneggia i poveri cacciandoli dal mercato del lavoro; danneggia i giovani impedendo loro di andare in pensione. E questo senza contare fondamentali idiozie  come l’overstretching strategico USA, o la guerra alla droga.

Lo stato sociale tende a rendere infantili e irresponsabili, incapaci di prendere decisioni e di interessarsi al proprio futuro: il consumismo è un sintomo lieve, il relativismo in stile BBC – il “siamo tutti fratelli quindi fate l’amore non fate la guerra quindi io mi calo le braghe perché tanto non ho principi per cui combattere e che importa se lascio il mondo in mano ai peggiori" è decisamente più preoccupante.

In definitiva, abbiamo una politica che rincorre il breve termine e sposta i costi il più possibile nel lungo termine, con grave danno per l’intera società. Se questi costi non sono adeguatamente considerati dalla democrazia – e dalla politica in generale – per motivi istituzionali, soltanto cambiando le istituzioni sarà possibile tenerne ragionevolmente conto.

Ci sono quindi enormi vantaggi che potrebbero essere ottenuti diminuendo l’estensione del potere politico.

Molti di questi problemi peggioreranno rapidamente: penso sian una prospettiva da evitare. Ma come farlo se mettere un po’ di colla qua e là e nascondere la polvere sotto il tappeto è considerata l’unica politica concepibile? Occorre trovare una soluzione, ma come farlo democraticamente? Il potere non si limita da solo, e i danni che fa alla società sono difficili da contenere senza trovare un modo per contenerlo.

Una strategia liberale?

I primi vagiti di un nuovo liberalismo me li immagino così: le persone cominciano a rendersi conto che c’è qualcosa che non va; che non sono “sovrani”, e anche se lo fossero non varrebbe la pena esserlo; che non si possono fidare della classe dirigente; e che la politica ha un costo enorme, sebbene invisibile.

Una minoranza quindi comincia a protestare nel caso di ulteriori espansioni del potere politico, mentre la maggioranza fa una cosa molto più semplice: diserta le urne in massa. Il tasso di partecipazione alla politica cala al 20-30%, perché tutti si rendono conto che il divide et impera è una pagliacciata: perché andare a votare con il naso turato per salvare gli USA da Obama quando Bush è uguale, o viceversa (in Italia è peggio)? Tanto vale non turarsi il naso e non votare.

A questo punto sarà chiaro che i politici non rappresentano nessun mitologico popolo, che nessuno crede in loro, e che non hanno nessun mandato. Ovviamente resisteranno a questa conclusione, e raddoppieranno gli sforzi per implementare il “divide et impera” che è l’unica strategia che funziona in un contesto in cui destra e sinistra sono indistinguibili.

Finito il mito della sovranità popolare, sarà più facile spiegare ai cittadini che non esiste solo l’alternativa tra destra e sinistra, ma anche tra intervento e non intervento politico. Di fronte ad un problema non ci si porrà la sterile domanda “è meglio la destra o la sinistra?”, ma ci si porrà la domanda, molto più rilevante in innumerevoli contesti, “il problema è causato dalla politica o no?”.

A questo punto si può cominciare a fare un’analisi caso per caso: se sarà noto la disoccupazione è causata in primis dai sindacati, un movimento contro la legislazione del lavoro sarà pensabile; se sarà noto che ogni politica miope verrà pagata da tutti sotto forma di salari reali, la lungimiranza avrà un peso maggiore nelle decisioni. Potrebbe succedere che la politica si vedrà costretta a devolvere poteri e responsabilità alla società: potrebbe succedere che il liberalismo risorga.

Questo risolve il problema delle prediche nel deserto: i liberali devono proporre soluzioni per mostrare che hanno soluzioni da proporre. E devono proporle sottolineando che sono buone soluzioni, ma che la politica non le può implementare perché danneggerebbero gli interessi della classe dirigente.

Il problema di questa strategia è che i problemi dello statalismo si fanno sempre più gravi man mano che passa il tempo, e una strategia di lungo termine non ci salverà da questi problemi. Anzi, è probabile che la crisi verrà usata per peggiorare ulteriormente la situazione: la crisi del ’29 dette agli USA Roosevelt, e l’analogo "liberista" di Roosevelt – Reagan – è stato poco più che una diversione. Il bias della politica è verso lo stato totale, non quello limitato; e le crisi fanno in genere la salute dello stato.

Un ruolo centrale per raggiungere questo obiettivo lo dovranno giocare i liberali. L’idea è che si formi un folto gruppo di watchdog liberali.

Gli interessi organizzati sono sempre tendenzialmente illiberali. Un burocrate liberale non verrebbe mai messo in posizione di ledere gli interessi dei colleghi (mai = improbabile); un politico liberale idem. C’è un problema di beggar thyself: per essere liberale, un membro delle elite deve danneggiare le proprie prospettive di successo. La cosa non può funzionare.

Supponiamo che nasca una minoranza apolitica interessata alla politica. Supponiamo che ci siano un milione di italiani in ogni ambito della vita sociale, dalla Agenzia delle Entrate di Milano al Bar dello Sport di Canicattì (o viceversa, per non apparire leghisti). Queste persone spiegano ai loro vicini come la politica veramente funziona. Non sono rappresentanti: sono persone con un minimo di ascendente, mediamente più informate degli altri. Se queste persone avessero un ethos liberale e capissero le basi dell’economia e della public choice, penso potrebbero opporre una resistenza efficace ai tentativi della classe dirigente di espandere il proprio potere, e potrebbero probabilmente raccontare a decine di persone nelle loro vicinanze la realtà di politiche come i salari minimi o le pensioni retributive.

Creare una tale rete penso sia l’unico modo per risolvere i problemi informativi e organizzativi del liberalismo, evitando i problemi di incentivi avversi che il cercare di rompere le finestre dall’interno dei palazzi impone. Affinché funzioni, è necessario evitare le strategie di beggar thyself: i tedeschi che nel ’23 si rifiutarono di buttare via il marco per difendere la nazione – dice Mises – si trovarono in una tale indigenza da non poter opporsi all’ascesa di Hitler. Una tale rete è probabilmente il compromesso ideale tra l’urlare principi senza contestualizzarli (la Scilla del liberalismo radicale "idealista") e il cercare inutilmente di convincere i potenti a castrarsi da soli (la Cariddi del liberalismo moderato).

Mentre è improbabile che la massa si interessi alla politica con competenza ragionevole, è realistico presumere che si possa creare una tale forza di interposizione social-culturale. I watchdogs, almeno negli USA, già esistono, i watchdog liberali non tanto: si tratta appunto di conquistare e organizzare questo "gruppo sociale".

Gli strumenti politici dell’opposizione sono poco efficaci, perché l’opposizione serve a scegliere come gestire il potere, e non a determinarne l’estensione. Un forte gruppo di watchdogs liberali potrebbe invece risolvere questo secondo problema.

Improbabile, certo: ma non ci sono alternative.

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3 risposte a Demarcomachia 17/17

  1. CalcaMutin ha detto:

    29,

    il tuo pessimismo iniziale e’ talmente speciale che quais mi ha fatto venir voglia di difendere il governo e il potere politico….

    Concordo in pieno invece con larete di Watchdogs apolitici che si interessano della politica. L’internet e’ la chiave per aggregare le conoscenze disperse di questi individui. Bisognerebbe creare una Governopedia, dove chiunque possa postare e illustrare gli sprechi dello stato. Pano piano, un post alla volta si formerebbe un monumento colossale anti-governativo: la rivincita della societa civile. Avanti popolo alla riscossa!

  2. DavyG ha detto:

    Se devo essere sincero, a me sembra che in vasti strati della popolazione si sia già fatta parecchio strada l’idea che l’uno o l’altro non cambia niente, che “sono tutti ladri”, ecc. ecc. Si scade un po’ nel qualunquismo, ma la sensazione secondo me c’è ed è molto diffusa.
    Se guardiamo agli Usa, poi, abbiamo anche un’affluenza alle urne decisamente bassa. Quando si parla di elezioni del congresso non in corrispondenza delle presidenziali non si va neanche tanto lontani dal 20-30% che hai ipotizzato (credo siamo intorno al 35%).
    Eppure il trend è sempre quello di uno stato più invasivo.
    A parer mio, considerando evidente da un punto di vista logico che il liberalismo è più “corretto” di tutto il resto, quello che manca è la cultura-informazione in merito nella testa della gente, sempre sperando che non siano tutti del tutto stupidi (in tal caso non vi è alcuna speranza).
    E questo dipende, sempre IMHO, in parte da un’informazione che ignora bellamente il punto di vista liberale, ma anche dalla mancanza di qualcuno che si faccia carico di divulgare, come fai tu con questo blog, queste idee.
    Ci vuole qualcuno che si faccia carico di questo: arrivare alle orecchie della gente, informarla, ed aiutarla a ragionare.
    Forse l’esempio ti sembrerà fuori luogo, ma il Berlusconi prima maniera per quanto riguarda le tasse un po’ è riuscito a cambiare il punto di vista in merito. Oggi la gente ci guarda e si incazza anche, la sinistra sta attenta quando se ne parla. A quanto mi è stato detto, prima di Silvio non era così. Molta più gente subiva supinamente convinta che fosse una cosa “giusta” ed inevitabile. Oggi chi dice che sono “bellissime” viene preso a scarpate.
    Questo per dire che, se si riesce ad arrivare a far capire alcuni concetti, a supportarli, a spiegarne le ragioni e le dinamiche, molte persone potrebbero anche realmente convincersi. Perlomeno quando sbattono la testa contro al muro.
    Con una opinione pubblica diversa, ci sarebbe spazio per molti cambiamenti, in un modo o nell’altro.
    Ora, sempre secondo me, si sente molto la mancanza di un politico “attivo” nel quale la gente che, bene o male, la pensa così, possa riconoscersi.
    Anche in campo internazionale, l’unico che mi viene in mente è Vaclav Klaus. Per il resto, zero totale ovunque.

  3. Libertarian ha detto:

    #1: il pessimismo iniziale è abbastanza ovvio: cosa giustifica lo stato al 50% del PIL? Nessun ragionamento di efficienza economica (tutti ex post, creati da socialisti), certo non i vantaggi per i più poveri, e ormai non si può neanche dire l’ideologia socialista (un po’ ammaccata).

    Rimangono due spiegazioni: l’autointeresse della classe dirigente e la tragedy of the commons delle lobby (io mi impegno ad avere una vantaggio concentrato grande con un costo diffuso piccolo, tutti fanno lo stesso, e tutti stiamo peggio perché non riusciamo a coordinare gli sforzi per vincolare la politica inefficiente).

    #2: Io sono per ogni strumento utile. Semplicemente, non bisogna scendere a compromessi ideologici (non pragmatici).

    Berlusconi non ̬ liberale perch̩ chiacchierava di liberalismo. Ha dato risalto di breve termine al liberalismo Рe dobbiamo ringraziarlo Рperch̩ lo ha sfruttato per entrare in politica.

    Per me i liberali dovrebbero insediarsi ovunque, ma è evidente che questo non comporti alcun beneficio visibile alle istituzioni, tranne magari in qualche dettaglio, visto che bisognerebbe combattere contro i propri colleghi. Così Martino, Reagan e Einaudi hann fatto qualcosa di buono (più Reagan che Martino), ma tutto sommato a prezzo di compromessi esiziali e/o di una certa marginalizzazione (nel caso di Einaudi, marginalizzato tramite promozione, che è un po’ una presa per i fondelli).

    I libertari duri e puri che si isolano dallo stato – alla taoista – fanno come i tedeschi che si suicidarono finanziariamente per difendere il marco e poi si trasformarono in lumpenproletariat politicamente irrilevanti quando venne Hitler.

    Quindi cerchiamo di entrare in scuole, p.a., ministeri, università… ma con l’idea che vincolare il potere è il fine, esercitarlo no.

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