Offerta e domanda di arroganza

Se un paese offre remissività agli arroganti, gli arroganti ne approfitteranno. Se basta minacciare un po’ di disordini per indurre una reazione di autocensura preventiva, gli arroganti avranno di fatto la libertà di espressione in pugno oppure potranno ottenere risorse a spese della collettività.

Gli esempi sono molti, alcuni importanti, altri meno.

  • Se si convince un Hitler che potrà agire impunito, verrà incentivato ad agire impunito.
  • Se si chiede scusa a priori ai musulmani per vignette o film che "offendono la loro sensbilità", avremo un canale di censura molto efficace che renderù la libertà di espressione una farsa.
  • I bulli a scuola sono incentivati dalla remissività delle loro vittime: se solo almeno una volta su dieci venissero riempiti di botte, verrebbero efficacemente dissuasi.

In Inghilterra non hanno voluto far entrare un tizio perché aveva opinioni contrarie alla sensibilità dei musulmani, e questo avrebbe potuto provocare dei problemi sociali.

Una civiltà non può sopravvivere calandosi le braghe ad ogni occasione: i Survivor debosciati della BBC di cui parlava Wellington, non sono una civiltà.

Il problema è filosofico: si sono derivate delle conseguenze sbagliate dalla legge di Hume, che dice che non è possibile fondare oggettivamente un sistema di valori etici. La legge è innegabile, però non implica minimamente che tutto va bene.

Purtroppo molte persone ritengono che il liberalismo sia tolleranza: non imporre nulla se non c’è una valida ragione. Ma la legge di Hume dimostra che non esistono ragioni fondanti per la morale, solo un mix di ragionevolezza, istinti ed emozioni.

Il liberalismo così è difeso dicendo che è neutrale: non è neutrale neanche per niente! La libertà è un giudizio di valore: è difendere la dignità dell’individuo dall’arbitrio dei criminali e degli stati. E’ difendere la libertà di scelta di porre fine alle proprie sofferenze come quella di pubblicare le proprie opinioni in un libro. Non tutti i sistemi morali sono compatibili con questo principio, ma se vogliamo una società civile abbiamo bisogno di questo, non di pippe mentali relativiste.

Qui un link interessante.

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10 risposte a Offerta e domanda di arroganza

  1. Wellington ha detto:

    Hear! Hear!

    Lee Harris in ‘Civilization and Its Enemies’ (a propos, ti è arrivato?) sottolinea che le origini storiche dell’idea di tolleranza, così come descritta da Locke, implicavano la reciprocità. Tolleranti solo con i tolleranti.

  2. Libertarian ha detto:

    Lee Harris l’ho letto fino a pagina 100, un’altra settimana e finisco.

  3. Ninus83 ha detto:

    Concordo sul fatto che vi è un comune denominatore di valori che sono condivisi all’interno di una comunità e che quindi vi sia una oggettività, anche se storico-sociale e mutevole, dei valori (la differenza tra il giusevoluzionismo humiano ed il giusrazionalismo sta proprio in ciò, nella mutevolezza).

    In questo caso il principio è quello della libertà fin dove non si danneggia qualcun altro.

    Nel nostro ordinamento, credo giustamente, in materia vi è una atipicità dell’illecito civile che si identifica nella “ingiustizia” del danno patito ad un bene della vita (art. 2043 cc).

    Questo è uno dei casi in cui è labile il confine tra diritto d’opinione e diffamazione o istigazione all’odio razziale.

    Però non si può censurare prima il comportamento. Bisogna lasciare la libertà d’opinione, dopodichè se s’instaura una lite bisognerà dare un risarcimento del danno qual’ora si siano dette cose false (come spesso accade, che tutti gli islamici sono intolleranti ecc…) o si sia sconfinati nell’incitamento all’odio razziale.

    Insomma, il binomio libertà/responsabilità. Fa pensare che queste misure preventive vengano prese in un paese come la Gran Bretagna.

  4. Zamax ha detto:

    In linea di massima ti do ragione, pure io, che qualche bollente spirito laico-libertario chiamerebbe clerico-fascista.
    La tolleranza è un tacito accordo fra noi per creare, compatibilmente con le esigenze della società, una zona di “non punibilità” per quegli atti e comportamenti che reciprocamente ci potremmo rimproverare, perché ognuno ha una sua etica o una sua visione del mondo. Ciò comporta naturalmente anche un pieno diritto reciproco di critica morale su quegli stessi atti non penalmente rilevanti.
    E in un commento alla vicenda Englaro, ribattendo ad uno dei sullodati laico-libertari, peraltro educato, ho scritto più la stessa tua cosa: “…alla fine tutti quanti arrivano almeno a teorizzare la necessità di un qualche principio di “non aggressione”. Ci si può girare attorno fin che si vuole, ma anche quella è etica.”
    Non concordo con te sulla legalizzazione di forme di suicidio assistito, ma non ho voglia d’imbarcarmi ora in discussioni infinite su questo punto. Tanto sono pressoché certo che si arriverà alla legalizzazione dell’eutanasia worldwide: semplicemente perché la maggioranza lo vorrà.
    Secondo me si sbaglia però quando si parla d’intromissione dello Stato in cose private a proposito della vicenda Englaro. Al contrario, per una volta tanto lo Stato fa proprio quel minimo necessario per cui è nato: difendere, e garantire, l’individuo. Non è una specie di regressione tribale concedere alla famiglia, pur con tutte le sfumature possibili della vicenda e le “presunte” volontà, un potere di vita o di morte su una persona?

  5. retore ha detto:

    Premesso che io in genere condivido la critica ai guasti del politicamente corretto, trovo che l’unico errore di Newbury sia l’uso del verbo “creare” invece del verbo “restaurare”, in riferimento ad un clima dominato da un alto tasso di risentimento per le critiche alle religioni: il tradimento dei “liberal” sta proprio nell’aver contribuito fino agli anni settanta ad ampliare i confini del diritto di critica anche in un terreno minato come la religione, a lungo presidiato da forme di tutela penale molto energiche anche in Occidente e in parte ancora sopravviventi, salvo retrocedere quando la critica si è rivolta, e in forma pienamente legittima, contro religioni non cristiane e quindi non occidentali come l’Islam. D’altro canto leggere l’ episodio Wielders come l’ultimo di una serie e contestualizzarlo nel quadro di un cedimento progessivo nei confronti dell’islamismo radicale è legittimo ma non pacifico, proprio perché una residua differenza tra la critica seppur feroce e il vilipendio esiste ancora e proprio secondo i parametri occidentali. Siamo sicuri che le autorità inglesi non possano, magari furbescamente, dire che lungi dal tappare la bocca ad un critico dell’islam per paura di ritorsioni violente e di disordini (cedimento all’arbitrio per quieto vivere) hanno semplicemente tenuto lontano un denigratore uso al vilipendio (secondo i nostri parametri non quelli islamici) evitando così incidenti senza ledere i diritti di nessuno, risparmiandosi la fatica di doverlo perseguire per ulteriori intemperanze verbali o di prestare le aule giudiziarie del regno a furiose liti civili tra fedeli offesi e lo stesso Wielders? La tutela legale del sentimento religioso in Occidente esiste ancora e a differenza delle vignette danesi che erano del tutto legittime in quanto satira, se nel film di Wielders si vede il Corano strappato o vilipeso (come ho letto su vari giornali e non so se sia vero) e poi paragonato in dichiarazioni pubbliche del regista al Mein Kampf, allora saremmo nel puro vilipendio – è una mera constatazione la mia – (in Italia sequestrano film o opere d’arte per molto meno – ad es.il crocifisso di Solmi a Bologna in questi giorni) e la minaccia di reazioni violente o criminali di minoranze fondamentaliste è un fatto gravissimo e tipico degli islamici (i cristiani – oggi come oggi – si limitano a fare denunce o azioni legali) ma non deve velare gli occhi dell’osservatore: se le nostre leggi fatte prima dell’arrivo degli islamici puniscono il vilipendio delle religioni, (seppur per fortuna vengono interpretate con occhio più favorevole per la libertà di pensiero rispetto ai tempi del sequestro del film la Ricotta di Pasolini) non possiamo esimerci dall’applicarle anche a loro tutela – certo sarebbe meglio abolire del tutto le leggi di vilipendio, le collettività organizzate non meritano lo stesso trattamento degli individui sul piano della tutela dell’onore a mio parere, ma finché ci sono se ne giovano anche gli islamici e presumo che una qualche tutela del sentimento religioso dalle offese ci sia anche in UK; a tale riguardo dichiarare persona non grata Wielders è un atto preventivo che suscita perplessità, visto che si tratta di un cittadino UE tra l’altro deputato olandese, ma sicuramente è meno scandaloso di tante altre cose che si fanno dandola vinta ai fondamentalisti per puro quieto vivere. Certo lui è un personaggio che solleva, seppur con mezzi espressivi estremi, un problema reale e si espone a grossi rischi personali, quindi può suscitare istintiva simpatia a chi ha cuore la libertà, ma non è Salman Rushdie e forse per giudicare la decisione delle autorità inglesi si può tenere conto di questo. Figuriamoci, so bene che se io fossi un denigratore della Chiesa anglicana mi farebbero entrare lo stesso in UK e quindi è legittimo leggere questo episodio come tassello negativo di una serie, eppure stavolta non riesco a scandalizzarmi più di tanto, perché può essere solo il segno di realismo e prudenza in un caso del genere: dopo l’esibizione il deputato se ne va mentre le eventuali macerie restano, il rischio degli scontri è moralmente obbligatorio correrlo solo se il contributo dell’ospite fosse di livello superiore a quello che può dare Wielders – se “a parti invertite” qualcuno negasse in Occidente il visto a Tariq Ramadan non mi scandalizzerei, con le enormità che dice pur con un linguaggio molto più felpato.

  6. retore ha detto:

    Ho scavolato il nome del regista/deputato (Wilders e non Wielders)

    @ Zamax
    Io per esempio non mai usato appellativi coloriti per le persone che non condividevano la soluzione giudiziaria del caso Englaro, ma solo nei confronti dei politici per i modi e i toni di quella che mi è parsa una gigantesca strumentalizzazione o per chi li lodava. Secondo me non valuti il problema del fondamento alla presunzione del consenso al trattamento da parte dell’incapace: è giusto tollerare il rischio di violare la sua volontà quando c’è prospettiva di guarigione o di miglioramento ma dopo tanti anni di stato vegetativo il rischio di violare la sua libertà personale e la sua dignità è grave e va commisurato al rischio di cessare una sopravvivenza puramente vegetale, dando spazio quindi anche ad indici di ricostruzione della sua volontà presunta su cui per forza di cose grande peso hanno i familiari; e questo senza accedere agli orientamenti di provenienza inglese che danno la definizione oggettiva di accanimento terapeutico alla alimentazione artificiale dei soggetti in SVP. Nondimeno, se il problema è solo quello della volontà presunta, spero che avremo una reazione di rigetto anche da parte cattolico-liberale alla legge che imporrà l’alimentazione forzata persino ai soggetti che hanno lasciato inoppugnabili direttive scritte contrarie.

  7. nicola9 ha detto:

    Se si chiede scusa a priori agli ebrei per vignette o film (o olocausti o alberi di natale) che “offendono la loro sensbilità” (e di cui noi nati dopo il 1945 non siamo minimamente responsabili), avremo un canale di censura molto efficace che renderà la libertà di espressione una farsa.
    per parcondicio

  8. Libertarian ha detto:

    Sì, ma in genere si può parlare di olocausto senza problemi (anche ad minchiam, come coi paragoni con Gaza), tranne per qualche idiota in quel di Innsbruck che mette in carcere storici farlocchi per renderli degli eroi… se non fosse per David Irving, non vedo altri casi in cui si tollera inciviltà da parte degli ebrei (a meno di non chiamare la guerra un’inciviltà, ma si è tollerata da tutti indistintamente) in nome dell’olocausto.

  9. Wellington ha detto:

    Le leggi che hanno portato David Irving in carcere non le hanno nemmeno fatte gli ebrei.

  10. Libertarian ha detto:

    Come nessuna legge, del resto… se avesse potere legislativo sarebbe il Concilio dei Ministri, la versione clericale del Consiglio dei Ministri di Berlusconi. 😀

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