Il diritto del lavoro in due righe

In Italia c’è un Parlamento che non legifera, e che lascia potere decisionale a dei giudici che non sono vincolati ai precedenti, le cui sentenze sono riviste da una Cassazione i cui pareri non contano nulla (se non quando giudica a sezioni unite).

Questo non è un post serio, ma devo dire che il diritto del lavoro pure non scherza.

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8 risposte a Il diritto del lavoro in due righe

  1. Kaelidan ha detto:

    Ad esser precisi c’è un parlamento che legifera troppo… il che in effetti è come non legiferare. Con la differenza che diventa molto facile colpire qualcuno che ti sta sulle balle…

  2. Libertarian ha detto:

    Nel caso specifico del diritto del lavoro in realtà è il caso contrario, da quel che ho capito.

    Moltissime cose sono lasciate alla giurisprudenza, che però senza stare decisis di fatto significa all’arbitrio del giudice: non è possibile formarsi aspettative se ogni decisione può ribaltare la precedente in qualsiasi momento.

    Abbiamo il peggio dei due mondi, in sostanza. 🙂

  3. Kaelidan ha detto:

    Da quel poco che so di diritto del lavoro la materia è, come al solito, regolata da innumerevoli norme (pensa a tutta la normativa che regola il collocamento, o i tipi di lavoro ammissibili dall’ordinamento, per non parlare della follia che è il sistema delle norme previdenziali!) che però tacciono (o sono del tutto generiche) su punti fondamentali (e.g. la “giusta causa” per il licenziamento) in cui è dovuta intervenire la giurisprudenza.

    _IL_ vero buco normativo in diritto del lavoro riguarda l’estensione “erga omnes” dei contratti collettivi… lì davvero il diritto è stato creato dalla giurisprudenza 😛

  4. Libertarian ha detto:

    #3: Io mi sono fatto dare 3-4 sentenze della Cassazione su varie cause. E al momento non so dire nulla di specifico, tranne che ogni tanto vale una cosa e ogni tanto un’altra… Volevo spararmi quando una sentenza diceva “il contratto collettivo ha validità erga omnes” e un’altra diceva il contrario, poi ho capito che nel primo caso “erga omnes” significava “valido per tutti quelli che lo hanno firmato”, e nel secondo caso “valido per tutti”. 🙂

    E’ come il concetto di “apriori”, che indica di tutto: logicamente a priori, logicamente necessario, cronologicamente a priori, etc…

  5. retore ha detto:

    I contratti non resi efficaci erga omnes da specifico intervento legislativo valgono solo per i lavoratori e datori iscritti alle Organizzazioni stipulanti, però tieni conto che basta che venga richiamato un CCNL nel contratto individuale perchè le modificazioni successive siano vincolanti, o addirittura basta che il datore di lavoro applichi le condizioni economiche o normative di un CCNL per essere allo stesso modo vincolato per il futuro (adesione per ricezione o fatti concludenti), senza contare l’uso che è stato fatto in passato dell’art 36 cost (figlio di una cultura certo aliena al pensiero economico) che impone una retribuzione “sufficiente”, poi spesso intesa dai giudici come quella dei contratti collettivi – quindi bisogna guardare bene i casi concreti – non siamo proprio all’arbitrio totale. Quanto all’assedio di norme, bisogna distinguere tra le molte leggi amministrative che regolano alcuni settori del diritto del lavoro (sicurezza etc.) e la grande importanza lasciata alla cd. autonomia collettiva nel regolare il rapporto individuale sulla base del nucleo duro inderogabile di fonte legislativa, e quindi è vero che abbiamo una miriade di norme di diversa fonte che si intersecano e che spesso aprono grandi controversie interpretative risolte dalla giurisprudenza – il fatto che nei paesi di tradizione continentale non vige lo stare decisis e formalmente una sentenza vale solo per il caso deciso non significa che nella maggior parte dei casi non abbia un valore conformativo… certo, quando sorgono conflitti in seno alla varie sezioni della Cassazione la situazione è più grave e viene risolta nel modo che hai detto. Rimane il problema della tecnica legislativa adottata dal legislatore italiano in ogni settore dell’ordinamento che è spesso pessima: pensate alle novità sui graffitari: il divieto scatta se i graffiti offendono il “decoro urbano” e ogni giudice sarà chiamato a dire lui cos’è il “decoro urbano”.

    PS Sulla successione nel tempo dei contratti collettivi anche di diverso livello e la loro capacità derogatoria in peius rispetto ai precedenti prova questo articolo liberamente scaricabile anche se non è un gran che in termini di completezza e chiarezza:
    http://www.ipsoa.it/Articoli/Esploso.aspx?ID=825979&LinkParam=Opinione

    PS2 Per altro le incertezze sono anche fisiologiche in molti ambiti – ed è così in tutta Europa – la certezza è una chimera visto l’incessante sviluppo di forme sempre più complesse di regolazione spontanea della vita economica che si scontrano con la vecchia tradizione romanistica. In proposito, stavo pensando che stamattina mi sono fatto il sangue cattivo a discutere della validità di un contratto di “sale and lease-back” – considerato in certi casi come strumento per aggirare il divieto di patto commissorio, antica norma di origine pretoria e quindi “leoniana” come nascita e oggi riportata nell’art. 2744 c.c., che protegge il debitore impedendo locupletazioni su beni dati in pegno di valore superiore al credito garantito – dato che il cedente-utilizzatore ha smesso di pagare pur essendo solvente e proposto un accomodamento alla società di leasing, che aspettava di sapere cosa consigliavamo di fare dopo l’opposizione ai decreti ingiuntivi fatta dalla controparte: secondo me era valido con percentuale di successo del 65/70% e bisognava andare avanti ma il capo ha deciso di accettare la transazione e l’altro praticante abilitato al patrocinio che si beccherà la percentuale sulla percentuale della transazione, visto che ha curato formalmente la pratica, era entusiasta, ma che strano… tanto io dopo gli orali dell’esame di stato che ci saranno in Estate – facciamo le corna – me ne vado per i cavoli miei e mi metto in proprio con un mio amico (a me non darebbe fastidio in senso egoistico la riforma Alfano che va nella direzione contraria alla liberalizzazione, io la scuola di specializzazione post-laurea che diventerà obbligatoria l’ho fatta, ma sarebbe meglio lasciare fare al mercato, ne sono convinto per ragioni di principio e il panico che vedo in giro tra praticanti mi dispiace)… almeno adesso c’è un vantaggio dovuto al decreto Bersani che in pratica ha intaccato l’intangibilità dei minimi tariffari: sono consentiti il patto di quota di lite (e un buon patto di quota di lite lo si distingue se mette a carico del cliente in caso di sconfitta solo le spese documentate e nient’altro) oppure una previsione anticipata nel contratto professionale di ciò che il cliente deve pagare (una sorta di forfait) come forme alternative alla classica applicazione delle tariffe per le singole attività svolte.

  6. Libertarian ha detto:

    Questa la stampo, se lo leggo abbastanza volte forse lo capisco. 🙂

    Comunque non sei tu, è tutta la lingua che mi è ignota, ieri mi hanno mandato dieci pagine di sentenze della Cassazione e leggevo una riga al minuto…

  7. Kaelidan ha detto:

    Grazie Retore, esaustivo come sempre :).

    PS: Per quanto riguarda il patto di quota lite, mi sembra di ricordare che gli Ordini degli Avvocati stessero facendo ostruzionismo (purtroppo “mercato” continua a sembrare una bestemmia agli organi di categoria). Puoi confermare?

    PS2: Re: riforma Alfano: oltre alla scuola di specializzazione obbligatoria mi preoccupa non poco la previsione di ripetiziona massima dell’esame per 3 volte. Nulla di male se fosse un esame oggettivo, ma qui è peggio di un lancio di dadi…

  8. Kaelidan ha detto:

    Aggiungo che in ambito stragiudiziale (l’unico della cui prassi ho conoscenza) il “forfait” era la norma anche da prima del Bersani, se non altro perchè per operazioni di importi elevati le parcelle come da tariffa sarebbero improponibili

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