Pragmatismo

Sono mesi che cerco di scrivere un post contro il pragmatismo, non la teoria filosofica – che non conosco – ma la mentalità: il pragmatismo è tecnocratico, miope, privo di principi, e quindi illiberale. L’idea che i problemi si affrontano uno alla volta, che i vincoli siano irrilevanti, e che "chi vivrà vedrà" è una scempiaggine, come ampiamente dimostrato, ad esempio, nel campo della politica monetaria da Kydland e Prescott in "Rules vs Discretion"*.

Hayek mi ha tolto le parole di bocca. In "Legge, legislazione e libertà", primo volume, secondo capitolo scrive:

"Il fatto che la libertà possa essere preservata solo se viene considerata come un principio suprenmo che non deve venire sacrificato per dei vantaggi particlari fu pienamente compreso dai principali pensatori liberrali del XIX secolo, uno dei quali descrisse appunto il liberalismo come il "sistema dei principi". Questo è infatti il punto centrale dei loro avvertimenti su "ciò che è palese e ciò che è nascosto nella economia politica", e sul "pragmatismo, che, contrariamente alle intenzioni dei suoi propugnatori, conduce inevitabilmente al socialismo".

le tre citazioni di Hayek sono di Constant, di Bastiat e di Menger. Non ricordavo affatto che Menger fosse così esplicito politicamente. Devo rileggermelo.

* L’essenza del paper è che una soluzione ottimale che richiede una regola fissa non può essere ottenuta con una politica discrezionale perché gli agenti terranno conto dell’eccezione alla regola (la discrezionalità) nel formulare i loro piani. Ad esempio, se c’è una banca centrale che sfrutta la curva di Phillips per assicurare l’occupazione, allora i sindacati chiederanno salari maggiori e l’inflazione sarà maggiore di quella che si avrebbe con una banca centrale indipendente e rigida (o senza banca centrale, of course). Più in generale, il potere di poter fare qualcosa, crea automaticamente aspettative che impediscono di realizzare esiti sociali che presuppongono che un tale potere non esista: ad esempio, non si può non avere moral hazard finanziario se c’è l’aspettativa che la politica monetaria venga usata anticiclicamente. Il fatto è che le regole di per sè sono irrilevanti se si possono cambiare, e quindi l’esistenza di regole è quasi incompatibile (c’è modo e modo di cambiare) con l’esistenza di un legislativo onnipotente.

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9 risposte a Pragmatismo

  1. Wellington ha detto:

    Spero che il post lo scriverai perchè mi interessa l’argomento dato che sono in genere considerato una persona pragmatica.

  2. Libertarian ha detto:

    Io pure sono estremamente pragmatico, è questo il problema nello scrivere il post. Che c’è qualcosa che non va nel pragmatismo ma non so organizzare bene i pensieri (per mancanza di tempo).

  3. ecas ha detto:

    A mio avviso gli errori che sono provocati da un certo tipo di pragmatismo non sono dovuti alla mancanza di una teoria sottostante, ma al fatto che il pragmatico sceglie di ignorare le esperienze maturate dagli eventi passati.

    Cmq citando lord Dahrendorf:
    Talvolta il comportamento pragmatico è necessario; ma chi cerca di fare di necessità virtù, conclude poco, anzi spesso peggiora quello che è chiamato a riparare. La teoria è qualcosa di più di un piacevole lusso.
    Il pragmatismo è conservatorismo sotto la veste dell’azione. Esso conserva l’esistente, nel mentre che dà l’impressione di movimento.
    Il massimo di cambiamento prodotto dai pragmatici consiste nello scavare una buca per riempirne un’altra – una terapia dell’occupazione anziché occupazione, un gioco a cambiare anziché cambiamento.
    (cit. “Per un nuovo liberalismo”)

  4. Libertarian ha detto:

    Dahrendorf che critica gli pseudoliberali? Lo sottovalutavo, quel libro dovrò riguardarmelo…

  5. ecas ha detto:

    Non penso che una rilettura del libro di Dahrendorf te lo farà rivalutare di molto. Vi è la presa di coscienza del fallimento dello stato sociale e del ripensamento del matrimonio tra socialismo e liberalismo; ma non vi è l’accettazione del legame tra liberalismo e capitalismo. Nel complesso, a parte qualche considerazione condivisibile (come la citazione di cui sopra), Dahrendorf commette l’errore di pensare ad un liberalismo che ha un concetto di libertà “positivo” (life chances).

    Cmq ripensandoci ho notato che nella mia precedente affermazione c’è un palese errore. Infatti la domanda ovvia è: ma se non si agisce com’è possibile fare esperienza?
    Forse è opportuno separare l’agire individuale pragmatico dal pragmatismo come agire politico. Il primo è necessario perché costituisce una fonte di esperienza (trial & error), mentre il secondo ha conseguenze negative più pesanti (errori in grande scala vs errori limitati) e tende ad ostacolare o alterare il processo di analisi degli errori commessi (deresponsabilizzazione e ricerca di capri espiatori).

  6. Wellington ha detto:

    Non ho letto il libro in questione ma avendone letti alcuni altri anch’io dubito che ci sia troppo da rivalutare in Dahrendorf. Si definisce un “incorreggibile illuminista” ed ha ragione. E’ il classico liberale “indeciso”.

    http://wellington.ilcannocchiale.it/2005/07/27/libricheholetto.html

  7. Libertarian ha detto:

    #5: Quello è uno dei problemi: l’azione in politica ha sempre effetti esterni e quindi è a priori inefficiente, se bisogna dar retta alla terminologia della welfare economics; mentre al contrraio il mercato al prim’ordine è efficiente salvo eventuali esternalità.

  8. Libertarian ha detto:

    #6 Sto ancora leggendo ma mi è venuto un dubbio: in tutta la sua vita, Rifkin ha mai detto qualcosa di serio?

  9. Wellington ha detto:

    Una volta nel ’69 quando era uno dei “ragazzi dal pugno chiuso” (definizione sua) aspirando da un cannone ha detto “è buona, c’è dentro l’olio”. Accanto a lui Bill Clinton ha risposto “io non aspiro”.

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