Strani usi di una nozione confusa

Il concetto di diritto naturale non ha molto senso, e la dicotomia "naturale"/"positivo" è del tutto infondata. Tanto per dimostrare che il concetto può essere usato a fini retorici per difendere qualsiasi cosa (e in questo non è poi diverso dal giuspositivismo), mesi fa l’On. Quagliarello, del PdL (Popolo del Libro, credo significhi) lo aveva impiegato per una strana proposta politica consistente nel dare alla Chiesa il potere che oggi ha il Parlamento*. Oggi Sofia Ventura su Libertiamo ha scritto un bell’articolo sul concetto di giusnaturalismo così come si sta facendo strada nell’ideologia PdL-ina.

Il problema principale del diritto naturale è che il concetto non ha alcun contenuto naturale: il diritto è un insieme di giudizi di valore (lo dice anche Rothbard) su ciò che è lecito o non è lecito. Indubbiamente il diritto, come tutte le scelte umane, ha conseguenze, e non tutti i mondi concepibili sono anche realizzabili: qualsiasi ordinamento giuridico dovrà rispettare determinate "leggi", come ad esempio che, se si vuole un diritto che sia in grado di guidare le azioni individuali (premessa di valore: la "moralità del diritto" nel senso di Fuller), la retroattività va abolita o comunque minimizzata. Non avendo contenuto, sotto l’egida del diritto naturale è possibile nascondere qualsiasi cosa, come fatto notare nell’articolo linkato.

* Non era proprio così, anche se non ho il link per ripassare l’articolo: l’idea era che il diritto naturale è ciò che la Chiesa dice essere tale, e quindi ci vuole un giusnaturalismo inteso come… adeguamento delle leggi italiane ai Diktat della Chiesa. Ovviamente era tutto espresso con toni più moderati.

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4 risposte a Strani usi di una nozione confusa

  1. z3ruel ha detto:

    io ormai barcollo su questa cosa della divisione fra utlilitaristi, giusnaturalisti, consequenzialisti…
    Inizio a pensare che Rothbard, cosciente di quelle cosette scritte giusto qualche anno prima da Hume, abbia cercato comunque di rendere in qualche modo più forte la difesa del principio di non aggressione, infilandosi in un cul de sac. Personalmente, direi che non è neppure così sbagliato considerare le norme umane che sono sopravvissute a centinaia di anni di test, rivelando la loro efficacia, come norme di natura, leggendomi Hume (lacuna che sto colmando) ho trovato questo pezzo:

    “Anche se le regole di giustizia sono artificiali, esse non sono arbitrarie, né è improprio chiamarle “leggi di natura”; se per naturale intendiamo ciò che è comune a tutte le specie o se, con tale termine, intendiamo definire solo ciò che è inseparabile dalle specie”

    Comunque è vero quanto ormai sostieni da un po’ di tempo (ho letto qualche tuo vecchio post) a riguardo di giusnaturalismo ed utlitarismo, in più credo che anche se si va ad analizzare bene la differenza fondamentale fra il “processo di creazione” della proprietà fra Lock e Rothbard, cioè la considerazione dello status iniziale della terra non posseduta da nessuno (proprietà comune per L, proprietà di nessuno per R), ci si accorge che questa differenza di vedute è in realtà funzionale ad un altro valore che l’uno e l’altro hanno già deciso di difendere.

    Scusa se son incasinato nell’esposizione di argomenti come questi, ma non avendo mai dovuto prendere in mano un libro di filosofia durante la mia carriera scolastica (sono un perito in energia nucleare, quindi ho fatto un ITIS) son conscio di avere parecchi problemucci.

  2. Libertarian ha detto:

    Io sono arrivato a queste conclusioni:

    1a. Il diritto si basa su giudizi di valore su ciò che è giusto;

    1b. Non esistono metri del giusto e bsagliato, ma siccome non esistono un diritto amorale o ua socità senza diritto, bisogna sempre scegliere cosa è giusto o sbagliato.

    1c. Il tentativo di ridurre l’ordinamento giuridico ad una sola scelta di obbedienza a questo da parte di tutti, tipica del giuspositivismo, è arbitraria.

    1d. Un diritto naturale nel senso razionalista di teoria della giustizia fondata epistemologicamente è impossibile.

    D’altra parte:

    2a. Ogni ordinamento ha delle reoglarità e non è arbitrario: esiste una scienza fattuale del diritto, ad esempio la “law and economics”, oltre che la descrizione fattuale del diritto, come per la sociologia del diritto. Il principio “la norma può avere qualsiasi contenuto” di Kelsen, oltre ad essere totalitaria nelle conseguenze politiche, è poco significativa sul piano pratico, perché riduce il diritto a volizione dell’autorità invece che a realtà sociale.

    2b. Probabilmente nelle teorie giusnaturaliste sono riassunte una miriade di verità su come dovrebbe funzionare un ordinamento, accumulate nei secoli.

    2c. Questo modo di intendere il giusnaturalismo non è però giusnaturalismo: è la visione di Hume, che in senso lato può anche essere definita giusnaturalista, ma è concettualmente molto differente da quella di Rothbard o Locke.

    PS Tra l’altro, la dicotomia tra utilitarismo e naturalismo credo sia una cazzata inventata negli ultimi 200 anni: per gli scolastici, l’utile e il giusto molto spesos coincidevano.

  3. z3ruel ha detto:

    Direi che sei stato perfetto. Fra l’altro, il tuo ps ricalca quanto lessi in un libro di Bassani su Jefferson. Ed il fatto che la common law inglese dei tempi fosse praticamente indistinguibile (nei fatti) dai principi del diritto naturale ne è la conferma. Io continuerò sempre e comunque a definire come “sacra” la triade liberale, sinceramente la distinzione fra esperienza e un’impossibile fondamento razionale non mi pare così fondamentale.

    OT Oggi nella trasmissione di Giannino su radio24 hanno parlato dell’enciclica del papa, e credo che mi toccherà leggerla prima di azzardare troppo come ho fatto ieri. C’era ospite anche Antiseri. Se ti interessasse puoi recuperare la registrazione sul sito della radio e forse anche su chicago blog.

  4. Libertarian ha detto:

    Spero di fare in tempo a recensire l’enciclica – nella parte economica of course – nei prossimi giorni. Credo sul blog, ma se Gregorj no’ rompe’ i cojoni pure su GIornalettismus.

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