Fatti e valori 5/n

Pot-pourri di pseudo-soluzioni 1/2

Il problema dei valori è fondamentale per la vita umana e quasi tutti concordano sull’importanza della questione. C’è però una notevole tendenza al wishful thinking che spinge la maggior parte delle persone ad indulgere in una serie di non sequitur logici per illudersi di poter risolvere la questione once and for all. I ragionamenti in questione appartengono a due famiglie: quelli assolutisti ritengono di aver risolto il problema, quelli relativisti fingono che il problema non esista.

Democrazia

Un’idea che va per la maggiore è che il problema della giustizia si risolva appellandosi alla volontà popolare. Non si vede per qual motivo la maggioranza debba accampare diritti sulla minoranza: se due uomini in barca votano per far remare il terzo, ciò si chiama schiavitù, anche se è servitù democratica. L’unica legittimità della democrazia – in senso positivo e non normativo – è che le persone la ritengono legittima.

Siccome nessuno si sogna di far votare a maggioranza cinesi e belgi per prendere decisioni in comune, c’è anche l’ulteriore giudizio di valore sull’estensione del body politics oggetto di decisione collettiva.

Consuetudini

Ci sono dei casi in cui la gente non si interroga su ciò che viene considerato giusto, e altri in cui sono tutti d’accordo su certi principi. È raro che qualcuno si chieda perché l’omicidio è reato, se non come ipotesi di filosofia del diritto, e ancor più raro che qualcuno sia favorevole all’omicidio. Non bisogna però confondere il fatto positivo della (quasi) unanimità con una eventuale “naturalità” della norma in questione: il fatto che nessuno si ponga interrogativi, o che quasi tutti siano d’accordo, non prova nulla.

Questa "soluzione" è simile a quella democratica, anche se usata più spesso da comunitaristi o conservatori.

Giuspositivismo

Le ipotesi semplicistiche e non fondate del giuspositivismo sono molte, a livello teorico, però per la mia tesi il problema centrale è che obbedire ad un ordinamento è sempre un giudizio di valore, e quindi l’unica legittimità di un ordinamento è che le persone concordino su di esso. La validità fa l’efficacia soltanto quando (quasi) tutti concordano nelle azioni nell’obbedire all’ordinamento statalista in questione: la legittimità è sempre e soltanto un fatto sociologico (cosa ammessa da Hart, e credo pure da Kelsen), e quindi morale (relativo ai convincimenti morali delle persone soggette all’ordinamento giuridico).

Hart, “Il concetto di diritto”: “Per questo e per altri aspetti, tuttavia, la norma di riconoscimento è diversa dalle altre norme dell’ordinamento. L’asserzione che essa esiste può essere soltanto un’affermazione fattuale esterna. Infatti, mentre una norma inferiore dell’ordinamento può essere valida e, in questo senso, ‘esistere’, anche se viene generalmente disobbedita, la norma di riconoscimento esiste soltanto come una prassi complessa, ma di solito concorde, dei tribunali, dei funzionari e dei privati, di individuazione del diritto in riferimento a certi criteri. La sua esistenza è una questione di fatto.

Il consequenzialismo

Il consequenzialismo (detto anche utilitarismo) non esiste: dire che le cose vanno giudicate in base alle conseguenze non significa nulla, se non si specifica con quale metro si giudicano le conseguenze. L’utilitarismo originale si basava su due assiomi errati: cardinalità e confrontabilità interpersonale dell’utilità. Tralasciando questo utilitarismo teoricamente errato, rimane comunque che parlare di conseguenze di per sé non aiuta a giudicarle. Il consequenzialismo non è una teoria morale, al massimo è un invito, privo di contenuto sostanziale, a tener conto delle conseguenze: ma questo lo sapevano anche i giusnaturalisti del Medioevo.

Mises sbagliava quindi nel contrapporre il diritto naturale all’utilitarismo ottocentesco, in quanto nel farlo si commette l’errore di confondere le conseguenze (il fatto) con la loro valutazione (il valore). Conoscere le conseguenze è forse una condizione necessaria per scegliere (e in fin dei conti serve molto meno di una conoscenza perfetta, per nostra fortuna), ma non sufficiente: per avere la sufficienza bisogna aggiungere un giudizio morale extrarazionale.

Si noti come la dicotomia tra consequenzialismo e giusnaturalismo sia fondamentalmente erronea, visto che gli scolastici medievali tendevano a ragionare "utilitaristicamente" già quasi mille anni fa.

Chafuen, “Cristiani per la libertà”: “Le leggi naturali normative, in cambio, stabiliscono precetti per il nostro comportamento. Esse sono le regole della condotta umana. È possibile che un’azione umana infranga le leggi naturali normative, ma con gravi conseguenze. … Per stabilire la ragionevolezza di qualcosa, bisogna analizzare relazioni di causa ed effetto, un processo che richiede studio e ricerca scientifica. … Oltre ai riferimenti biblici, gli studiosi medievali adoperavano la logica e il ragionamento. Essi postulavano che la proprietà privata era conveniente allo sviluppo dell’umanità. I Dottori fornivano argomentazioni utilitaristiche per dimostrare che i beni posseduti individualmente vengono usati in modo migliore rispetto a quelli posseduti in comune.

San Tommaso, “Summa teologiae”: “La proprietà privata è necessaria alla vita umana per tre ragioni: primo, perché ognuno si preoccupa più di qualcosa che sia di sua sola responsabilità piuttosto che di ciò che è posseduto in comune o da molti – poiché in questo caso ognuno evita il lavoro e lascia la responsabilità a qualcun altro, cosa che succede quando troppi sono coinvolti. Secondo, perché le attività degli uomini vengono organizzate in modo più efficiente se ogni persona ha le sue responsabilità a cui adempiere; ci sarebbe il caos se tutti si occupassero di tutto. Terzo, perché gli uomini vivono in maggior pace quando ognuno è contento del proprio compito (re sua contentus est). Vediamo infatti che spesso scoppiano dispute tra uomini che possiedono cose in comune senza distinzione

Mises, “Human action”: “The Utilitarians do not combat arbitrary government and privileges because they are against natural law but because they are detrimental to prosperity. They recommend equality under the civil law not because men are equal but because such a policy is beneficial to the commonweal. In rejecting the illusory notions of natural law and human equality modern biology only repeated what the utilitarian champions of liberalism and democracy long before had taught in a much more persuasive way. It is obvious that no biological doctrine can ever invalidate what utilitarian philosophy says about the social utility of democratic government, private property, freedom, and equality under the law.

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