Fatti e valori 6/n

Il giusnaturalismo libertario

I ragionamenti di Rothbard e Hoppe presuppongono giudizi di valore e quindi non sono fondati sulla pura ragione. Nella fattispecie, il ragionamento di Rothbard parte da due assiomi etici: che le norme devono essere uguali per tutti, perché l’alternativa è la “moralità degli Hohenzollern” dell’”io comando tu obbedisci” (assioma di isonomia), e che devono essere compatibili con la sopravvivenza della specie umana (assioma di sopravvivenza). Lo status logico di questi due assiomi è evidente: sono giudizi di valore, e in quanto tale arbitrari. Il ragionamento di Hoppe soffre dello stesso problema.

Entrambe le linee di argomentazione hanno almeno un’ulteriore problema: tendono a considerare il diritto solo sotto forma di norme generali, e questo è un ulteriore giudizio di valore. Si consideri l’argomento di Rothbard secondo cui una volta che una proprietà è “trasformata col lavoro” allora non può essere più espropriata: in realtà è possibile concepire innumerevoli regole, ed eccezioni a regole, riguardo questo principio, che non violano né il principio di isonomia né quello di sopravvivenza (e infatti siamo vivi pur senza esserlo in una società libertaria). Rothbard si limita a criticare il comunismo in base al giudizio di valore che la legge deve essere compatibile con la sopravvivenza della società, e l’elitismo in base al giudizio di valore che la legge deve essere uguale per tutti. Ad esempio, “ogni venti anni la terra si ridistribuisce mediante il lancio del dado”, “una terra lasciata incolta diventa res nullius dopo tot anni”, “l’uso delle miniere di columbite-tantalite è deciso dall’ONU”, “ogni anno bisogna dare l’otto per mille della rendita fondiaria ai poveri”. Tutte queste teorie non sono incompatibili con gli assiomi di sopravvivenza ad ed isonomia.

L’economista Buiter diceva tempo fa riguardo la politica monetaria che è errato non accettare una soluzione temporanea solo perché una tale soluzione non ha senso nel lungo termine: è possibile prendere un’aspirina se si ha la febbre, anche se non cura la febbre. Idem per la visione del diritto di Rothbard e Hoppe: nel mondo di Crusoe e Venerdì che considerano c’è spazio solo per norme semplici e senza eccezioni, e nell’insieme di tali ordinamenti giuridici, che contiene solo tre elementi (comunismo, elitismo e libertarismo), scelgono il terzo in base ai due principi etici di cui sopra.

Può anche piacere, sul piano normativo, il sistema ideologico che così si viene a creare, ma quel che conta per il nostro argomento è che si basa su assiomi arbitrari. Se una persona volesse l’egalitarismo, ad esempio, potrebbe benissimo violare i due principi di cui sopra, e di certo non farebbe nulla di irrazionale. Ma se non è irrazionale, non è la ragione a dover, e a poter, decidere cosa è giusto: siamo noi.

Rothbard, “The ethics of liberty”: “Let us set aside for a moment the corollary but more complex case of tangible property, and concentrate on the question of a man’s ownership rights to his own body. Here there are two alternatives: either we may lay down a rule that each man should be permitted (i.e. have the right to) the full ownership of his own body, or we may rule that he may not have such complete ownership. If he does, then we have the libertarian natural law for a free society as treated above. But if he does not, if each man is not entitled to full and 100 percent self ownership, then what does this imply? It implies either one of two conditions: (1) the "communist" one of Universal and Equal Other ownership, or (2) Partial Ownership of One Group by Another-a system of rule by one class over another. These are the only logical alternatives to a state of 100 percent self-ownership for all. Let us consider alternative (2); here, one person or group of persons, G, are entitled to own not only themselves but also the remainder of society, R. But, apart from many other problems and difficulties with this kind of system, we cannot here have a universal or natural-law ethic for the human race. … What then of alternative (I)? …Can we picture a world in which no man is free to take any action whatsoever without prior approval by everyone else in society? Clearly no man would be able to do anything, and the human race would quickly perish.”

Hoppe, “The ethics and economics of private property”: “Whether or not persons have any rights and, if so, which ones, can only be decided in the course of argumentation (propositional exchange). Justification – proof, conjecture, refutation – is argumentative justification. Anyone who denied this proposition would become involved in a performative contradiction because his denial would itself constitute an argument. … From the undeniable acceptance – the axiomatic status – of this apriori of argumentation, two equally necessary conclusions follow. … By implication, only if both parties in a conflict are capable of engaging in argumentation with one another, can one speak of a moral problem and is the question of whether or not there exists a solution to it a meaningful question. … Argumentation between Crusoe and Friday requires that both have, and mutually recognize each other as having, exclusive control over their respective bodies (their brain, vocal chords, etc.) as well as the standing room occupied by their bodies. … Furthermore, it would be equally impossible to engage in argumentation and rely on the propositional force of one’s arguments if one were not allowed to own (exclusively control) other scarce means (besides one’s body and its standing room). If one did not have such a right, then we would all immediately perish and the problem of justifying rules – as well as any other human problem – would simply not exist.

Il relativismo etico

Se l’uomo per sua natura deve scegliere, necessariamente dovrà scegliere in base a determinati giudizi di valore. Se due persone entrano in conflitto perché le loro rispettive azioni sono incompatibili, necessariamente almeno una delle due intenzioni individuali deve fallire.

Il relativismo etico è l’illusione che si possa non scegliere, ma come disse un funzionario inglese ad un suddito indiano, “voi avete l’abitudine di costruire una pira per bruciarci le vedove, noi abbiamo l’abitudine di costruire una forca ed ammazzarci gli assassini delle vedove”. Il relativismo etico non ha nulla da dire a riguardo, come del resto a riguardo di qualsiasi azione di qualsiasi individuo: rifiutandosi di decidere, è del tutto sterile.

È fallace la logica di chi, dall’impossibilità di fondare su base razionale una morale, deriva che ogni cosa va bene, “anything goes”: questo argomento è usato sia, con favore, dai relativisti, sia, criticamente, dagli “assolutisti”, ma è sbagliato. Il relativismo coerente non dice che bisogna preferire “alcool droga e rock ‘n roll” ad una vita più sana: non dice nulla, e basta.

La legge del più forte

La legge del più forte è frutto di un altro non sequitur: siccome è ovvio che il diritto vigente è tale in quanto forte, visto che è impossibile che qualcosa si imponga per la sua debolezza, si vuole dedurre da ciò che la forza è l’unica cosa che conta per determinare il diritto.

In realtà, la forza è un’azione umana, e l’azione umana è sempre orientata ad un obiettivo e richiede giudizi di valore: dietro la forza c’è sempre un insieme di giudizi di valore che muove le azioni degli individui coinvolti. Dire che la legge è la legge del più forte non affronta la questione centrale in cui invece necessariamente si imbatte ogni homo agens: a quale causa devo dare il mio contributo, magari infinitesimo? La forza ha sempre origine nelle idee: è l’obbedienza delle masse che crea le basi per ogni sistema di potere, come del resto affermato da la Boetie già nel XVI secolo.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in filosofia - articoli, filosofia politica. Contrassegna il permalink.

13 risposte a Fatti e valori 6/n

  1. ilbuffone ha detto:

    “ogni venti anni la terra si ridistribuisce mediante il lancio del dado”

    sono sempre felice di vedere citato il mio amato comunismo stocastico 🙂

    la legge del più forte secondo me è praticamente una tautologia la legge o è del più forte o è inapplicabile.

    ci sono altre cose da dire sui giudizi di valore che pensavo di postarti sull’altro post, ma forse che metto qui: però tra un po’ salpo per Roma quindi semmai stasera.

  2. ilbuffone ha detto:

    dimenticavo il relativismo forse non ci può dire nulla, però forse è l’unica cosa che possiamo affermare, in tal caso con rammarico non possiamo che accettarlo.

    un’ultima cosa: “sono giudizi di valore ed in quanto tali arbitrari”
    non è detto (a prescindere dai discorsi fatti sull’altro post), magari sono derivati logicamente da altri giudizi di valore, tu dirai che sali e sali arrivi comunque ad un giudizio di valore arbitrario, ok.
    ma in cosa sarebbero diversi dai giudizi fattuali? alla fine anche quelli sono basati su assiomi infondati.
    al massimo si può dire che non si può passare da un giudizio all’altro, però alla fine tutto è arbitrario, a fare i super relativisti anche la realtà è relativa.

  3. Libertarian ha detto:

    Anche le conoscenze si basano su giudizi di valore, a cominciare dalla proposizione indimostrabile “il mondo esterno esiste”.

    Quindi col fallimento del positivismo anche in campo epistemologico possiamo dire che i giudizi di valore sono presenti anche nei processi di conoscenza, e non solo in ciò che riguarda i motivi dell’azione umana. Putnam li chiama “giudizi di valore epistemici”.

  4. z3ruel ha detto:

    Dal libro di De Jasay di cui ti avevo chiesto ieri:

    Prima di Locke, si sosteneva che, dato che contestare il titolo del primo occupante (della terra) avrebbe portato a una battaglia senza fine su chi “davvero” avrebbe dovuto aver quel titolo, la gente era arrivata poco a poco ad accettarlo come un diritto naturale, giustificando allo stesso modo in cui erano giustificati i diritti di proprietà validamente trasferiti da precedenti possessori del titolo. Locke pensava invece di avere bisogno di una difesa più profonda e moralmente più solida della genesi di questo diritto di proprietà, e di poterla fornire combinando la prima occupazione con due famose clausole aggiuntive. Affinché il primo occupante avesse un valido diritto al titolo di proprietà, egli doveva, per renderla sua, “mescolare il proprio lavoro” con la terra, in modo tale che “beni sufficienti e altrettanto buoni” rimanessero per chi arrivava dopo. La seconda clausola può essere accantonata in quanto impossibile da soddisfare, a parte in situazioni di fantastica abbondanza, nelle quali i diritti di proprietà sono comunque irrilevanti, e quindi non importa su che basi siano validi. In uno stato di abbondanza temporaneo, come all’inizio di una corsa per la terra sulla frontiera della colonizzazione, il primo occupante deve supporre che prima che la corsa alla terra sia finita, non rimarrà più “abbastanza terra e altrettanto buona” per gli altri, e di conseguenza non giustificherebbe più il suo titolo; mentre in uno stato di abbondanza permanente il problema semplicemente non si pone. La clausola del “mescolare il proprio lavoro” ha la debolezza congenita di tutte le teorie dell’acquisizione giustificata e del valore, basate sul lavoro. Per quanto divertente possa essere analizzarle, per il momento è sufficiente osservare una cosa banale, e cioè che far dipendere la giustificazione dell’origine della proprietà sia sul principio del “è di chi lo trova” sia sul fatto di lasciarne abbastanza per gli altri, infine, sul lavoro impiegato per ottenere quella proprietà indebolisce, invece di rafforzare, lo status morale di qualsiasi distribuzione di proprietà, in quanto è probabile che qualsiasi distribuzione violi almeno una di queste tre condizioni. Ciò crea un vuoto, che altre teorie della distribuzione, “più giuste”, possono riempire. L’avvento di queste teorie ha svariate e ben note conseguenze politiche. I riformatori sociali, non sorprendentemente, giudicheranno tali teorie considerandole giuste “a conti fatti”. Queste teorie richiedono continuamente nuove e arbitrarie distribuzioni di diritti di proprietà fra le persone, e di certo non sono rigorosamente liberali. In virtù del principio di Priorità, invece, il liberalismo rigoroso evita di mettere in discussione l’allocazione iniziale delle proprietà. A coloro i quali fanno correttamente notare che questo significa lasciare la caso le posizioni iniziali, e che continuano affermando, cosa più contestabile, che il caso è ancora meno giusto dell’arbitrio politico, si può solo rispondere che questa non è una questione a cui si possa applicare propriamente la categoria della giustizia. tale categoria riguarda infatti soltanto i diritti e le loro conseguenze, e appare piuttosto immotivato (o motivato da un appello a una metafisica piuttosto peculiare) asserire che esistono comunque diritti di proprietà, precedenti alla sua distribuzione iniziale, cui bisogna dare effetto affinché la distribuzione stessa sia giusta.

    De Jaysay smonta la teoria morale di Locke, dichiarandola giustamente traballante (come tutte le teorie morali atte a dimostrare la giusta prima acquisizione), spiegando anche (un po’ alla Hume) come sia effettivamente nata la norma della common law che prevede la terra che non ha un proprietario “è di chi la trova”.

  5. ilbuffone ha detto:

    che il mondo esterno esiste mi sembra indimostrabile ma non mi sembra un giudizio di valore, mi sembra unla dichiarazione di un fatto, quindi descrittiva.

  6. Libertarian ha detto:

    #5: il mondo di matrix è non falsificabile. quindi che il mondo esterno esiste oltre il dato sensoriale è una proposizione non dimostrabile. 😀

  7. broncobilli ha detto:

    ragionamenti di Rothbard e Hoppe presuppongono giudizi di valore e quindi non sono fondati sulla pura ragione

    Non lo considero un gran difetto, visto che, almeno da Kant, sappiamo che non esistono discorsi fondati sulla “pura ragione” (da Godel e Quine le dimostrazione più rigorosa).

    A questo punto dobbiamo ripiegare sulle “evidenze”. Le “evidenze” etiche mi sembrano le più solide. Le antepongo anche a quelle fattuali, purchè non vengano inflazionate, come succede con certe Chiese. Kant parlava di giudizi sintetici a priori.

    Devo ammetterlo, se toglo Hayek, l’ apparato più solido costruito dagli “austriaci” è stata la teoria etica. In fondo all’ ideologizzato Rothbard premeva quella, e alla fine c’ è arrivato.

  8. Libertarian ha detto:

    Vista così è decisamente meglio. Rimane il problema fondamentale delle costruzioni etiche basate sull’astrazione: what happens in the real world? E’ facile costruire un sistema etico basato su assiomi, il problema è farne uno che funzioni veramente. Il fatto che Rothbard per tutta la vita ha trattato la guerra come un problema normativo e non come un problema fattuale mostra come sia complicato trattare un problema reale in un contesto etico costruito sull’astrazione.

  9. ilbuffone ha detto:

    “#5: il mondo di matrix è non falsificabile. quindi che il mondo esterno esiste oltre il dato sensoriale è una proposizione non dimostrabile. :-D”

    ma infatti sono daccordo, quello che non sono daccordo è che sia un giudizio di valore, io lo considero una dichiarazione oggettiva (ovvero relativamente all’essere e non al dover essere) ma non dimostrabile

  10. Libertarian ha detto:

    Sì, hai ragione.

  11. broncobilli ha detto:

    Anche una dichiarazione sui “valori” puo’ essere considerata “oggettiva”, è proprio la posizione giusnaturalista.

    Infatti per “verità oggettiva” intendiamo che è esterna” ai soggetti e vale con la stessa forza per tutti al di là del riconoscimento dato. Non che è relativa all’ “essere” piuttosto che al “dover essere”.

  12. Libertarian ha detto:

    Vabbè, ma una tal cosa non esiste, o perlomeno non ho mai visto qualcuno dimostrare che esista.

  13. broncobilli ha detto:

    Infatti vengono considerate “evidenze” oggettive. Non c’ è nulla da dimostrare. Oggi noi riferiamo queste evidenze perlopiù ai fatti materiali, cio’ non toglie che ci si possa riferire anche a dei “fatti” etici (giusnaturalismo), basta postulare che la conoscenza non inizia dai sensi. Aristotele è il padre di questo approccio, gli scolastici seguono il suo solco.

    Menger è il mandante: “Tornate ad Aristotele”. Rothbard il più efficace tra i sicari.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...