Il proletariato nel XIX secolo 1/3

Introduzione (noiosa)

La storia è sempre molto più complicata della teoria, perché ogni situazione storica è l’effetto di migliaia di cause precedenti, che interagiscono spesso tra loro in maniera complessa e imprevedibile. Non c’è molto di che stupirsi quindi se esistono non meno di una dozzina di spiegazioni – più o meno convincenti – della Grande Depressione, e se il tempo – e il progresso della teoria economica – porta non ad una convergenza verso una sola spiegazione "vera", ma ad un ulteriore aumento del numero delle spiegazioni possibili. La moltiplicazione delle interpretazioni dei fenomeni storici è l’inevitabile conseguenza della maggiore sofisticaziione della teoria economica, e della difficoltà – se non l’impossibilità – di arrivare ad un "experimentum crucis" in grado di eliminare le spiegazioni non vere nel campo della ricerca scientifica in campo sociale rende questo fiorire di spiegazioni un fenomeno pressoché incontrollabile.

E in economia ci sono i numeri. Figuriamoci cosa succede nell’interpretazione dei fenomeni storici meno intrinsecamente quantitativi e fondamentalmente ancora più complessi di quelli economici, quindi. Non ho grandi conoscenze di storia, disciplina che mi affascina ma che non trovo mai il tempo di approfondire, ma devo dire che spesso ho l’impressione che al disastro potenziale (per coloro che apprezzano l’ordine anche a costo della significatività) di un fiorire incontrollato di analisi storiche ci si oppone efficacemente tramite l’uso di spiegazioni semplicistiche, per non dire fideistiche, e tramite la rimozione – consapevole o meno – di gran parte delle teorie sociali. Il risultato è che una parte degli storici non fa che usare gli strumenti più antiquati e semplicistici delle scienze sociali, o semplicemente applicare il "comune sentire" teorico, che nel campo della storia economica non è spesso altro che una versione volgare del keynesismo.

Non sapendo io granché di storia, devo dire che le storie strappalacrime alla Dickens o Hugo sulla povertà nel XIX secolo, che sono molto probabilmente realistiche, hanno per me una certa credibilità e in qualche modo sembrano confermare i luoghi comuni sulle conquiste della legislazione sociale del XX secolo. Anche se ci sono delle eccezioni, come la raccolta di saggi messi assieme da Hayek in "Capitalism and the historians", che mostrano come la condizione degli operai nel XIX secolo era in realtà migliore di quanto le classi agiate cittadine inglesi del XIX ritenessero (probabilmente nei sobborghi industriali non mettevano mai piede). Non sono uno storico e non so se quei saggi fossero o meno realistici, così analizzerò quel poco che so in maniera piuttosto teorica, senza badare troppo ai dettagli, non conoscendoli.

Bisogna cioè chiedersi quanti significative siano queste informazioni (prossimo post) e quali siano le conseguenze di politica economica (ultimo post).

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3 risposte a Il proletariato nel XIX secolo 1/3

  1. Kaelidan ha detto:

    Neanche due giorni ci hai messo a scrivere il primo post 😉

  2. Libertarian ha detto:

    Ho scritto anche gli altri. 🙂

  3. Kaelidan ha detto:

    Sono sempre più convinto che tu in realtà sia una macchina

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