Il proletariato nel XIX secolo 2/3

Nel precedente post mi chiedevo: cosa possiamo dedurre dal fatto che le condizioni salariali, lavorative e sanitarie dei lavoratori inglesi del XIX secolo fossero inferiori a quelle dei lavoratori occidentali del tardo XX secolo? Praticamente, niente.

Ciò dimostra innanzitutto che cento anni di crescita economica hanno migliorato le condizioni di vita delle persone, il che è ovviamente banale: un confronto sensato non può essere fatto dopo un secolo di crescita economica. Può anche dimostrare che cento anni di progresso tecnologico hanno avuto un impatto notevole su salari, salute, servizi: antibiotici, elettricità, automobili, aerei, computer, chirurgia… sarebbe strano anche solo pensare che un confronto tra due situazioni che differiscono per tutte queste cose possa essere significativo. Io oggi sono molto più robusto di Mike Tyson quando aveva quattro anni: questo non dimostra che se ora lo incontro sul ring vinco io. La risposta più sensata all’argomento "nel XIX le condizioni dei lavoratori erano molto peggiori di adesso" è quindi "è vero! e internet era lentissimo!".

La domanda va riformulata in un altro modo: come stavano gli operai inglesi del XIX rispetto agli altri lavoratori, o ai braccianti agricoli? Oppure: come stavano gli inglesi rispetto a popoli meno industrializzati, come gli irlandesi?

Mi sembra evidente che gli inglesi vivessero molto meglio degli irlandesi, segno che la rivoluzione industriale beneficiò sin da subito le masse: la carestia del 1848 non mietette vittime tra gli inglesi agli stessi ritmi con cui uccise gli irlandesi; i secondi andavano in Inghilterra a lavorare, e non mi risulta che accadesse il contrario. I braccianti inglesi che andavano nelle città industriali non erano costretti ad andarci: i signori terrieri, che avevano molto potere politico, di certo non ne erano contenti, e in diverse occasioni, infatti, cercarono di aumentare i loro salari a spese del fisco attraverso misure redistributive a favore dei braccianti (il potere di elargire favori è, appunto, potere, e non c’è potere più grande, quindi, dei politici che stanno dietro la gigantesca macchina dello stato sociale). Se i braccianti andavano nelle fabbriche, perché ci andavano? Per lavorare 16 ore e guadagnare niente? Ovviamente no: ci andavano perché stavano meglio in fabbrica. Stavano meglio nonostante la mancanza di fognature di molti sobborghi costruiti in quattro e quattr’otto da impresari edili sorpresi dalla Rivoluzione Industriale, stavano meglio nonostante le 10-12-14 ore di lavoro quotidiano, eccetera. Mi sembra di ricordare che la popolazione aumentava a dismisura, e una popolazione impoverita come fa a crescere così rapidamente? Evidentementemente stavano meglio.

Appurato quindi che gli inglesi stavano meglio dei loro vicini – perché avevano le fabbriche – e che gli operai stavano meglio dei braccianti – perché non erano certo costretti ad andare a Liverpool dalle campagne – che rimane dell’argomento? Che è meglio avere la penicillina che non averla? Che è meglio guadagnare tanto che guadagnare poco? E che scoperta!

Un argomento migliore è che gli operai comunque facevano un lavoro peggiore degli artigiani. Questo forse è vero, anche se bisogna dire che prima della rivoluzione industriale e prima quindi della produzione di massa le masse vivevano negli stenti. Il problema di questo argomento è: how many? Quanti artigiani c’erano? Poteva l’artigianato dare un futuro a tre, sei, dieci milioni di inglesi? Prima della rivoluzione industriale, si credeva che l’Inghilterra fosse sovrappopolata e che l’unica speranza fosse l’emigrazione in America. E’ molto più verosimile che, come disse Mises, la rivoluzione industriale dette un lavoro a milioni di persone che non avrebbero potuto far altro che morire di fame, nel vecchio sistema.

A questo punto, occorre porsi delle domande di politica economica.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in economia - articoli. Contrassegna il permalink.

7 risposte a Il proletariato nel XIX secolo 2/3

  1. bobbysands ha detto:

    c’è una conclusione sbagliata, perché non tiene conto di un fatto storico: tra il XVIII e il XIX secolo le terre comuni (all’epoca il 20% della superficie coltivabile britannica) diventarono enclosure con appositi act approvati dal parlamento.

    quindi sulla spontaneità delle migliaia di contadini impoveriti che andavano ad inurbarsi ci sarebbe molto da discutere (un po’ come dire che negli anni ’30 gli ebrei lasciarono in massa la germania perché stavano meglio negli stati uniti).

  2. Libertarian ha detto:

    questo è vero, me l’ero dimenticato. mi ero riproposto in passato di studiarle meglio, ma non l’ho mai fatto.

    le enclosure possono essere viste come una riallocazione dei diritti di proprietà che aumenta l’efficienza oppure come un’ingiusta espropriazione praticamente senza compensazione. Probabilmente furono entrambe le cose assieme.

  3. Wellington ha detto:

    Ci siamo imbattuti altre volte su questo blog nella storia delle enclosures e io personalmente ho sempre (e lo faccio anche stavolta) dovuto confessare la mia poca conoscenza in materia.

    Quella da te citata (i contadini scacciati in enorme numero dalle enclosures diventati operai) mi risulta essere una teoria storiografica marxista contestata da altri storici.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Enclosure

    Ma non so abbastanza dei fatti per trarre conclusioni.

    Ho letto anche altrove, non ricordo dove, che uno dei fattori alla base della politica delle enclosures nel periodo XVIII-XIX Secolo sia stata la volontà di modernizzare l’agricultura per produrre di più e rendere la Gran Bretagna maggiormente autosufficiente da un punto di vista alimentare, tema fortemente sentito durante le guerre napoleoniche.

    Non so se la cosa abbia avuto successo, ma se la politica delle enclosures effettivamente aumentò la produzione alimentare è probabile che abbia salvato dalla fame più persone di quelle che mandò a lavorare nelle fabbriche.

  4. Libertarian ha detto:

    Se prendo per buona la mia doppia interpretazione, abbiamo:

    A. Situazione iniziale con produzione inefficiente per mancanza di proprietà privata, con milioni di contadini poveri che traggono sostentamento dall’usare inefficientemente la terra.

    B. Situazione finale dove milioni di contadini poveri vanno in fabbrica, la produzione industriale e agricola aumenta diverse volte, l’efficienza aumenta.

    Il problema è che nel passaggio da B ad A probabilmente alcuni hanno ottenuto terra che in passato era stata usata da altri. Probabilmente l’ottimo liberale sarebbe stato un:

    B’: enclosure con risarcimento, in modo da dare una rendita (anche in natura) in base alla maggiore produzione agricola ai vecchi beneficiari; oppure addirittura un capitale (ottenuto dalla privatizzazione dei terreni).

    Il peggiore die mondi possibili era A, in ogni caso, visto che probabilmente ogni kmq di superficie produceva pochissimo, con mandried di buoi che passavano sul grano appena seminato e cacciatori che sparavano ai bambini che raccoglievano legna. 🙂

  5. bobbysands ha detto:

    qualcosa sul tema c’è in “the iron fist behind the invisible hand” di carson.

    detto questo, se ci riferiamo agli individui il discorso dell’efficienza non ha molto senso. ne ha se li collezioniamo nell’insieme “UK”.

    infatti, se vediamo la cosa dal punto di vista degli individui non ci sono dubbi che i peasants avrebbero preferito continuare a godere del loro reddito guadagnato inefficientemente, invece di doversi spostare e accettare un lavoro peggiore.

    in buona sostanza, in B abbiamo che i primi operai non avevano un tenore di vita migliore di quando erano contadini. su di loro è stato scaricato il costo di un processo accelerato artificialmente dallo stato a beneficio di imprenditori e della nascente classe “mediana” (il tenore di vita mediano sarebbe divenuto medio dopo vari decenni).

    si può discutere se l’industrializzazione avesse bisogno di quel costo del lavoro per decollare (e quindi sia stata effettivamente una iniquità necessaria ad avviare lo sviluppo), a me però pare evidente che lo stato (di concerto con i capitalisti) abbia agito in modo tale non solo rinviare il premio dell’industrializzazione di alcune generazioni per gli operai, ma da far pagare a loro i costi del processo.

    insomma: essendo la produzione industriale una buona idea, avrebbe prevalso comunque. se lo stato non fosse intervenuto per accelerarne lo sviluppo, questo non avrebbe però assunto i connotati profondamente iniqui che ha avuto.

  6. Libertarian ha detto:

    Questo è possibile.

  7. broncobilli ha detto:

    Una storia parallela, che riguarda gli USA, è narrata qui: gli schiavi neri avevano un tenore di vita superiore a quello degli operai di detroit. La cosa imbarazzante fu che il tenore di vita medio degli schiavi superava di gran lunga anche quello dei neri liberi. E cio’ ancora dopo parecchi anni dalla Guerra di Secessione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...