Fatti e valori 9/n

Wertfreiheit e scienza

La distinzione tra fatti e valori è centrale nel progresso della scienza: l’alternativa è la scienza ideologica, che non è e non può essere scienza. I valori riguardano preferenze: dicono cosa ci piace e cosa non ci piace; la scienza riguarda fatti: ci dice cosa è vero e cosa è falso. Una cosa è vera o falsa indipendentemente dai nostri gusti. Nel momento in cui la validità di una dottrina viene fatta dipendere dalle sue conseguenze politiche, la ricerca scientifica va a farsi benedire: è una questione di onestà intellettuale, perché il fine della ricerca è la verità. È per questo che la Wertfreiheit è nata, con Weber, in opposizione agli ideologi da quattro soldi della giovane Scuola storica tedesca di economia.

Un tipico errore è confondere la posizione dello scienziato come scienziato con quella dello scienziato come individuo. Che come scienziato non abbia nulla da dire sulla desiderabilità dei fini si deduce dall’inderivabilità dei valori dai fatti; che come individuo debba seguire la stessa massima è contrario alla sua natura in quanto homo agens. Semplicemente, la scienza non ci aiuta – se non chiarendo le questioni – a scegliere ciò che è giusto.

Mises, “Human action”: “Praxeology is indifferent to the ultimate goals of action. Its findings are valid for all kinds of action irrespective of the ends aimed at. It is a science of means, not of ends. It applies the term happiness in a purely formal sense. In the praxeological terminology the proposition: man’s unique aim is to attain happiness, is tautological. It does not imply any statement about the state of affairs from which man expects happiness.

Ad impossibilia nemo tenetur

Nessuno può essere criticato per non riuscire a fare una cosa impossibile: ad impossibilia nemo tenetur, e questo vale in filosofia come in ogni altro ambito della vita umana. Un fondamento razionale della morale è impossibile, e quindi non ha senso criticare chi non riesce a fondare una morale razionale; al contrario, è possibile criticare chi si illude di esserci riuscito, mettendo in mostra i non sequitur impliciti nel ragionamento.

Consideriamo il paralogismo “se non esistono valori assoluti, perché scegli quello che scegli, anziché darti alla droga?”. Prima si parte dal presupposto che, se non esistono valori assoluti, allora non ne esistono di contingenti (forse si potrebbe parlare di “fallacia platonica”), il che è arbitrario; poi, si sceglie un particolare fine (drogarsi) quando si poteva scegliere qualsiasi altra cosa (come leggere questo post), senza in realtà rendersi conto che il relativismo non porta a nulla dal punto di vista sostanziale. Ma in realtà il problema più grosso – la fallacia positivista (può sembrar strano, ma vale anche per i giusnaturalisti) – è che si ritiene che una cosa non esista, o sia sbagliata, o sia irrilevante se non ha un fondamento logico preciso ed incontrovertibile, se, cioè, non è “posita”. Il punto è che la morale non ha fondamento razionale, ma arazionale (o extrarazionale), e cercare di imporre un fondamento logico come precondizione per una discussione etica è un errore di “ad impossibilia nemo tenetur”, appunto.

Rothbard, “The ethics of liberty”: “But how does Mises know that some advocates of price control do not want shortages? They may, for example, be socialists, anxious to use the controls as a step toward full collectivism. Some may be egalitarians who prefer shortages because the rich will not be able to use their money to buy more of the product than poorer people. Some may be nihilists, eager to see shortages of goods.[…] There is another and very different way however, that Mises attempts to reconcile his passionate advocacy of laissez faire with the absolute value freedom of the scientist. This is to take a position much more compatible with praxeology: by recognizing that the economist qua economist can only trace chains of cause and effect and may not engage in value judgments or advocate public policy. This route of Mises concedes that the economic scientist cannot advocate laissez faire, but then adds that he as a citizen can do so.[…] Thus, while praxeological economic theory is extremely useful for providing data and knowledge for framing economic policy, it cannot be sufficient by itself to enable the economist to make any value pronouncements or to advocate any public policy whatsoever. More specifically, Ludwig von Mises to the contrary notwithstanding, neither praxeological economics nor Mises’s utilitarian liberalism is sufficient to make the case for laissez faire and the free-market economy. To make such a case, one must go beyond economics and utilitarianism to establish an objective ethics which affirms the overriding value of liberty, and morally condemns all forms of statism, from egalitarianism to “the murder of redheads,” as well as such goals as the lust for power and the satisfaction of envy. To make the full case for liberty, one cannot be a methodological slave to every goal that the majority of the public might happen to cherish.

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2 risposte a Fatti e valori 9/n

  1. ilbuffone ha detto:

    "mi piace la pasta" indica una preferenza soggettiva, eppure indica anche un fatto, falsificabile come è falsificabile la predizione dell'orbita di un satellite.

  2. Libertarian ha detto:

    Yes. Si tratta di un giudizio di valore in un significato, e di un giudizio di fatto riguardante un giudizio di valore nell'altro. Il secondo è scientificamente analizzabile, infatti è vero o falso.

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