Diritti positivi (2/3)

Quando un bene o servizio è dichiarato diritto positivo, il mercato è automaticamente impossibilitato a fornirlo, se non per il tramite delle istituzioni politiche (appalti, monopoli, charter, finanziamenti pubblici…). In sostanza, è possibile fornire un diritto positivo solo tramite il socialismo (produzione statale) o il "capitalismo di stato", che non assomiglia molto al capitalismo e tecnicamente non è di stato, ma è certamente più di stato che capitalismo.

La ragione è semplice: se qualcosa è un diritto positivo, allora deve essere gratis, perché deve essere fornito indipendentemente dalla capacità dell’individuo di pagarla. Questo significa che occorra curare, sfamare, educare e/o difendere (esempi di diritti positiv) anche chi non vuole o non può lavorare, e quindi non potrebbe pagarsi neanche il pane e l’acqua. Questo esempio è volutamente esagerato perché in realtà è raro che ciò accada, se non altro perché il capitalismo ha prodotto ricchezza per praticamente tutti.

Se una merce è gratuita, non è possibile produrla sul mercato, perché i costi di produzione, necessariamente maggiori di zero (altrimenti la merce non sarebbe scarsa, e sarebbe inutile sia produrla che garantirla come diritto), non possono essere coperti dalla vendita della merce. Il risultato è un’atrofia del mercato: nel dominio del diritto positivo non vi può essere scambio, produzione e consumo come su un normale libero mercato.

E’ quindi necessario trovare metodi alternativi di produzione, che possono andare dalla nazionalizzazione completa della produzione al sovvenzionamento dei produttori a spese dei contribuenti. Entrambe le soluzioni si prestano a notevoli inefficienze, e tendono a portare corruzione. Inoltre, per come funziona la politica, è normale che questi meccanismi andranno quasi sempre a favore delle lobby organizzate e non della popolazione, che quindi pagherà moltissimo (in termini di tasse, ma anche di mancata crescita e ricchezza non prodotta) per i beni che a livello individuale sembrano gratuiti.

Siccome si tende a considerare diritto positivo qualsiasi merce importante, dall’abitazione alle cure mediche, si arriva al risultato assurdo secondo cui il mercato è impossibilitato a funzionare proprio per quanto riguarda la produzione di merci importanti: così per i videogame e i gioielli ci sarà un’efficiente struttura produttiva, mentre per le produzioni agricole o l’estrazione di petrolio invece ci saranno sprechi enormi*. Più l’estensione dei diritti positivi aumenta, quindi, peggio sarà per il mercato, e maggiore sarà il potere del settore pubblico, cioè della classe politica, sul resto della società. La società nel suo complesso, normalmente, ci perde, perché la politica produrrà beni e servizi peggio del mercato, salvo nei rari casi di gravi fallimenti del mercato (semplici fallimenti del mercato non sono sufficienti, perché mai riuscirebbero a compensare gli enormi tipici fallimenti della politica).

Come se non bastasse, la gratuità (fittizia, ma pur sempre rilevante ai margini) delle merci in questione genererà un aumento scriteriato della domanda, e quindi tutti cercheranno di accaparrarsi beni e servizi perché tanto saranno pagati da tutti indiscriminatamente. Il risultato sarà un uso scriteriato di risorse scarse, che è un’altra forma di inefficienza. Tutto sommato, perché contenersi se tanto a pagare saremo tutti? E’ una tragedia dei beni comuni, come quando al ristorante si paga alla romana e, siccome su N commensali ognuno contribuisce solo 1/N al conto totale, tutti ordinano i piatti più costosi, anche se in condizioni normali non li sceglierebbero.

Se poi la cosa va avanti, e invece di interessare due o tre mercati interessa mille mercati, allora avremo la sparizione del sistema dei prezzi (o di un sistema dei prezzi significativo, il che è la stessa cosa) necessario alla produzione di questi beni e servizi, e a questo punto anche solo avvicinarsi ad un anno-luce dall’efficienza produttiva sarà impossibile.

* Un canadese ebbe i calcoli e dovette aspettare sei mesi (con i calcoli!) per essere operato da un medico nel settore pubblico; dopo un po’ di tempo il suo cavallo ebbe i calcoli e fu operato dal veterinario privato dopo tre giorni. Non so se la storia è vera, ma è una conseguenza molto probabile.

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4 risposte a Diritti positivi (2/3)

  1. LudovicoMises ha detto:

    Una soluzione a questi problemi potrebbe essere quella di dare sussidi ai poveri per pagarsi i servizi essenziali, lasciandoli però nelle mani di imprese private in un mercato liberalizzato.

  2. Libertarian ha detto:

    Non si risolve granché perché la classe politica fa le leggi. Se le riforme vanno contro i loro interessi, non si fanno, o si distorcono. In realtà, non ci potrà essere più libertà se non cambiamo le istituzioni democratiche, allo stato attuale è troppo facile per le elite prendere in giro il resto della società. Il problema è che la classe politica non si può togliere i privilegi da sola.

  3. z3ruel ha detto:

    Ciao L., scusa l’OT, ma è in fase di organizzazione una cena/pizzata/ritrovo/quel che l’è per bloggers libertarian o giù di lì. Per come si sta mettendo è facile anche che la si farà a Roma:

    http://residenclave.wordpress.com/2009/09/07/liberty-dinner/

    Quando puoi passa dai commenti. La vera impresa sarà trovare una data che vada bene a tutti, ma non avendo fretta, credo che ce la si possa anche fare.

    Ciao ciao

  4. z3ruel ha detto:

    Dimenticavo, l’invito è valido per chiunque passi di qui. Per cui, spargete la voce!

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