Monetizziamo la disoccupazione!

Normalmente le banche centrali monetizzano titoli di Stato. La BCE per statuto può monetizzare anche obbligazioni private e addirittura strutturate (già da ben prima della crisi finanziaria), anche se con un tasso di sconto maggiore per via del maggior rischio. La Fed fino al 2007 credo monetizzasse solo titoli di Stato, ma alla finestra di sconto (facility in condizioni normali trascurabile rispetto alle operazioni di mercato aperto) accettava anche titoli privati.

Il punto è che qualsiasi cosa può essere monetizzata, anche le sedie e i libri: basta darli alla banca centrale in cambio di denaro, e poi restituirli (supponendo operazioni a pronti) dopo qualche giorno. Siccome la Fed, e credo in misura minore la BCE, ha monetizzato di tutto, ormai, anche i coriandoli (come le obbligazioni strutturate), è ora di fare un passo avanti e monetizzare la disoccupazione.

L’idea è semplice: si prende un disoccupato e lo si assume a tempo determinato alla Federal Reserve, con mansioni inutili come contare il debito pubblico americano (un dollaro alla volta) o fare studi sul culto della personalità da Mussolini a Obama (per i disoccupati umanistici che non sanno contare). In cambio si riceve uno stipendio con banconote nuove di zecca, consegnate direttamente in mano (per bypassare il sistema bancario).

Il risultato sarebbe un aumento della domanda aggregata e quindi, grazie al moltiplicatore keynesiano, un aumento della produzione. I prezzi rimarranno stabili perché c’è capacità produttiva inutilizzata, e l’aumento della redditività migliorerà i conti delle banche e delle aziende.

Mi sembra un’idea geniale. Mi chiedo però perché non l’abbia già proposta Krugman.

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5 risposte a Monetizziamo la disoccupazione!

  1. HagenRoy ha detto:

    Ci hai preso gusto coi post a sfondo umoristico, eh? Ma guarda che l’antifrasi è la figura retorica dei beninformati! 😉
    Qualcuno penserà a una svolta neokeynesiana…

  2. Libertarian ha detto:

    Beh, dovrò pure farmi quattro risate per sfuggire allo stress. 🙂

    Ancora non riesco a pensare all’unica cosa intelligente che mi viene da dire in questo periodo. Ed è una settimana che l’ho in mente. 😀

  3. Wellington ha detto:

    Allora quasi quasi mi disoccupo.

  4. ilbuffone ha detto:

    già che ci sono ma chiè dunque che beneficia dell’effeto cantillon in genere? chi da titoli di stato allo stato?

  5. Libertarian ha detto:

    Beneficia dell’Effetto Cantillon chiunque riceva moneta prima che diventi inflazione, cioè chiunque si può recare su un qualsiasi mercato a togliere risorse reali ad alcuni a suo beneficio.

    I bondholders sono sempre PERDENTI, perché guadagnano di meno dopo che la banca centrale ha tagliato i tassi.

    Lo stato è vincente, perché guadagna soldi sugli interessi dei titoli monetizzati (poca roba: qualche miliardo l’anno), e perché paga meno interessi sul debito.

    In linea di massima tutti i debitori sono vincitori, per lo stesso motivo dello stato.

    Le aziende possono prendere a prestito a costi inferiori e quindi sono vincitrici, questo significa che le azioni salgono di valore (questo comporta una complicazione: alcuni tipi di creditori ci guadagnano! Quelli che investono in azioni: il punto è che nel lungo termine staranno comprando una bolla).

    Alcune aziende possono perdere: ad esempio un’azienda poco capital intensive può subire la concorrenza di un’azienda capital intensive submarginale che diventa sovramarginale col taglio dei tassi. Il che tradotto in italiano significa che sarebbe stato economicamente efficiente non investire, ma si è investito, e chi ha investito costringe a perdite chi non lo ha fatto.

    Tutti pagano poi in generale sotto forma di inflazione e instabilità, ma questo non è un vero e proprio trasferimento di risorse.

    Un’altra categoria dubbia sono i consumatori: in un mondo normale dovrebbero perdere perché le aziende hanno maggiore potere d’acquisto rispetto a loro quando i tassi si abbassano (salvo per il credito al consumo, che ovviamente aumenta come il credito per le aziende). Inoltre i consumatori hanno maggiore ricchezza perché il boom riduce la disoccupazione e aumenta i salari.

    Il problema è che investimenti e consumi possono aumentare assieme, e normalmente lo fanno, in presenza di crescita economica (quindi si potrebbe dire che i consumi diminuiscono relativamente ad una situazione controfattuale inosservabile); oppure si può investire insufficientemente in infrastrutture (consumo di capitale) e capitale fisso e quindi aumentare investimenti e consumi illudendosi che gli investimenti siano sufficienti (questo è complicatissimo).

    In linea di massima l’aumento dei consumi durante il boom è parte giustificato e parte un’illusione (o meglio un errore di valutazione). Negli ultimi 10 anni l’aumento dei consumi è poi stato absato solo sull’indebitamento.

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