Cult of Personality

Mi è stato detto che è importante avere un negro alla Casa Bianca perché così i piccoli negretti che vivono ad Harlem si gasano e invece di spacciare droga si mettono a studiare. Questa politica di preventive crime control funzionerà? O sarà come i terroni che nonostante Napolitano al Quirinale sempre terroni rimangono?

Decisamente c’è molta gente che ha bisogno di miti e illusioni che a me non servono, ciò non toglie che sono cosciente della loro esistenza (e dormirei più tranquillo se non esistessero).

Quello che mi chiedo è se tra qualche anno l’ex bambino nero che si era sentito motivato perché Obama era visto come un santo, però per quello che era e rappresentava e non per quello che faceva, non si sentirà poi pieno di complessi pensando che alla fine la gente gli dirà di sì perché è nero e senza nessun altro motivo, proprio come con Obama. Tutto sommato, se mi fanno correre i 20m ci metto meno tempo di Bolt sui 100m, ma non vado a vantarmi di essere un grande corridore: per ripetere una nota battuta di Obama, degna del precedessore, io al massimo posso vincere alle Paraolimpiadi.

Io, che sono la persona più individualista dell’universo dopo Max Stirner (avevo provato a leggerlo ma senza successo), non riesco a vedere in una persona più della persona stessa, però c’è gente che ci vede, a seconda dei caisi, il nero, l’italiano, la donna, il proletario, il patriota, senza ovviamente contare l’eroe signoraggista che contrasta le cospirazioni dei perfidi banchieri ebrei.

Ora abbiamo un europeo alla Casa Bianca che rischia di completare l’europeizzazione degli USA iniziata da F. D. Roosevelt, e mi pare un costo decisamente irragionevole per avere un poster motivazionale in più da attaccare alle pareti degli appartamenti degli adolescenti di Harlem, dopo quelli di Martin Luther King, Condoleeza Rice e Tiger Woods (e ovviamente Lexington Steele, 40cm di patrimonio artistico).

In fin dei conti, se è vero che l’entusiasmo e il carisma possono servire fini utili (come Churchill durante la battaglia d’Inghilterra o M. L. King con i diritti civili), è molto più facile e molto più frequente che siano pericolosi (Mussolini, Hitler, Stalin, Berlusconi, Obama…), come del resto qualsiasi strumento di spegnimento della razionalità e delle capacità critiche. Come canta il mio filosofo politico preferito, George Corpsegrinder Fisher: "Watching the sheep / Gathering to die / Followers in life / Follow to the grave".

La cosa mi ricorda della spiegazione di Mises del nazionalismo: se un canadese dice "siamo i più grandi giocatori di hockey del mondo" è contento anche se non ha mai messo dei pattini. Comunque so’ mejo io, quando definisco il nazionalismo come quella malattia mentale secondo cui piuttosto che uno schiaffetto da uno straniero si preferisce un pugno in faccia da un connazionale.

Eric Hoffer sottolineava il problema in termini simili: i movimenti di massa sono pieni di scemi che vogliono perdere la propria individualità e nascondersi nel branco, però a volte questi riescono a risolvere problemi che altrimenti non sarebbero stati affrontati (Hoffer fa l’esempio dei diritti civili negli USA), il che si può tradurre in maniera prosaica dicendo che "creano i benefici psichici necessari ad implementare le strategie cooperative vincenti in un paradosso del prigioniero".

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