Mio commento sul mio commento

L’autismo e il solipsismo avanzano e oggi commento un mio commento. O meglio, prometto che lo commenterò, sviluppando alcuni assunti.

Qualche giorno fa ho scritto da Lakeside Capital:

L’output gap è misurato facendo una media dei tassi di crescita. La media è fatta a frequenze del ciclo (5-6 anni?), mentre l’iperestensione economica USA dura perlomeno dalla metà degli anni ‘80, da quando cioè la Fed ha cominciato a fungere da assicurazione per il settore bancario e finanziario.

Quindi le stime di potential output sono errate perché si basano su una traiettoria economica non sostenibile, finanziata da distorsioni strutturali come l’eccesso di rischio, l’eccesso di indebitamento e la canalizzazione di risorse verso settori economicamente non veramente remunerativi (immobiliario, bancario, finanziario, automotive).

Impossibile quindi capire le componenti reali e quelle distorsive delle dinamiche macroeconomiche degli ultimi due decenni, e quindi impossibile capire il path “sostenibile” che potrebbe essere intrapreso. Impossibile, e comunque inutile: le autorità economiche stanno facendo di tutto per perpetuare il path insostenibile, con l’unica differenza che non sembra ci stiano riuscendo, dopo vent’anni di relativa efficacia delle politiche anticicliche (anche se la jobless recovery di inizio secolo doveva far capire che i pasti gratis – si fa per dire – di Greenspan erano arrivati alla frutta).

Se facciamo l’ipotesi che ora si torni verso percorsi di equilibrio, cosa assolutamente falsa:

  • La disoccupazione aumenterà nel breve termine per il panico e nel medio per la ricollocazione strutturale. Nel lungo termine non succede nulla perché la disoccupazione di equilibrio è dovuta alle normali dinamiche di search/match e non all’aggiustamento improvviso di strutture insostenibili.*
  • L’output potenziale è preso tra due forze opposte: da un lato la politica monetaria stimola investimenti e finché dura quindi stimola la crescita; dall’altro riduce l’efficienza del sistema economico spingendo gli agenti a considerare i costi sociali e i benefici privati fino a minare la struttura economica sottostante.

Siccome pare che la crescita dell’ultimo decennio sia stata solo immobiliare e finanziaria, direi che la prima forza è diventata irrilevante rispetto alla seconda. Con l’attuale mole di interventi sarà sempre peggio, vista la sistematica irresponsabilizzazione degli agenti, la socializzazione dei costi, la distruzione della coordinazione di mercato.

Quindi: output potenziale giù (come tassi di crescita se non in senso assoluto) nel breve, nel medio e, se si continua con queste politiche, forse anche nel lungo termine.

Comunque, rigetto interpretazioni EMHiste dei mercati finanziari: la gente faceva equity extraction sulla casa e pensava di poter non risparmiare e di indebitarsi ad libitum perché il mercato era impazzito, non perché lo sviluppo della finanza aveva aperto nuovi paradisi di efficienza.

Il ragionamento di cui sopra si basa su una serie di presupposti:

  • Una dinamica molto complessa del legame tra consumo, investimento, indebitamento e output nelle varie fasi del ciclo;
  • Un’idea inefficientista dei mercati finanziari, che oltre a fare il loro dovere sono anche oggetto di forze distorsive sistematiche che spingono verso un’allocazione economica erronea e una struttura economica-finanziaria instabile e tendente all’inversione (recessione).

Credo che questi due punti non siano chiari perché sono troppo complessi per un commento. Quindi spero di scriverci sopra qualcosa.

* A meno che non si ferma la ristrutturazione economica sine die, come negli anni ’30 o in Giappone negli anni ’90.

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Una risposta a Mio commento sul mio commento

  1. tojuz ha detto:

    riguardo al presupposto 2 ti chiedo una delucidazione. personalmente (da profano, beninteso) penso che vi sia comunque una tendenza all’efficienza da parte dei mercati. Credo che l’emh sia corretta date le informazioni presenti. il problema, che spiega il perché all’atto pratico di efficiente non ci sia na mazza, è che le forze distorcenti sistematiche di cui parli alterano gli input decisionali di cui il mercato si nutre, eliminando il legame che lega i prezzi alla vera necessità economica di fondo. Sono una bestia a spiegarmi, provo con un esempio: se l’economia ha bisogno di mele, ipotizzando un mercato efficiente si giungerebbe ad ottenere il prezzo economicamente rispecchiante la richiesta. ma, se una forza esterna (governo? lobby? una a caso) riuscisse a far credere che, oltre alle mele, l’economia abbia bisogno anche di pere, il mercato tenderebbe a trovare l’allocazione corretta dei due beni, <i>viste le informazioni (falsate) dategli come input decisionali</i>. Ma, mancando il fondamento economico di base (la necessità di pere), il risultato risulterà inefficiente. ma non per un problema di inefficienza del mercato, ma di qualità dell’informazione stessa.

    Attendo quindi con impazienza che "tu ci scriva sopra qualcosa" 🙂

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