A lezione di Economia Austriaca

Mostruoso (nel senso di terrific e non di terrible) commento su Chicago Blog ad opera di un mio illustre collega, come commento ad un posto di Giannino sulla crisi di Dubai:

Il boom insostenibile degli ultimi dieci anni ha prodotto capacità in eccesso in diversi settori, come l’immobiliare e la finanza. Sono abbastanza convinto che anche il settore del commercio internazionale, e quindi anche dei container, sia malinvestito in senso austriaco.

Questa è la giustificazione teorica.

(1) Assumiamo che il boom americano comporti un eccesso di consumi per gli americani.

(2) Assumiamo che questo eccesso di consumi sia finanziato da debito estero, cioè dia luogo ad un deficit commerciale.

(3) Assumiamo che il creditore estero del consumatore americano (ma anche dell’azienda americana che non trova sul mercato creditizio interno le risorse per via dell’insufficienza dei risparmi) sia disponibile ad una tale follia.

Allora, siccome la domanda nazionale in un’economia aperta è Y=C+S+T+M (consumi, investimenti, spesa pubblica e importazioni) e l’offerta nazionale è Y=C+I+G+X (consumi, risparmi, tasse ed esportazioni), si ha l’identità contabile: I = S+(T-G)+(M-X), che dice che gli investimenti interni sono finanziati o dal deficit commerciale (M-X) o dai risparmi interni (S) o dal risparmio pubblico (T-G), che però è quasi sempre negativo.

Di conseguenza, un difetto di S che non comporti un crollo di I, al di là della dinamica di T-G che mi sembra irrilevante, è possibile solo se una parte cospicua della produzione è fatta all’estero e non internamente.

Di conseguenza, occorre produrre all’estero e quindi trasportare i beni a livello globale. Questo provoca due boom di tipo insostenibile (nel senso che sono la conseguenza diretta del boom insostenibile iniziale, quello del cosnumo americano, e che vivranno e moriranno con esso):

1. boom della redditività degli investimenti in produzioni estere (detto anche “crescita economica cinese”)
2. boom della redditività degli investimenti in trasporto internazionale (detto anche “sovracapacità dei container”)

Ne risulta che il ripristino dell’equilibrio macroeconomico deve implicare una riduzione della crescita cinese (che si sta industrializzando a spese degli USA, guadagnando capacità industriale accumulando titoli finanziari in dollari) e un crollo del commercio internazionale e quindi degli investimenti collegati.

In poche parole, la globalizzazione è in parte frutto della divisione internazionale del lavoro e quindi è buona. In parte è frutto delle politiche di Greenspan e Bernanke, e questa componente è insostenibile nel lungo termine.

La relativa importanza dei due fattori non è determinabile teoricamente, però il fatto che ci sia stato un tracollo del commercio internazionale milita a favore di una rilevanza del secondo fattore. D’altra parte, il tracollo potrebbe anche avere altre origini, come un undershooting del commercio legato non a fenomeni austriaci di insosnteibilità strutturale, ma a fenomeni keynesiani di rigidità di breve termine che riducono eccessivamente la domanda aggregata.

Non sapremo mai quale tesi è giusta perché le autorità economiche non vogliono che il mercato torni all’equilibrio.

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