The General Whim

"If we are to argue that the will of the citizens per se is a political factor entitled to respect, it must first exist. That is to say, it must be something more than an indeterminate bundle of vague impulses loosely playing about given slogans and mistaken impressions."

Schumpeter

Qui (articolo interessante, che persevera nel wishful thinking libertario secondo cui non esisterebbero armi atomiche se non ci fosse lo Stato).

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5 risposte a The General Whim

  1. Wellington ha detto:

    Be’ sono sicuro che non appena al mondo ci saranno solo dittature totalitarie ci sarà la pace globale.

    "non esisterebbero armi atomiche se non ci fosse lo Stato"

    Lo penso anch’io. Esisterebbero solo le armi nucleari. Ma niente paura, ho già un progetto per sostituirle con missili da crociera ipersonici a lungo raggio. E vedremo quanto gli piacerà beccarsi una tonnellata di peso a MACH 25 di velocità sul grugno.

    Non ho capito se nel titolo "General" è un grado militare oppure un aggettivo.

    E poi quando leggo questi articoli libertari che dimostrano inequivocabilmente che gli USA erano un posto infinitamente più libero (e in generale migliore) nei bei tempi andati (anche se non ho mai ben afferrato quali, dato che per i Libertari tutto ciò che è accaduto in Nord America dal 1783 in poi sembra essere un peggioramento della situazione) mi scappa di pensare che alla fin fine questo è un questione di punti di vista. Credo che Barack Obama sia molto più libero come inquilino della Casa Bianca che come raccoglitore di cotone, anche se molti potrebbero argomentare che riuscirebbe meglio come secondo che come primo. Forse lo "afterward consent" deriva semplicemente dal fatto che la gente preferisce la situazione che segue a quella che la precedeva. I Libertari (come i marxisti) parlano sempre come se "la gente" venisse ingannata, trascinata contro la sua volontà oppure costretta, ma tutto sommato io non credo. E tra l’altro non mi sembra granché libertario, dire "contenti voi" lo sarebbe molto di più.

  2. Libertarian ha detto:

    La frase di Schumpeter, nonché buona parte dell’articolo, mostra correttamente un problema esistente, nella vita privata si bilanciano costi e benefici privati, nella vita pubblica no, e quindi l’ignoranza e l’irrazionalità sono molto più gravi.

    Questo problema di public choice è indipendente dal velleitarismo dell’età dell’oro o dall’ignoranza di relazioni internazionali.

    Su Obama che sta meglio alla Casa Bianca che in piantagione, e gli americani che starebbero meglio nel caso contrario (mettendo per par condicio anche Bush in piantagione), concordo. 🙂

  3. LibnonLab ha detto:

    Di tutto un pò. La gente non preferisce semplicemente  la situazione seguente a quella precedenza. Si argomenta sovente,soprattutto dopo Hoppe, che sia nella natura stessa della democrazia permettere e favorire le persone a dare il peggio di se. Ma anche che è l’anarchismo libertario ad essere la "società naturale". Vezzo dei libertari giusnaturalisti, una certa schizofrenia non guasta. Anche in un modo dominato da sempre da entità politiche "violente"(statali).

  4. Libertarian ha detto:

    La pars costruens latita (l’anarcocapitalismo come alternativa politica reale) e la pars destruens è corretta (i problemi strutturali della democrazia). Lamentarsi dei liberali perché la loro pars costruens latita non prova granché sulla pars construens libertaria. Penso che il problema sia la mancanza di una strategia per la libertà, da ambo i lati. A questo punto le illusioni reciproche (anarcocapitalismo o ripristino del costituzionalismo liberale tramite processi politici) servono per non ammettere a sé stessi il problema. Boh.

  5. LibnonLab ha detto:

    No, più prosaicamente parlavo dell’idea che vede nell’attuale società un errore dell’uomo che presto la natura correggierà, non di quanto belle siano le democrazie. Siccome si parlava di wishiful thinking questo mi è saltato in testa.
    In compenso il primato dello storicismo messianico dei marxisti rimane imbattibile. Per i libertari può essere al limite un vizio,contingente,per i marxisti un requisito teorico,fondamentale.

    Sulle strategie libertarie non saprei che dire, le idee sono dannatamente impopolari e quasi sempre note una per una,mentre i sistemi coerenti che le incorporano semplicemnte sconosciuti. In compenso qualsiasi tizio che parli di mercati a prezzi di costo spopola nelle librerie. Forse perchè i libertari non ti garantiscono la pagnotta. E che soprattuto non la garantiscono agli intellettuali.

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