NGDP?

La cosa non mi ha mai convinto e Salerno eprime i miei dubbi con concisione. Speriamo in una replica.

Usare argomenti che sono forse validi nel free banking per descrivere il mondo attuale è assurdo: nel mondo attuale non c’è iniezione di moneta che non influenzi anche il credito, non è possibile avere una politica di stabilizzazione di MV senza influenzare l’equilibrio dei mercati finanziari. Se i moltiplicatori crescono troppo durante il boom, devono necessariamente scendere. Se questo implica una riduzione di M, non è aumentando la base monetaria che si stabilizza il PIL nominale. Idem per V: se la crisi rende l’intermediazione finanziaria più inefficiente, non è aumentando la base monetaria o tagliando l’interesse che il problema si risolve. Se la politica monetaria è efficace, pospone il riaggiustamento, se è inefficace, comunque lo ritarda, e in più non è in grado di stabilizzare MV, come non lo è stata in Giappone.

NB: NGDP = MV = PQ: il pil nominale è pari all’offerta di moneta per la velocità di circolazione, che è pari alla produzione per il livello dei prezzi.

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4 risposte a NGDP?

  1. broncobilli ha detto:

    White mi convince. Ma devo anche ammettere che è il ciclo austriaco a non avermi mai veramente convinto.

    Se la politica monetaria è efficace, pospone il riaggiustamento…

    Quindi la politica monetaria è in grado di farci uscire dalla “trappola della liquidità“, è già un primo risultato. Di solito il fronte più caldo è proprio questo.

    Ma perchè mai l’ imprenditore (finanziario) dovrebbe sbagliare sistematicamente i suoi investimenti senza “aggiustarli”?

    I tassi bassi lo “ingannano”? Ma i tassi bassi compensano i prezzi stagnanti e l’ incertezza “innaturale” che collassa la circolazione. Il tasso reale pesato dall’ incertezza (ambito della scelta) non cambia.

    Capisco comunque che l’ “austriaco” non possa accettarlo.

    Così come Keynes postulava un’ irrazionalità dei sindacati (che guardano solo al salario nominale), l’ “austriaco” postula una sfiducia di fondo nell’ imprenditore.

    Dal buco si esce solo con deflazione o inflazione. Solo che se il buco è anche una trappola della liquidità la deflazione è impotente (l’ investimento migliore è la liquidità), senza contare i problemi di coordinamento che pone percorrere quel sentiero.

    Sì ma il Giappone? Forse non è così decisivo.
    ciao

  2. Libertarian ha detto:

    La trappola per la liquidità non esiste. Esistono sistemi bancari così mal ridotti da non poter perpetuare l’inflazione, e prezzi relativi così risicati da non dare abbastanza spread per poterla renderla proficua.

    La politica monetaria, con qualche problema, può trasformare qualsiasi deflazione in una stagnazione, per quello non ci vuole nulla. Strano che in Giappone non ci siano riusciti, ma pare che non volessero alzare le aspettative inflazionistiche.

    Efficacia significa non-neutralità: che la moneta sia efficace è ovvio in economia austriaca, tranne quando si rompe il sistema di creazione del credito, come in Giappone. L’efficacia è dannosa, però.

    "Ma perchè mai l’ imprenditore (finanziario) dovrebbe sbagliare sistematicamente i suoi investimenti senza "aggiustarli"?"

    Non lo so, su questo manca qualche microfondamento. Però è evidente che facciano così, quindi la domanda non è se, ma perché. Siccome il problema c’è, e gli errori sono sistematici e sempre "con lo stesso segno", e questo capita ogni decina d’anni ad ogni recessione, c’è indubbiamente una regolarità da spiegare. La spiegazione migliore finora è quella di Carilli e Dempster, ma non è completa. Fecero un paper sul paradosso del prigioniero, nel 2001, in cui l’imprenditore razionalmente sceglieva di malinvestire perché se non l’avesse fatto sarebbe morto prima (per la competizione degli altri imprenditori. In teoria poteva esistere una soluzione "cooperate", ma il gioco era un paradosso del prigioniero. QUel paper andava approfondito, nessuno l’ha fatto, ma secondo me contiene la chiave per microfondare il cluster of error. Al momento, è un’ipotesi non fondata apriori, dunque una generalizzazione empirica con qualche pezzo di argomento che la rende verosimile.

    Controllerò il link a Sumner, ma non mi è mai capitato di sentirgli scrivere qualcosa di interessante finora. Un giorno riuscì quasi a convincermi che Krugman aveva ragione, è pericoloso. 🙂

  3. Libertarian ha detto:

    Sumner dice quello che ho scritto: volendo si può sempre trasformare una deflazione in qualcos’altro. Io la chiamo stagflazione, ma è un concetto che richiede un po’ di capital theory per poter essere spiegato. Semplicemente, se un’economia è strutturata male, vuol dire che il capitale non ha la struttura adeguata per i piani di consumo. Se si aumenta il consumo, si riduce la quantità di risorse per gli investimenti, e si peggiora la situazione. Se il problema è strutturale, o si crea moneta, e crea inflazione, o non si crea, e l’economia va in recessione. Il Giappone è un caso straordinario di sistema dove si è riusciti ad evitare una sana recessione per 20 anni… probabilmente per problemi di politica fiscale (sprechi di risorse) e di sistema bancario (intermediazione inefficiente). Direi che è ancora un mistero.

    "The Fed has abandoned the monetary stimulus" spero sia una battuta, anche se temo di no. Tassi nulli, monetizzazione diretta di crediti privati, iniezione di credito bypassando le banche, M1 che cresceva del 15% quando scriveva quel post (02/09), M2 che cresceva solo del 10%, e MZM solo del 10%.

    Mi ricorda che Kuttner e Posen scrissero che secondo loro la politica fiscale giapponese era contrattiva, altrimenti non si riusciva a spiegare perché il Giappone non cresceva.

  4. broncobilli ha detto:

    "Ma perchè mai l’ imprenditore (finanziario) dovrebbe sbagliare sistematicamente i suoi investimenti senza "aggiustarli"?"

    Non lo so… Però è evidente che facciano così.

    Ti ringrazio per la franchezza su un punto che mi sembra chiave di volta anche per il resto.

    Certo che, almeno sul ciclo, per l’ approccio "austriaco" non varrebbe più l’ accusa di "apriorismo".

    Nel frattempo mi leggo incuriosito il lavoro che citavi. a presto.

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