Più o meno libertà?

Interessante post di Horwitz sull’andamento della libertà negli ultimi 130 anni (anche i link ai post di Caplan sono molto interessanti). La libertà è aumentata o diminuita negli ultimi 130 anni (nel caso specifico, negli USA)?

  • La situazione per i neri è migliorata notevolmente, dall’abolizione della schiavitù fino alla completa parità legale. Ora c’è un overshooting di positive action che non ha alcun senso sul piano liberale, però è sicuramente migliorata.
  • Non so come fosse la droga negli USA nell’Ottocento, ma con la guerra alla droga, come col proibizionismo interbellico, ho difficoltà a credere che la situazione non sia notevolmente peggiorata. L’universo carcerario che si è venuto a creare ne è forse la conseguenza (alcuni dicono anche che molti degli omicidi sono conseguenze della guerra alla droga, cosa che a vedere il Nord del Messico non si può dubitare facilmente).
  • La tolleranza religiosa negli USA è sempre stata molto buona e non è cambiata. Però alcune forme di reati morali, come l’omosessualità, sono passate di moda e questo è sicuramente un progresso.
  • La condizione delle donne è difficile da valutare perché non ho capito granché dei post di Caplan: parrebbe che nell’Ottocento era difficile per le donne mantenere determinate libertà sotto il vincolo matrimoniale. Più o meno direi che la situazione è migliorata, e non certo per l’irrilevante diritto di voto: divorzio e divisione del patrimonio, etc, sono sicuramente importanti conquiste, e sul piano sociologico (io tendo sempre a dare la primazia a quello legale perché è così che definisco la libertà: assenza di coercizione) le donne hanno oggi maggiori possibilità di vivere indipendenti, un’evoluzione probabilmente iniziata con la Rivoluzione Industriale. Oggi il matrimonio è ultraregolamentato e non c’è molta libertà di scelta della struttura legale, ma così pare fosse anche durante l’Ottocento. Quindi sono convinto che ci sia stato un miglioramento
  • La libertà contrattuale è al giorno d’oggi probabilmente compromessa: bisogna ottemperare a innumerevoli regolamenti e leggi, e quindi la libertà di contratto è diventata più o meno in larga parte la libertà di accordarsi per fare ciò che vuole chi ha potere, cioè una presa in giro. Qui c’è stata forse una perdita netta, ma non ne so granché. Ovviamente è migliorata per i neri, e credo anche per le donne.
  • La libertà economica è andata a farsi benedire, e gli Stati Uniti di oggi, come negli ultimi 80 anni, sono un paese socialdemocratico spinto, con innumerevoli regolamentazioni, elevati livelli di spesa pubblica e numerosi obblighi regolativi imposti dall’alto. Qui c’è stata una perdita enorme, che dati i problemi strutturali dell’economia americana è da considerarsi gravissima. Anche qui, neri e probabilmente donne stanno meglio, nel senso che è meglio lavorare al 40% per lo stato che lavorare al 100% per un padrone privato, c’è un 60% di stato servile in meno.

Il conservatorismo libertario alla Mises Institute è quindi largamente infondato sul piano sociale, e soprattutto per le minoranze, anche su quello economico.

La domanda è se bisogna stupirsi.

Secondo la mia visione della politica, i politici – senza alcuna forma efficace di controllo delle loro azioni, l’unica rimasta – il voto – essendo inefficace – cercano di appropriarsi di quante più rendite politiche possibili. Ovviamente questo impone un vincolo alla libertà di contrattazione e alla libertà economica delle persone: lo stato non perde nulla in potere a liberalizzare l’omosessualità, né guadagna granché, tranne per la soddisfazione tipica del sadismo di molti puritani, nel criminalizzarla.

Ciò non spiega perché negli ultimi 30 anni – Bush e Obama esclusi – c’è stato un aumento della libertà economica, politica monetaria e fiscale escluse. Il motivo secondo me è che gli USA sarebbero ora un paese in crisi sistemica come l’Italia senza le riforme di Reagan, il che ovviamente era un problema per le elite al potere.

La cosa buona è che un minimo di libertà economica si difende da sola…

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