Fini & its surroundings

Che Berlusconi non sia uno statista lo hanno capito tutti tranne i berlusconiani, che però non sono in grado di valutare i fatti per motivi essenzialmente emotivo-sentimentali.

Che Berlusconi sia anziano e prima o poi quindi dovrà abbandonare la politica – di certo allo stato attuale non sembra possibile che sarà la politica ad abbandonare lui – e che quindi occorra chiedersi come sarà il dopo-Berlusconi, è una considerazione puramente anagrafica che nessuna dose, pur massiccia, di cieca fede berlusconiana riuscirà a confutare.

Il problema è capire il dopo. Lo stato italiano è nella sua più intima essenza una cleptocrazia inefficiente ed inefficace, che alimenta una miriade di parassiti sociali a tutti i livelli e non è in grado di offrire, non dico terapie, ma perlomeno diagnosi ai mali del paese, che in gran parte del resto sono conseguenza delle politiche intraprese negli ultimi tre o quattro decenni.

Allo stato attuale ci sono due grandi schieramenti, il centrosinistra e il centrodestra, delle forze sparse all’estrema sinistra e un piccolo schieramento al centro. L’estrema sinistra non esiste sul piano intellettuale – anche se può tornare ad esistere come voto di protesta se il centrosinistra dovesse disgregarsi ulteriormente, e siccome occorre parlare di soluzioni, e siccome l’estrema sinistra non ha nulla da offrire a riguardo, tanto vale trascurarla.

Il centrosinistra ha un elettroencefalogramma piatto: qualcuno dice che Prodi fosse un grande statista, ma a parte l’ingresso nell’euro, che è stata una scelta saggia, non mi risulta abbia fatto nulla di rilevante. Gli italiani non gli devono grande riconoscenza, mentre alcuni "imprenditori" da lui favoriti nella sua carriera gliene devono molta. E dire che il resto del centrosinistra appare essere ben peggiore: nessuna analisi, nessuna proposta, nessuna opposizione, nessun programma. Il centrosinistra, finita – ormai da decenni – l’egemonia culturale marxista e paramarxista, è rimasto nel totale vuoto intellettuale. Il centrosinistra è morto e non se n’è accorto: il suo radicamento territoriale, come diceva una battuta, consiste nelle Coop, in alcune banche, in alcuni sindacati pieni di pensionati, in alcuni tribunali e negli enti locali di alcune regioni.

Il centrodestra finora ha pensato con una sola testa: quella del leader (la Lega è un caso a parte), e tutte le altre teste erano replicanti senza personalità. Siccome senza Berlusconi bisognerà imparare a pensare di nuovo, è probabile che il centrodestra si distruggerà da solo una volta capito che una cosa è dire sempre sì senza obiettare nulla, che è la visione berlusconiana delle dinamiche interne del suo partito, e un’altra e sostituirsi al leader indiscusso.

La Lega è evidentemente un partito piccolo e agguerrito il cui scopo è estrarre rendite politiche dal territorio in cui è forte, il Nord, trincerandosi in un sistema di radicamento territoriale del tutto simile a Comunione e Liberazione in Lombardia e il centrosinistra nelle regioni rosse: banche, enti locali, servizi pubblici. Lo scopo della Lega è estrarre rendite locali. Pare comunque che occasionalmente siano dei bravi amministratori locali: inutile ovviamente aspettarsi idee per la politica nazionale, cosa che richiede un cospicuo sforzo intellettivo a cui la Lega non sembra interessata.

Il centro non esiste: pensare a Casini o a Rutelli come fonti di idee per questo paese va al di là dell’ottimismo: io non ho mai scorto nulla dietro di loro, a parte ovviamente dei giochi di equilibrio politici. Lo stesso discorso vale per Di Pietro.

Qui si inserisce Fini, che finora ha mostrato aperture su temi etici o legati all’immigrazione – interessanti ma poco coerenti col suo passato, verosimilmente con la sua base, e quindi non necessariamente credibili (ma le idee si possono cambiare). E’ sicuramente facile fare meglio di Berlusconi e Bossi a riguardo, essendo questi due, nei fatti, degli integralisti cattolici: la visione del centrodestra dei temi etici è ispirata a quella del Mullah Omar, manca solo il Burqa.

Ho cercato notizie sulle idee socioeconomiche di Fini sul sito FFwebmagazine. Alla voce "Economia" non ho trovato nulla di rilevante, nonostante abbia letto una decina di articoli.

La corrente di Fini gli farà venire probabilmente il torcicollo, visto che finché Berlusconi sarà in politica le redini le terrà lui: Extra Berluska Nulla Salus. Quello che mi sembra di capire sfogliando le pagine del sito è che la corrente è un fenomeno puramente politico a cui non corrisponde assolutamente nulla sul piano analitico e programmatico.  Un contenitore vuoto.

Fini forse vuole insegnare a Berlusconi che circondarsi di yes-man non fa bene alla propria salute mentale. Ma per preoccuparsi della salute di questo paese occorrerebbero delle idee e delle proposte, e non sembra ve ne siano.

Vogliamo salvare questo paese?

Punto #1: il centrodestra e il centrosinistra non hanno nulla a che fare con la soluzione, non ci sono forze attive in grado di capire e di affrontare i problemi del paese, e qualsiasi cosa accadrà in futuro, dovrà essere una sorpresa imprevista perché ciò che si vede oggi non lascia sperare nulla.

Punto #2: per quanto corrotta e inefficiente fosse l’Unione Sovietica, il post-URSS è stata l’apoteosi della cleptocrazia disorganizzata. Avere un sistema coerente e prevedibile di sanguisughe da sfamare è in genere meglio di averne molte, imprevedibili, insaziabili e prive di prospettive neanche riguardanti il loro mantenimento al potere. Il rischio che l’Italia diventi (ancora più di oggi) un failed state disgregato in cui "tutti pensano di vivere a spese degli altri" e nessuno si prende delle responsabilità non è trascurabile.

Punto #3: occorre un forte sforzo analitico e programmatico per investigare le cause deii problemi e proporre delle soluzioni realizzabili. Occorre avere una visione d’insieme e una conoscenza dei dettagli in modo da avere un piano articolato e realizzabile per cambiare le cose.

Punto #4: la realizzabilità da considerare non è quella politica, ma solo pratica, perché la realizzabilità politica delle riforme è nulla. La speranza è che avere un programma e delle soluzioni ben analizzate, in condizioni di emergenza, renda queste soluzioni appetibili per una classe politica che capisce che rischia di perdere il proprio potere per via della propria mancanza di prospettive. L’Italia ha bisogno di un Reagan che capisca che il paese è in declino e che le elite di potere presto perderanno la loro capacità di estrarre rendite politiche. Fare delle analisi, inoltre, aiuterebbe i liberali a rimanere con i piedi per terra, cosa che, data la totale assenza di potere politico, è difficile.

Punto #5: è facile fare intellettualmente meglio della nostra classe dirigente, essendo dei matusalemme senza né idee né principi. Il difficile è fare in modo che queste idee vengano poi realizzate, cosa che purtroppo richiede o l’eliminazione del potere, quando impedisce la realizzazione di queste idee, o il suo utilizzo per realizzarle, cosa che è possibile solo se l’elite di potere pensa che quelle idee siano nel suo interesse. L’Italia si sta avvicinando al punto in cui le cose si faranno così gravi che le elite avranno interesse a fare qualcosa di intelligente – contro le loro naturali attitudini – pure di conservare il sistema che ne garantisce la sopravvivenza. Questo non è liberalismo (la soluzione, anche solo parziale, del problema del potere), ma è reaganismo/thatcherismo: che in un paese in via d’estinzione è sempre meglio di niente.

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5 risposte a Fini & its surroundings

  1. Jinzo ha detto:

    In effetti entrare nell'Europa è stata mossa saggia da parte di Prodi, nel senso che oggi noi italiani possiamo dormire sonni tranquilli sui denari dei contribuenti dell'EU, pronti a mettere una pezza alle dissennate politiche economiche degli stati più infelici (vedi Grecia).Non a caso alle scorse europee il partito per l'indipendenza del Regno Unito (UKIP) ha preso all'incirca il 13% e un motivo per questo ci dovrà pur essere.

  2. Libertarian ha detto:

    A scegliere tra ECB e Bankitalia, mille volte meglio ECB: evolvere il potere monetario toglie ai nostri politici un potere e lo dà ad un ente che almeno da lontano è vagamente più serio. La BoE è credibile poco più di Bankitalia, come gestione dell'economia. Fanno tutte schifo, ma sono contento che i nostri politici non hanno più la stampasoldi in mano.

  3. Jinzo ha detto:

    Concordo, anche se il prezzo da pagare per togliere di mano la stampasoldi ai nostri politici è il salvataggio della Grecia.Ma forse, in effetti, è peggio avere politiche monetarie folli che qualche bailout ogni tanto…

  4. Jinzo ha detto:

    PS: C'è posta per te nella tua casella privata di Splinder.

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