Delusioni

Ho recentemente aperto tre libri con grandi attese di trovare qualcosa di interessante su cui riflettere, ma li ho richiusi dopo diverse centinaia di pagine di noia, se non fastidio. La cosa è molto rara per me.

Cominciamo dal peggiore di tutti, poi passiamo ad uno molto noioso, per finire con uno che al momento mi sembra inutile ma che probabilmente riprenderò in mano.

  • "Fanaticism" di Isaac Taylor

Se uno scrive un libro sul fanatismo, viene da sperare che non sia un fanatico. Il libro parte bene con qualche interessante riflessione psicologica sul legame tra fanatismo e la normale furia necessaria a reagire a pericoli e imprevisti improvvisi. Sicuramente c’è il difetto che si prende solo una parte del problema, e questo difetto si paga infatti poi caro nel resto del libro. Però l’inizio non era male, a parte frequenti per me incomprensibili riferimenti alla "verità della religione cristiana", e uno stile letterario molto pesante.

Dopo un centinaio di pagine il libro però cambia argomento: diventa un’invettiva contro la Chiesa Cattolica. Il fanatismo dell’autore nell’odiare il cattolicesimo è veramente impressionante. Si direbbe, leggendo il libro, che i protestanti non abbiano mai ucciso un eretico o condotto una guerra di religione, e si è costretti addirittura a leggere che Maometto è da considerarsi un riformatore perché ha eradicato l’"impurità politeista". Cercavo qualcosa sul fanatismo, ho trovato un fanatico.

  • "The meaning of democracy and the vulnerability of democracies" di Vincent Ostrom

Ostrom è famoso perché è marito del Premio Nobel dell’Economia del 2009, Elinor Ostrom, però è anche autore di molteplici libri e articoli. Il libro parte molto bene: è una critica della democrazia contemporanea e un’analisi di come Tocqueville avesse ragione nel temere le derive "oclocratiche" delle democrazie di massa, ed è una critica delle visioni "polemiste" della politica secondo cui conta solo il potere e non qualcos’altro. Quel qualcos’altro, però, e cioè la capacità degli individui di una società libera di coordinarsi, accordarsi e cooperare, è certamente di fondamentale importanza, e sicuramente è l’aspetto non sociopatico della politica. E’ anche interessante il riferimento alla Neolingua di Orwell e a come il linguaggio politico tenda spesso a distorcere la realtà e i concetti.

Il problema è che andare avanti nella lettura diventa un percorso in salita man mano che ci si addentra nel libro. La prosa è noiosa, le ripetizioni sono innumerevoli, e soprattutto non c’è la minima analisi di cosa renda un sistema politico polemico (da "polemos", guerra: definizione mia) in un sistema politico da famiglia del Mulino Bianco. A furia di sentir parlare di linguaggio, di "ontologia della conoscenza umana" e di altri argomenti astrusi e solo tenuamente legati all’argomento del libro, si giunge alla conclusione che per eliminare la sociopatia della politica del potere basta cambiare le proprie idee filosofiche riguardanti il potere. Credo sia quanto i realisti delle Relazioni Internazionali odiano dei "costruttivisti liberali", e posso ben capire perché lo odiano.

  • "Modelli di democrazia" di David Held

Probabilmente questo libro lo riprenderò, perché non è da buttar via. Però mi chiedo a cosa serva un libro in cui si fa l’analisi di ciò che i vari pensatori da Pericle a Rousseau hanno pensato della democrazia, senza analizzare cosa la democrazia è realmente.

Le idee dei pensatori non determinano la realtà: la realtà ha una sua logica interna (analizzabile tramite la teoria economica o la teoria politica, ad esempio) che modifica gli esiti reali dei sistemi politici rispetto a quanto preventivato. Ne risulta quindi che trovo abbastanza fastidiosa la mancanza di realismo nell’analisi.

Mi sono però reso conto che questo fastidio deriva dal fatto che sto leggendo qualcuno che parla bene della democrazia, e quindi riprenderò in mano il libro. Sicuramente è migliore del pessimo "La democrazia e i suoi critici" di Robert Dahl, un autore che non riesce a distinguere Locke da Rousseau, però mi sembra comunque un libro abbastanza superficiale.

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4 risposte a Delusioni

  1. vajmax ha detto:

    Senza complicare troppo le cose penso sia da considerare che il concetto di "democrazia", nella sua accezione pura, indichi il dominio della quantità sulla qualità, non corrispondendo alla gerarchia universale che vede la necessità di una prevalenza della seconda sulla prima. Qualità e quantità costituiscono i due primi principi universali che legiferano la manifestazione della realtà relativa, e sono ordinati gerarchicamente tra loro in dipendenza del grado di prossimità che ognuno dei due ha col Centro del riflesso del quale sono riflessione divisa. Questo semplice fatto indica che la democrazia, pur caratterizzata dai meccanismi legislativi che ne difendono una insicura legittimità, resta il segno del degrado di una civiltà.

  2. Libertarian ha detto:

    Il problema non è qualità vs quantità, visto che non c'è modo per determinare la prima: gli intellettuali storicamente hanno creduto alle scemenze dei totalitarismi più delle persone comuni, e se c'è una classe sociale a cui toglierei per prima il diritto di voto è proprio quella degli scribacchini come me stesso.Il problema del pensiero politico contemporaneo è il vedere la società umana come una struttura gerarchica dove un organismo superiore decide per tutti tramite processi di scelta collettiva, e di trascurare completamente le enormi potenziali di coordinazione e adattamento reciproco che le società umane possono ottenere grazie allo scambio e a processi di decisione individuale basati sul rispetto di determinate regole di carattere generale.Sostituire un sistema di comando e controllo centralizzato come la politica ad un sistema di coordinamento sociale decentrato come il mercato e considerare il primo come modello per tutte le forme di relazioni sociali è un errore intellettuale madornale le cui conseguenze politiche sono gravissime, non essendo possibile controllare che i processi decisionali collettivi prendano decisioni decentemente efficienti.

  3. vajmax ha detto:

    Che non ci sia modo di determinare la qualità è un'opinione priva di basi di principio. La qualità è determinata dalla direzione spaziale, quando ci si riferisce alla materia estesa, e dal senso che prendono le intenzioni se la qualità riguarda la sfera spirituale, intellettuale quindi, intendendo l'intellettualità nella sua accezione individuale quando questa è rivolta all'universale. Per quel che è la materia, spaghetti e zucchero costituiscono un buon esempio, dato che entrambe le sostanze sono composti di carboidrati identici che si differenziano tra loro soltanto nell'orientamento spaziale. Per le intenzioni non penso di dover fare esempi, basta usare la disposizione interiore al sacrificio di sé, per avvicinarsi alla comprensione di quel che si tratta.

  4. Libertarian ha detto:

    La tua dichiarazione di principio è priva di sostanza tanto quanto la mia.E non è la dislocazione spaziale del glucosio a differenziare i carboidrati complessi dagli zuccheri, ma la struttura chimica complessiva.

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