Riflessioni navali

La crisi finanziaria è più noiosa delle crisi militari, quindi per fortuna una nave con bandiera turca, avendo provato a violare un embargo e avendo resistito all’incursione israeliana, ha contribuito a salvarmi dalla noia delle solite crisi finanziarie, fiscali, monetarie, economiche, e via dicendo. Considerazioni sparse:

  1. L’eliminazione di Saddam ha aperto un vaso di Pandora: l’Iran nucleare, l’Iraq a rischio di tripartizione, la Turchia islamizzata, la Palestina divisa in due (dopo guerra civile), Hamas al governo. Non tutti questi eventi derivano dall’invasione dell’Iraq del 2003, ma l’aver tolto una minaccia ai paesi limitrofi come l’Iraq di Saddam ha reso di colpo gli USA inutili nella regione: nessuno ha più necessità di difendersi dall’Iraq, nascondendosi dietro le truppe dei marinet. Ciò ha indebolito la posizione statunitense. Questo argomento è di Luttwak, lo ha scritto diversi anni fa.
  2. La Turchia sembra ormai incamminata sulla via dell’Islam: il laicismo forzato alla Ataturk, barbaro ma probabilmente necessario (ricordiamo che la Turchia è finora l’unica nazione islamica democratica al mondo), sembra un ricordo. I militari di Ankara resistono al governo, ogni tanto si prendono un processo per alto tradimento (quest’Estate), sono visti come antidemocratici, però per chi non pensa che la democrazia in sé sia un fine, il fatto che un governo rischi derive fondamentaliste è cento volte più grave. Al momento il rischio non è imminente.
  3. Ciò che sembra imminente è che la Turchia si allontani geopoliticamente dall’Occidente: stabilizzare o controllare l’Iraq del nord, con la scusa dei curdi, è sicuramente una politica allettante per Ankara. Se per farlo bisogna allearsi con l’Iran o con la Siria non sembra essere un problema (nonostante le rivalità sciite/sunnite). Sicuramente tutti gli altri paesi arabi devono temere questo squilibrio di potere, e gli USA quindi hanno qualche leverage.
  4. Sembra probabile che israele si riavvicinerà agli USA, o forse viceversa. Obama è stato molto cauto, e la realtà dei fatti è che gli USA stanno in difficoltà per via della caduta di Saddam. Dunque l’unico alleato sicuro è Israele, più tutti i paesi autocratici (Arabia Saudita, Egitto, Emirati…) che hanno ragioni per temere l’egemonia irano-turco-siriana nella regione.
  5. La situazione palestinese non sarà risolta nel breve o medio periodo: mancano le basi. Hamas e Hezbollah sono più forti che mai, e finanziati da Siria e Iran. Hamas controlla tutta la Striscia di Gaza, e comunque il leader palestinese moderato è ostaggio dell’odio antisraeliano, oltre a contare come il due di bastoni. Nessuno in Palestina è in grado di assicurare il controllo della violenza contro Israele, dunque un trattato di pace sarebbe inefficace. I palestinesi forse neanche lo vogliono, e questo esclude ogni soluzione anche solo ipotetica, se vero. Continueranno a soffrire per gli errori di Arafat ancora per molti decenni.
  6. L’Iraq rischia di finire tripartito. I curdi sicuramente non sono d’accordo, ma dove comandano hanno maltrattato le altre minoranze (turcomanni e cristiani) e lo stesso vale in tutto il resto dell’Iraq. Pensare che si possa creare una nazione unificata da queste basi richiede una massiccia dose di ottimismo. Sta di fatto che l’Iraq o diventa un terzetto di paesi satellite senza autonomia, o rimane unitario e si rafforza. Chissà cosa vogliono sciiti e sunniti: se i primi vogliono finire sotto l’Iran (anche se sono arabi, sebbene sciiti) e i secondi sotto la Siria, l’Iraq non esisterà più. L’alternativa di un paese politicamente indipendente dai potenti vicini è probabilmente lungi dal realizzarsi. Tutti i paesi arabi che temono l’Iran dovrebbero voler aiutare, ma evidentemente non basta.
  7. La Russia non so che faccia nella regione. Sicuramente vede di buon occhio i problemi USA. Sicuramente se mette piede in Medio Oriente possiamo dire addio a gas e petrolio.
  8. L’Unione Europea è vittima di irenismo cronico ed è incapace di vedere i problemi. Il problema principe è che se il Medio Oriente diventa un’area di influenza russa, o di un entità islamica centralizzata, l’Europa perderà autonomia energetica e quindi sarà soggetta ad ogni tipo di ricatto da parte della Russia, o di chi per essa. Un Medio Oriente stabile, pacificato ed economicamente "libero" è nell’interesse di tutto l’Occidente, oltre che immagino dei mediorientali.
  9. La propaganda mediatica di Hamas ha avuto uno strepitoso successo, grazie a migliaia di giornalisti che hanno urlato l’orrore dell’attacco israeliano. Mai visto tanta gente fare un favore gratis ad un gruppo di terroristi. Qui abbiamo tanti problemi psicologici: l’istinto antisemita (gli ebrei hanno sempre torto), l’istinto terzomondista (i poveri hanno sempre ragione), l’istinto pacifista (chi perde ha ragione). L’Europa non esiste geopoliticamente e i suoi cittadini non sanno cos’è la geopolitica: l’ombrello militare americano ha creato un mostro irenista e utopista. Siccome l’egemonia americana non durerà in eterno, l’Europa dovrà prima o poi svegliarsi. Inutile dire che l’interesse dell’Occidente è uno solo, e che eventuali fratture atlantiche sono politiche miopi e senza respiro.

Stiamo nella merda.

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2 risposte a Riflessioni navali

  1. Wellington ha detto:

    Ottimo quadro.Il problema con i Palestinesi è che oramai credono che alla fine vinceranno. Che tramite una combinazione di pressioni interne, isolamento internazionale e guerra dell'utero riusciranno a "ributtare gli ebrei in mare", e nessuno in Ociddente sta facendo niente per fargli capire che non lo permetteremo. Il che ha senso, perché in realtà lo permetteremmo eccome.

  2. Libertarian ha detto:

    Già, l'illusione di vincere, o meglio la prospettiva di vincere e l'illusione che ciò vada a proprio vantaggio (come se per un palestinese fosse meglio essere governati da Hamas che avere vicini israeliani) è il principale motore delle guerre.L'UE è strategicamente imbelle, ma questo lo sapevamo già.

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