Una cosa è chiara

Da che mondo è mondo, una ristretta elite comanda e le masse obbediscono. Il potere è sempre potere delle elite, non è mai potere del popolo: le uniche differenze tra i vari sistemi politici dipendono dall’estensione del potere delle elite politiche sul resto della società. Ci sono regimi politici dove le elite possono tutto, e regimi politici dove hanno un raggio d’azione più limitato: al giorno d’oggi, Kim Jong Il ha più potere sulla sua società di Silvio Berlusconi sull’Italia, ma Silvio Berlusconi ha più potere di quanto ne aveva George Washington. O, se volete, la società italiana odierna offre più garanzie di quella nordcoreana ma – afroamericani esclusi – gli italiani moderni hanno meno autonomia dal potere e meno diritti degli americani di due secoli fa.
 
Ci si illude – o forse ci si vuole illudere – spesso che il potere sia in qualche modo controllabile, e cioè che possano esistere dei sistemi politici il cui interesse principale non sia quello di una ristretta elite. Io di questi sistemi non ne ho mai visto uno, però. Il liberalismo cercò di limitare il potere con la divisione verticale dei governi (federalismo), con l’autonomia del diritto dal potere centrale (common law e giusnaturalismo), con l’autonomia della società dallo stato (pluralismo sociologico), con l’autonomia economica dallo stato (liberismo), e con vincoli costituzionali (costituzionalismo). Questi sistemi hanno tutti fallito nel XX secolo, e non c’è stato modo di trovarne di alternativi.

Nei giorni passati abbiamo visto quanto la democrazia sia efficace – o meglio inefficace – nell’allineare gli interessi della maggioranza con quelli di chi ha potere: il governo voleva – giustamente – ridurre la spesa pubblica per evitare di finire come la Grecia, e una parte miserrima dei risparmi proveniva dall’abolizione di poche province e da piccoli tagli agli stipendi più alti della Pubblica Amministrazione. Entrambe le proposte sono state eliminate, perché i politici che traggono rendite politiche dalle province e i dipendenti più ricchi e potenti all’interno della P.A. hanno sicuramente più potere del contadino della Sabina o dell’operaio del Lingotto o del ricercatore del Politecnico di Bari.

Ovviamente molti cercheranno di illudersi che non è sempre così, e che è Berlusconi – o la "destra" (cioè questa sorta di social-catto-leghismo che ci governa) – a difendere chi sta meglio. Tutti noi infatti conosciamo l’infinità misericordia con cui i governi di tutti i colori hanno aiutato i disoccupati a trovare lavoro, i pensionati a non subire l’inflazione, i risparmiatori a mettere da parte capitali, i giovani a trovare un lavoro o ad acquisire una proprietà… come se i disoccupati si dovessero difendere da qualcosa di diverso dalle rigidità imposte dai sindacati, come se i risparmiatori avessero un nemico diverso dalle banche centrali, come se, appunto, lo stato fosse interessato a qualcos’altro rispetto al rendere tutti i cittadini dei clientes, senza diritti e proprietà, dell’elite politica.

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2 risposte a Una cosa è chiara

  1. PatriziaBro ha detto:

    Ben detto.Uguaglianza significa che Berlusconi ha gli stessi precisi diritti e doveri che ho io, e che io ho gli stessi doveri, ma forse qualche diritto in meno.

  2. Libertarian ha detto:

    Sì, questo vale un po' per tutti i politici. A che pro del resto comandare? Comandare serve a poter vivere a spese altrui, ed è quello che politici e lobby fanno, con notevole successo.

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