Lo spirito del nostro tempo

Copio e incollo da un commento di un mio amico su Facebook:

Purtroppo viviamo in una società democratica. Ripeto il purtroppo, e lo spiego: nessuno vuole l’autonomia individuale, tutti cercano di organizzarsi per strappare qualche privilegio a danno del resto della società, e di essere liberati dal peso delle proprie responsabilità agendo collettivamente (politicamente) anziché individualmente.

E’ il trionfo della democrazia (per come è concepita a sinistra): un potere enorme, soggetto solo a tenui vincoli legali e costituzionali sempre superabili senza problemi, in cui si mettono in palio le ricchezze di tutto un paese in funzione di quanti voti si riescono ad ottenere. Non era la democrazia che si voleva, ma non ho mai visto una democrazia diversa.

Che lo stato nazione sia in crisi è una tesi priva di fondamento: nelle nostre società non esistono corpi intermedi in grado di fare concorrenza allo stato, e il governo mondiale (grazie al cielo) non esiste. Abbiamo dunque individui dipendenti dallo stato che sono "liberi" solo come elettori, e cioè sono liberi di scegliere da chi essere comandati, e chi toglierà loro soldi per dare privilegi a qualcun altro. Gli individui hanno perso qualsiasi capacità di cooperazione sociale che non passi per l’intermediazione della classe politica: non hanno alcuna capacità di prendersi responsabilità, cooperare tra di loro, impegnarsi nel cercare e implementare soluzioni.

Di mercato neanche a parlarne: i mercati finanziari sono distrutti da continui interventi statali e da infinite regolamentazioni, la concorrenza è impedita da lobby, regole e corporazioni, il mercato del lavoro è rigido per via di sindacati e statuti, la sicurezza sociale (cioè il pagare tasse oggi, creando un debito enorme che non sarà mai pagato, promettendo servizi non finanziabili domani) è ovunque preferita all’indipendenza economica, le politiche fiscali e monetarie sono irresponsabili. Quello che chiamiamo mercato negli USA si chiama "crony capitalism", e in Italia il suo più alto rappresentante è stato Carlo De Benedetti. Di vero libero mercato – profitti per ciò che si fa di buono e perdite per i propri errori – non se ne vede, tranne forse in qualche piccolo anfratto deregolamentato e lontano dalle banche centrali.

Il liberalismo, per definizione, è la dottrina che limita il potere dello stato tramite costituzioni rigide, divisione del potere, federalismo, autonomia del mercato dalla politica, gruppi di potere indipendenti, diritti individuali di proprietà inviolabili. Queste cose non esistono più: viviamo nel mondo di Hobbes, non di Locke.

Il liberalismo è morto, viviamo in socialdemocrazie rese vivibili da qualche scarno principio liberale ancora in vita, violato da innumerevoli eccezioni. Siamo tutti schiavi di una classe politica a cui dobbiamo metà di ciò che produciamo, e da cui non abbiamo alcuna autonomia sociale ed economica. Siamo mendicanti di privilegi e di protezioni.

La società moderna è questo, anche se garantisce sufficiente libertà economica da garantire benessere (e un’enorme imposizione fiscale: unico motivo per cui c’è ancora il mercato), ma ciò è l’inevitabile risultato del principio della sovranità illimitata del collettivo sull’individuale. Siamo figli della rivoluzione francese, e di quelle anglosassoni non è rimasto che la cenere.

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5 risposte a Lo spirito del nostro tempo

  1. Wellington ha detto:

    Stavo per scrivere: "Ma che mi sono messo a postare commenti nel sonno?", poi invece ho capito chi è.

  2. MADMATH ha detto:

    "[…] Il liberalismo, per definizione, è la dottrina che limita il potere dello stato tramite costituzioni rigide, divisione del potere, federalismo, autonomia del mercato dalla politica, gruppi di potere indipendenti, diritti individuali di proprietà inviolabili […]"il mercato non è mai stato autonomo rispetto alla politica: il liberalismo deve dimostrare di poter affermare una tale situazione di cose; gruppi di potere indipendenti? mai visti. Il liberale individualista anarchico tipo stirner? Non funzionerebbe oggi. Il liberale berlusconiano? non è un liberale. il liberale cattolico? peggio che andare di notte.Fatemi sapere se esistono altre soluzioni.

  3. Libertarian ha detto:

    Il mercato si basa sul rispetto dei diritti individuali. Se questi sono rispettati (in primis dallo stato), allora c'è ipso facto un mercato autonomo dalla politica, nel senso di autonomo dall'arbitrarietà del potere (o dispotismo).

  4. MADMATH ha detto:

    fino ad ora dei mercati rispettosi non si son visti; i cartelli delle assicurazioni in europa sono un caso relativamente eclatante; forse i piccoli mercatini dei contadini sono relativamente rispettosi…ma non sono politicamente…sufficienti ^^

  5. Libertarian ha detto:

    Io non ho mai visto un mercato, ho visto persone che scambiano (mercato) e persone che coartano ( politica).

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