Indebitamento pubblico e piccole e medie imprese

L'Italia ha un deficit pubblico enorme (5% del PIL: 70-80 miliardi di euro) e un debito pubblico da repubblica delle banane (120% del PIL: 1800 miliardi). La scadenza media del debito è di 5-6 anni (il Ministero la sta facendo aumentare, il che è una buona idea per prevenire episodi di crisi di liquidità), questo significa che ogni 5-6 anni bisogna rinnovare tutto il debito, o, in altri termini, che 300-360 miliardi di euro di debito pubblico vanno rinnovati ogni anno (andandosi a sommare la deficit!). Trattandosi del 20-25% del PIL, è una cifra enorme: se invece di buttarla al cesso in spesa pubblica la investissimo, saremmo probabilmente dopo un paio di decenni uno dei Paesi più ricchi del mondo. Ma la politica, notoriamente, ha le sue ragioni, che purtroppo la ragione non conosce.
 

Secondo il Rapporto sulla Stabilità Finanziaria di Bankitalia, appena uscito, in Italia le piccole e medie imprese sono molto esposte al debito, soprattutto debiti di breve termine, e questo significa che nel 2011 una notevole quantità di fondi dovranno finire a queste aziende, se non devono fallire. Se il tasso di interesse sui prestiti dovesse salire, molte di queste aziende dovrebbero chiudere i battenti. Questo è una fonte di possibile instabilità finanziaria (il report in PDF è meno cauto del sunto in HTML, se ricordo bene).

Ora, cosa succederebbe se lo Stato Italiano invece di buttare i soldi al cesso (si pensi alle nuove assunzioni di Lombardo in Sicilia) riducesse la sua fame di fondi? Che questi fondi dovrebbero cercarsi una destinazione alternativa, e una parte andrebbe a migliorare la posizione finanziaria di queste imprese, espandendo le risorse reali disponibili per gli investimenti, e riducendone i costi.

E' vero che con i tassi interbancari a zero e la banca centrale iperattiva è impossibile distinguere i risparmi veri dall'illusione monetaria, ma una riduzione del crowding out governativo farebbe aumentare la quantità di fondi reali disponibili.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in economia - articoli. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...