L'assemblea aperta di Libertiamo: un resoconto (2/N)

Partiamo da una considerazione di carattere metapolitico, e pure piuttosto noiosa: bipolarismo o no? Libertiamo sta con FLI, e FLI rischia di andare con Casini o peggio ancora con Lombardo. Questo formerebbe un terzo polo (cosa che all'UDC e ai comunisti non è andata a buon fine nel 2008 per mancanza di voti), e dunque romperebbe il bipolarismo imperfetto PDL-Lega vs PD-IDV che si è instaurato con la riforma elettorale del 1994. Pro, contro? Rileva, non rileva?

Di questo all'assemblea se n'è parlato, con buoni e cattivi argomenti. Un cattivo argomento che ho ascoltato è che il bipolarismo è un bene, ma per eliminare Berlusconi occorre temporaneamente passare al multipolarismo. Un'impostazione a parer mio corretta della questione è chiedersi in primis quali siano le conseguenze di breve termine di una scelta, e poi di chiedersi quali siano quelle di lungo termine: nessuna strategia di successo nel breve termine è da considerarsi accettabile se nel lungo termine produce risultati disastrosi. Le slippery slope sono onnipresenti in politica, e dunque ad ogni passo occorre chiedersi non quale sarà il passo successivo, ma quali saranno i prossimi dieci passi, altrimenti si passa la vita a rincorrere gli effetti disastrosi delle precedenti scelte miopi. Non mi è parso che una discussione di questo punto sia stata approfondita durante l'assemblea, e nemmeno ovviamente che sia stata approfondita con in mente questa impostazione, però di recente alcuni articoli su Libertiamo hanno considerato la questione, e chi è interessato ha molto materiale da leggere.

La visione dominante che ho notato all'assemblea è che il multipolarismo è un primo passo per avere un bipolarismo migliore, dunque una scelta strategica forzata, un passo indietro per poterne fare due avanti. In altre parole, un semplice calcolo politico. Non è però questo il momento di parlare di strategia.

Cominciamo col dire che il maggioritario non ha cambiato la natura della politica italiana: abbiamo sempre una politica corrotta e clientelare, una burocrazia corrotta e inefficiente, una classe dirigente corrotta e ignorante, governi corrotti e deboli. L'unica cosa che è cambiata è che ora c'è l'alternanza dei governi: invece di avere 50 anni di fila di DC, abbiamo 2-3 anni a testa di destra e sinistra. La politica è fatta di istituzioni, valori, abitudini, mentalità, ideologie: non solo di sistemi elettorali. L'idea dell'onnipotenza dei sistemi elettorali è conseguenza di trascurare i fattori cognitivi e istituzionali, cosa frequente in economia teorica e dunque in public choice, e di far interagire agenti meccanici in un ambiente meccanico. Non si può neanche dire che il maggioritario abbia portato ad un processo che prima o poi porterà a determinati frutti auspicabili: di questo processo non ne vedo traccia. L'Italia è un paese incapace di non sprecare risorse per comprare voti anche mettendo in pericolo la sua stabilità economica: lo era negli anni '60 e lo è tuttora.

Qualcuno ha però osservato che forse il motivo è Berlusconi, che ha interrotto il circolo virtuoso che il bipolarismo avrebbe potuto innescare. La cosa non è stata approfondita, però. Normalmente prendo con le pinze argomenti del tipo "eh, se non ci fosse Berlusconi": però la cosa può aver avuto senso. Il maggioritario porta alla responsabilità del Presidente del Consiglio, almeno in teoria: Berlusconi è stato una fonte inesauribile di scuse per non aver fatto quello che aveva detto di voler fare, distraendo l'elettorato parlando di comunisti onnipresenti, di immigrati stupratori, e di giudici giacobini.

Non ho conclusioni certe su questo argomento: lo considero probabilmente sopravvalutato. Ammesso che abbia senso imitare modelli anglosassoni, la questione è cosa dobbiamo imitare. Vogliamo un sistema elettorale che dia un mandato programmatico preciso ad una parte politica e lo giudichi per quel che ha fatto effettivamente? Allora non basta la legge elettorale, serve un esecutivo forte, un elettorato attento, un sistema partitico consolidato (non conta avere alleanze o partiti unici, se poi si disgregano), dei media capaci di informare. Non abbiamo nulla di tutto ciò. E tutto ciò lo vedo anche in Germania, dove la struttura politica è più "italiana" che "inglese". Non sono le regole elettorali, ma tutto ciò che ci sta dietro, che conta.

C'è però il rischio che a perdere quel poco che abbiamo, e cioè un sistema bipolare imperfetto, si peggiori ulteriormente le cose, deresponsabilizzando ulteriormente i governi, che potranno sempre incolpare qualcuno se agiscono male: gli alleati inaffidabili, i ribaltoni, gli alleati massimalisti, i vincoli della partitocrazia, i poteri forti. Berlusconi ha messo la sua faccia su uno schieramento preciso e una proposta politica precisa: che continui a prender voti nonostante abbia sistematicamente disatteso le sue promesse rivela un'immaturità di fondo delle istituzioni politiche italiane. Ma una balcanizzazione della politica potrebbe essere ancora peggiore. Ma qui torniamo a questioni strategiche.

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in casa della libertà, libertiamo, politica interna. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...