L'assemblea aperta di Libertiamo: un resoconto (3/N)

Sul piano della policy non ci sono dubbi su Libertiamo, che è una garanzia, mentre non ci sono certezze su FLI, che ancora non ha capito cosa vuole essere e al momento sembra una scatola vuota (ad esempio, inutile cercare qualcosa di valore leggendo FFWB… ci avevo provato mesi fa ma senza riuscirci). Siccome l'assemblea era di Libertiamo e non di FLI, si sono sentite praticamente solo voci liberali, tranne per gli interventi esterni.

Le idee politiche di Libertiamo si evincono facilmente dagli articoli pubblicati sul sito. Molto meno evidente, probabilmente perché terribilmente noiosa, è l'attività parlamentare, fatta essenzialmente di proposte di leggi o emendamenti destinati ad essere bocciati, rimanendo però agli atti. La differenza tra un think tank e un'associazione politica è proprio nel processo di trasformazione delle idee in "policies", il che significa anche scrivere proposte di legge.

Delle idee c'è poco da dire: diversi post seguiranno su due proposte interessanti di due miei amici, entrambi sulla diffusione delle idee liberali, e qualche altra proposta che ho visto fare durante la convenzione.

Le uniche idee che non mi hanno visto d'accordo sono l'idea proposta da qualcuno di garantire la banda larga come diritto (poi criticata da altri: sono certo che non è la posizione di Libertiamo, dunque, ma rischia di essere quella di FLI: figuriamoci quanto serve introdurre l'ennesimo diritto positivo a spese del contribuente), e l'idea, paventata da molti, che la politica "doveva dire qualcosa" sul caso Mirafiori. Quel qualcosa non si è capito cosa fosse, però: la politica industriale fatta con la moral suasion non mi sembra meno pericolosa di quella fatta con strumenti politici ortodossi, e quindi preferirei una politica muta, anche evitare di dire se l'accordo va bene o male significa dare il buon esempio.

Il problema sono le proposte di legge: c'è un lavoro enorme da fare di fact finding, di proposte concrete, di analisi dei problemi, e di stesura di disegni di legge, per trasformare le idee liberali in una decina di campagne fondamentali che diano contenuto preciso agli ideali di riforma liberali. Qualcosa dunque di più tecnico sul piano legislativo di un paper di studio – cosa che è lavoro da think tank – e che sia utilizzabile, almeno come "dimostratore" all'interno di quel processo di "bunga bunga" del diritto che si chiama legislazione.

Di questo materiale se n'è parlato poco ma pare che se ne farà qualcosa, e credo che sia necessario "lasciar traccia" di proposte di legge proprio perché se per caso si aprisse una finestra di opportunità si avrebbe già il colpo in canna. Il lavoro è enorme e credo che logisticamente parlando è troppo grande per un piccolo gruppo come Libertiamo, però potrebbe essere un ottimo obiettivo.

Faccio un esempio: tagliare la spesa pubblica. Step #1: studiare la struttura della spesa pubblica, step #2: studiare i contratti del pubblico impiego e le leggi che regolano i rapporti con gli enti locali, step #3: fare una stima di cosa si può risparmiare (strutturalmente) e in quanto tempo a cambiare questo, quello o quell'altro, step #4: fare una proposta di legge, più una campagna di stampa, per spingere queste proposte di tagli, e spiegarne ai cittadini l'importanza.

I liberali in generale devono uscire dalla mentalità "io ho avuto un'idea mentre facevo la doccia, aboliamo questo", ed entrare in una mentalità del tipo "io ho studiato questa cosa è posso dimostrare che questa proposta avrà queste conseguenze, e che la proposta si può implementare in questo modo". La differenza tra un movimento politico e le chiacchiere al bar dello sport sta in questo: gran parte dei libertari ad esempio è ferma al velleitarismo amatoriale.

Da questo punto di vista credo che Libertiamo qualcosa abbia già fatto, e sono sicuro che ha intenzione di fare di più. Di proposte, non di legge ma di policy, ce ne sono a bizzeffe, sia a vedere l'IBL, sia a leggere NFA, e dunque di materiale da approfondire e tradurre in giuridichese ce n'è a bizzeffe. Questa mia fissazione merita un post apposito per spiegare perché la considero importante.

Di certo c'è bisogno di una collaborazione, che sia però non partitica ma bipartisan: non che mi aspetto ci siano ancora liberali nel PDL oltre a Martino, ma ad esempio potrebbe interessare i radicali, o singoli esponenti liberali del PD come Ichino, Rossi o Polito. Anche su questo, occorrerà tornare.

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2 risposte a L'assemblea aperta di Libertiamo: un resoconto (3/N)

  1. DavyG ha detto:

    Mah, l'abbinamento con FLI a me pare una fesseria.
    Quel che c'è di liberale – cioè tanto poco quanto nel PDL – mi pare ci sia tanto per dire il contrario di quello che dice il PDL.
    D'altronde, come hai fatto notare anche tu nei post precedenti, Fini cambia idea di continuo: per me vuol dire semplicemente che di idee in realtà non ne ha, e che dice quello che pensa torni utile al momento. Pronto a virare di 180°: non mi pare un "portabandiera" corretto.

    Il punto principale che volevo comunicare però è un altro: questi "think tank", se così vogliamo chiamarli, dovrebbero secondo me astenersi dallo scadere nelle polemicucce politiche quotidiane.
    Ad esempio, l'IBL mi piace molto più di Libertiamo o di NFA. Sul sito dell'IBL o su Chicago-Blog non si parla di menate politiche, di escort, di Berlusconi.
    Si parla di cose serie, di questioni economiche o "politiche" nel vero senso del termine, di cose che importano qualcosa, e non del grande fratello politico che francamente ha anche stufato.
    Libertiamo invece scade troppo in queste cose (così come Seminerio, ad esempio, che per me è scaduto tantissimo negli ultimi mesi), ed anche NFA, in mezzo a tante analisi economiche intelligenti, mette un antiberlusconismo degno a mio parere di bambini dell'asilo (che secondo me obnubila le loro capacità di giudizio quando viene tirato in ballo).

    A mio parere la strada giusta è quella dell'IBL: chissenefrega delle beghe quotidiane e delle scaramucce di un sistema che fa acqua da tutte le parti.
    In questo modo:
    1) si acquista più autorevolezza, in quanto ci si pone dove ci si deve porre, cioè "al di sopra" e non "dentro" un sistema allo sbando.
    2) si pone l'attenzione sulle faccende veramente importanti, eg la riduzione della spesa pubblica e non le igieniste dentali.
    3) ci si rivolge un po' a tutti i potenziali interessati, senza curarsi troppo del loro ambito di provenienza. Come dici, questi possono venire dal Pdl*, da alcune parti del Pd, da alcune parti dei radicali, da Fli, e secondo me anche dalla Lega*.
    L'unico modo per "unirli" è far trovare loro un ambiente in qualche modo "friendly", che non provochi loro un senso di "repulsione" per la loro appartenenza: intendo dire che se un berlusconiano vede che si critica troppo Berlusconi storce il naso, idem un finiano, idem uno del Pd.
    Si parli, invece, della riduzione della spesa pubblica, dei modi in cui è utile e virtuoso il non-intervento statale, e così via: chiunque ci si potrà riconoscere senza "pregiudiziali" di appartenenza.

    *so che tu sei scettico su Pdl e Lega, ma io ho questa idea: seppure in modo "strano", sono stati gli unici movimenti negli ultimi 15-20 anni ad introdurre qualche principio liberale (nel senso di "lo stato è il problema, non la soluzione") nell'opinione pubblica.
    Secondo me hanno avuto successo per questi motivi (peraltro traditi, ma non è questo il punto), e tante persone si sono riconosciute in questi principi, che hanno "esplicitato" molte cose che più o meno già pensavano, e che secondo me pensano tuttora, al di là dei personaggi che li rappresentano.
    Per cui credo che sia questo il "terreno" più fertile, su cui si può fare più presa.
    In ogni caso ripeto il mio pensiero di base: dato che il 95% dei politici è statalista, l'unica è andare "oltre" tali divisioni.

  2. Libertarian ha detto:

    "questi "think tank", se così vogliamo chiamarli, dovrebbero secondo me astenersi dallo scadere nelle polemicucce politiche quotidiane. Ad esempio, l'IBL mi piace molto più di Libertiamo o di NFA. Sul sito dell'IBL o su Chicago-Blog non si parla di menate politiche, di escort, di Berlusconi."

    A me pure. Non voglio giustificare la mia alleanza con Casini e per questo starò lontano dalla politica "politicata": preferisco avere la coscienza pulita. Poi mi chiedo però a che serve avere la coscienza se non la si usa mai. Il problema è che un paese ha bisogno di idee astratte e di idee concrete, e le idee concrete le deve fare un'organizzazione "partitica", non le fa il think tank. Si tratta di divisione dei ruoli.

    Quando si parla di mignotte, è perché non si hanno idee. Sicuramente Libertiamo a volte esagera, ma almeno ha *anche* idee, cosa che lo differenzia dal vuoto cerebrale di FLI o del PD. Io pure gradirei un cambiamento di toni a riguardo. Devo dire però che sabato non ho sentito parlare di mignotte, ma di idee, per tutto il tempo.

    Sull'IBL sfondi una porta aperta, ma questo è argomento per un altro post della serie. 🙂

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