L'assemblea aperta di libertiamo: considerazioni a margine (4/N)

Ho cambiato il titolo della serie perché mi rendo conto di non essere un cronista.

Parliamo di strategia, per il momento di di FLI e non di Libertiamo: FLI non esiste e parlare di strategia di una cosa che non esiste è difficile, o perlomeno per me è difficile, anche se c'è gente che scrive di teologia da millenni. Dunque la domanda è quali erano le opzioni per Fini se voleva smarcarsi da Berlusconi.

Se Fini fosse rimasto al governo avrebbe potuto dimostrare di avere un programma liberale e di saperlo sviluppare. Avrebbe potuto alzare il dito e fare lezioni sul liberalismo: non ci voleva molto, a patto – ipotesi difficile da sostenere – che avesse avuto le idee chiare su cosa voleva. Avrebbe potuto confrontare i fatti con le dichiarazioni del governo e snervarlo dimostrandone a tutti l'inadeguatezza e la disonestà nei confronti degli elettori. Avrebbe fatto dunque il grillo parlante, cosa che ha fatto effettivamente per un po' di tempo, ma puntando su argomenti che probabilmente l'elettorato considera secondari: a che pro parlare di leggi ad personam in un contesto come quello italiano dove la giustizia non funziona? (Il problema della giustizia italiana non è né, come vuol far credere Berlusconi, che qualcuno voglia processare il premier, né che Berlusconi si faccia le leggi ad personam: è che lo Stato Italiano non è all'altezza di produrre servizi giuridici di base come processi brevi e affidabili). Questa strategia avrebbe avuto un problema: Fini avrebbe dovuto dotarsi di contenuti programmatici sin dall'inizio e cercare di logorare il governo esponendolo alle sue contraddizioni e alle sue false promesse.

Il fatto che Fini abbia chiesto la fiducia tre mesi prima di indire un congresso che sembra essere fondativo del suo partito (tra circa un mese, a Milano) fa pensare che abbia preferito la cosa più semplice, che è la manovra puramente politica senza un substrato programmatico. Cosa se ne sarebbe fatto il Paese di una tale manovra è difficile dirlo. Dall'interno avrebbe potuto alzare il dito, ma serviva un programma. A fare (bene) la manovra per far cadere il governo al massimo avrebbe potuto entrare in un governo di transizione, per poi andare alle elezioni. In che stato? FLI non sarebbe meno vuoto senza Berlusconi, al massimo dovrebbe chiedersi cosa proporre veramente: l'antiberlusconismo non è un programma di governo, e anzi l'Italia non ne ha strettamente bisogno, con tutti i problemi più gravi che ha.

Veniamo al problema fondamentale. Fini non ha la credibilità programmatica per contendere i voti di Berlusconi e di Bossi: non è in grado di essere credibile se dice di non volere la spesa pubblica e l'assistenzialismo perché non ha mai fatto nulla che possa far credere il contrario. Gli elettori del PDL che vogliono meno tasse non hanno motivo di votare Fini: ad essere coerenti non avrebbero dovuto neanche votare Berlusconi, visto che tagliare le tasse oggi senza tagliare la spesa significa solo aumentare le tasse domani, ma di certo Fini non ha una reputazione di solido liberale che avrebbe lottato contro la spesa pubblica e il peso fiscale. Berlusconi non fa nulla per risolvere questi problemi, ma è considerato credibile, se non altro perché il portafoglio fa ancora male dopo il passaggio di Visco. Bossi non fa nulla per liberare il Nord dall'assistenzialismo del Sud e dal centralismo di Roma, ma è credibile nel lamentarsi di queste cose. Fini non ha questa credibilità, e avrebbe dovuto ottenerla prima ancora di muoversi politicamente: forse, se avesse fatto il grillo parlante con un programma concreto, avrebbe piano piano potuto costruirla. Ha fatto una manovra di palazzo difficilmente spiegabile, e non gli è neanche riuscita.

Ora la situazione è questa: per superare lo sbarramento alle elezioni, Fini dovrà allearsi quasi certamente con Casini. L'alleanza è chiaramente puramente elettorale e non ha nulla a che fare con un eventuale programma liberale (non sto dicendo che Fini abbia un programma liberale: FLI ancora è una bozza). Se si vuole credibilità in questo modo, tanto vale allearsi con Vendola… c'è un evidente trade-off tra allearsi con Casini per superare lo sbarramento e diventare credibili come liberali.

L'alternativa è piazzarsi da solo. Questo quasi sicuramente produrrebbe l'esclusione dal Senato, con l'attuale legge elettorale (8% non è alla portata di mano di FLI), mentre alla Camera i rischi sarebbero più bassi (4% di sbarramento). Sarebbe ottimale dunque se si vuole testimoniare la volontà di avere un programma elettorale liberale (se mai ci sarà…), ma non per avere un ruolo rilevante in politica. FLI, tra l'altro, sarebbe pure considerato "di destra", dunque avrebbe più problemi di Casini a fare il doppio gioco sul fatto di poter essere "l'elettore mediano" della politica. Non è poi improbabile che il voto rimanga orientato in senso maggioritario e dunque alle elezioni i "terzi poli" si rivelino secondari sul piano elettorale, cosa che in questo caso potrebbe ridurre le prospettive anche alla Camera.

FLI rischia di diventare il Partito del Sud, come dice Luca Ricolfi, soprattutto alleandosi con Casini e Lombardo. Un Partito del Sud liberale in regioni ad altissimo tasso di assistenzialismo è meno probabile di un nero che viene eletto capo del Ku Klux Klan. Quello che avrebbe dovuto fare Fini se voleva fare una riforma politica liberale e superare Berlusconi è contendere i voti di Berlusconi e di Bossi con i loro stessi temi: meno tasse, meno spesa, giustizia rapida e affidabile, liberalizzazioni, meno burocrazia. Associare queste idee a Fini è come associare la castità a Berlusconi, e non è stato fatto nulla per risolvere questo problema.

Ne risulta dunque che Fini va avanti senza una visione politica, né di contenuti, né di strategia. E' difficile ottenere qualcosa quando non si sa cosa si vuole e non si sa come ottenerlo.

Il problema del fatto che allo stato attuale FLI rischia di rompere il bipolarismo lo reputo meno grave, alla fine il bipolarismo non ha responsabilizzato la politica e non ha consentito dunque l'evoluzione della politica italiana in chiave "anglosassone", come ho detto nel primo post. Però nei limiti in cui gli italiani sono ormai abituati al bipolarismo, potrebbero punire Fini e fargli prendere meno voti di quanto prenderebbe da opposizione interna al PDL.

Fare l'opposizione interna è difficile: occorre votare sì a leggi orribili – FLI ci riesce anche dall'opposizione come nel caso della riforma forense – bisogna votare la fiducia su cose che non si condividono oppure far cadere il governo. Ma nei limiti in cui si fa chiaro che non si voterranno determinate cose e si proporranno altre cose, si hanno gli strumenti per essere credibili. Se poi il governo avesse imposto la fiducia su qualcosa di invotabile, sarebbe forse caduto comunque.

Il problema è che Berlusconi non ha voluto opposizione interna e non ha voluto compromessi come il patto di legislatura, dunque la strategia del grillo parlante probabilmente sarebbe stata poco proficua. Ma questo non scusa la mancanza di strategia e di proposte concrete di Fini. Per come si sono messe le cose, se deve acquisire credibilità, deve farlo su questo, e deve sperare di riuscire a contendere il voto liberale. Finché le istanze liberali saranno monopolio di personaggi illiberali come Berlusconi e Bossi la situazione politica italiana sarà di stallo, ma è inutile nascondere che non esiste una vera alternativa liberale da opporre a PDL e Lega.

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