Epifania totalitaria

Stamattina come al solito stavo leggendo un libro ("The State" di Anthony De Jasay) e mi sono imbattuto in un pensiero che prima mi ha colpito ("tanto male m'ha fatto, tanto dolore m'ha causato", direbbe Cristiano Pace) e poi ha avuto un effetto valanga creando un flusso di pensieri correlati.

Nella letteratura politica mi sono imbattuto in almeno tre definizioni di totalitarismo:

1. Sistema politico basato sul terrore
2. Sistema politico in cui lo stato ingloba l'intera società
3. Sistema politico in cui si cerca la palingenesi sociale tramite la politica

La prima definizione ha origine con Hannah Arendt, la terza con Jacob Talmon, la seconda non riesco ad inquadrarla storicamente, visto che probabilmente è la definizione originale (Mussolini: "tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato"). Juan Linz è un possibile esempio di uso di questa definizione, ma credo sia precedente. Inutile dire che ci sono altri aspetti da considerare (mobilitazione, ideologia, polizie segrete) e che le tre definizioni sono strettamente legate.

Veniamo al dunque. Io ho spesso scritto in passato che la democrazia moderna è totalitaria. Ovviamente lo è nel secondo significato del termine: la politica ha divorato l'autonomia della società e si è espansa fino a controllare direttamente o indirettamente qualsiasi cosa. Ciò che non è controllato è regolamentato o tassato, e alla fine è rimasto poco o niente al di fuori della "politica", esattamente come nell'ideale mussoliniano. E si badi bene: l'Italia attuale è più totalitaria di quella fascista da questo punto di vista.

Decisamente avrebbe poco senso affermare invece che il terrore è diffusissimo nelle moderne democrazie, dove è in genere difficile anche mettere in galera gli stupratori, e dove il "tributo di sangue" chiesto al cittadino è diventato improbabile dopo gli scempi delle guerre mondiali. Sicuramente si poteva parlare di terrore nel caso della democrazia giacobina, ma praticamente al giorno d'oggi non c'è alcun esempio di democrazia totalitaria in questo senso. Perché? Probabilmente perché non ce n'è bisogno: la legittimità deriva dall'abitutine, ci ricorda Hume, e quando il popolo è abituato al diritto divino del Re obbedisce al Re, quando è abituato alla sovranità popolare… obbedisce ai politici. I giacobini volevano cambiare tutto e avevano bisogno del terrore, anzi, del Terrore: se fossero sopravvissuti al loro tentativo, magari avrebbero reso la società a loro immagine e somiglianza e avrebbero smesso. Da Stalin a Krushev, insomma.

Ha più senso invece la terza definizione: la palingenesi sociale. Eppure tutto si può dire tranne che la democrazia moderna ispiri entusiasmi e partecipazione: l'elettorato è poco attento e vagamente annoiato dalla politica, e a dir la verità di questo ne sono ben felice. Perché allora l'idea della palingenesi mi ha colpito?

Il problema è che non c'è più nulla da cambiare radicalmente: la politica ha già rivoluzionato la società. Ha fatto sparire o snaturato o sminuito la legge non "centralizzata" dei giudici e dei precedenti; ha trasformato gli stati sovrani federali in "enti locali" incapaci di autonomia finanziaria; ha prodotto concezioni "collettiviste" dell'economia, del diritto e della politica dove l'individuo è visto solo come proiezione della collettività, impersonata dallo Stato; ha trasformato la giustizia dall'originale "non rubare" al nuovo concetto – vuoto e quindi da riempire a discrezione dei politici stessi – di "giustizia sociale"; ha trasformato i "centri di potere economico" in lobby il cui scopo è elemosinare privilegi – spesso miliardari – oliando la macchina della spoliazione che ha sede in Parlamento.

L'idea di democrazia è così diffusa che si cerca oggi di controllare le società per azioni non con i mercati (azionari) ma con la democrazia rappresentativa (i CdA). Giusto nella scienza non si arriva all'oscenità di proporre di votare le teorie che piacciono più al popolo. Forse un altro esempio è la politica monetaria, dove si è capito che il processo decisionale politico democratico avrebbe prodotto, lasciato a sé stesso, crisi di iperinflazione, e si è deciso di creare una tecnocrazia indipendente dal "popolo", come (in Italia) la Magistratura.

Non c'è bisogno di una palingenesi, dunque, perché la politica ha già trasformato la società a sua immagine e somiglianza. Le strutture concettuali sottostanti alle teorie economiche, politiche e giuridiche, i valori professati dalla società, sia morali che giuridici, sono tutti basati sull'idea che c'è una società che deve il suo ordine interno ad un'attività chiamata politica che viene fatta coincidere con le decisioni collettive che avvengono dentro lo Stato.

La democrazia contemporanea non è totalitaria nel senso di Talmon, dunque, perché non ce n'è più bisogno. E qui la cosa mi ha colpito, sono rimasto sorpreso dal pensiero che mi era balenato in testa: ma forse se avessi riletto attentamente Tocqueville non avrei provato alcuno stupore.

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3 risposte a Epifania totalitaria

  1. Linkato su La pulce di Voltaire

  2. korallo ha detto:

    premetto che sono ubriaco, quindi probabilmente confuso/confusionario:

    leggendo questo post ora, mi viene da pensare che sbagliavi. anche dal punto di vista di talmon, almeno qui in italia, siamo "totalitaristi". perchè immagino tu abbia visto, i due esempi che mi son più familiari e sui quali più ho combattuto (riuscendo ad arrabbiarmi con 4/5 delle persone che conosco), sono l'elezione di de magistris a napoli, e il referendum:

    -napoli ha finalmente scelto per il cambiamento!
    -ecco la voce del popolo che si fa sentire, per cambiare!

    cos'è, se non la ricerca della palingenesi attraverso lo stato?
    mannaggia.

    korallo

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