Le stelle dovrebbero ringraziarci

Io non sono semplicemente agnostico: sono del tutto privo di istinto religioso. Questo mi distingue dagli atei che devono per forza crearsi un'illusione da sostituire a Dio, come la ragione, la scienza, la nazione, la classe. Il professore di religione al liceo mi diceva che la religiosità precede la religione, e la religiosità è un istinto naturale dell'uomo: io quell'istinto l'ho perso durante l'adolescenza.
 

Rimane da vedere però come un agnostico, o meglio un areligioso, possa rispondere a domande del tipo "che valore ha l'uomo?", "che senso ha la vita?", etc., anche premettendo che qualsiasi risposta si dia a questa domanda è fondamentalmente arbitraria.
 

Partiamo dall'universo. Prima che nascesse la vita l'universo era solo un gran giramento di palle infuocate, un'interminabile combustione di idrogeno. Poi arriva la vita e si scopre che alcune molecole messe assieme in un certo modo possono replicarsi da sole, così l'universo diventa un'interminabile combustione di idrogeno con qualche pezzo di roccia che gira intorno alle palle di cui sopra in cui avvengono reazioni chimiche complicatissime.

Poi arriva l'uomo, e le palle di fuoco diventano stelle, mentre le molecole autoreplicantesi diventano animali e piante. Diventano stelle, animali e piante, perché la nozione di stella richiede un'attività mentale per essere concepita. Le stelle non sanno di essere tali, c'è bisogno di un uomo che le renda tali. É solo dopo la nascita dell'uomo che le stelle si sentono chiedere "che ci fai lì?", "come ci sei arrivata?", "non ti annoi a stare lì ferma senza far niente?", è solo dopo la nascita dell'uomo che gli animali e le piante cominciano ad essere considerati belli, utili, nutrienti, interessanti. L'uomo sopravvaluta l'universo quando pone all'universo quesiti che solo per l'uomo possono aver senso: la fallacia antropomorfa è, appunto, una fallacia.

Il bello nasce con l'uomo, come anche il senso delle cose, come anche il giusto e il buono. Se sparissero gli uomini, sparirebbe l'unica parte dell'universo capace di chiedersi come sono nate le stelle, come si riproducono le piante e come si comportano gli animali. Sparirebbero le nozioni di senso, scopo, significato, obiettivo, fine. L'universo tornerebbe ad essere un meccanico giramento di palle condito da reazioni chimiche complicatissime che avvengono su pezzi di roccia che a loro volta sono parte del giramento di palle universale.

Il senso della vita è dunque una questione priva di senso: solo chi è vivo, e vivo in quanto uomo, può dar senso alle cose. É da questo punto di vista che l'uomo è creatore, perché ha dato all'universo qualcosa che prima non c'era: ha dato nomi, ha creato concetti, ha posto domande e ha fornito risposte. Gli animali si nutrono, l'uomo mangia: il mangiare va oltre il nutrirsi, e l'uomo è l'unico animale in grado di sedersi a tavola e dimenticare di nutrirsi perché interessato maggiormente a ciò che ha intorno, soprattutto le altre persone.

Nessuno si accorgerebbe della differenza, se tutte le stelle dell'universo fossero sostituite da una lampadina alimentata da qualche divinità potentissima. Nessuno si accorgerebbe della differenza, se tutte le piante e tutti gli animali venissero sostituiti da robot meccanici con le stesse proprietà nutrizionali, lo stesso aspetto fisico e lo stesso modo di reagire all'ambiente.

L'uomo è l'unica cosa che se venisse sostituita da un robot meccanico ci accorgeremmo della differenza, perché non sarebbe in grado di creare. E se un giorno dovessimo inventare un robot in grado di creare, sarebbe un uomo, anche se fatto di ferro e silicio, perché sarebbe diverso solo fisicamente da noi, e non un automa.

Incomprensibili per me sono coloro, come Bertrand Russell, che ritengono l'uomo un nulla solo perché le stelle sono più grandi, dimenticando che ci sono più cose dentro un grammo di chip di silicio che in un miliardo di tonnellate di roccia.

Uccidere un uomo è come uccidere la capacità di creare, è come uccidere ciò che per chi è religioso è Dio.

Ogni guerra uccide persone che avrebbero potuto dare enormi contributi all'umanità. Cosa sarebbe successo se una pallottola avesse colpito Hayek sul fronte italiano durante la Prima Guerra Mondiale? Cosa sarebbe successo se una pallottola non avesse colpito il ventenne Etienne Mantoux durante la Seconda Guerra Mondiale? Pochi centimetri di differenza nella traiettoria di un pezzo di ferro di pochi grammi fanno la differenza tra avere decine di libri geniali e non averne nessuno, tra il creare interi nuovi mondi e rimanerne per sempre all'oscuro.

E non bisogna pensare che solo i grandi intellettuali meritino di vivere, anche se gli intellettuali a volte credono che solo loro hanno un'anima (Ernest Renan si chiedeva se i polinesiani potessero essere immortali). Ogni uomo può fare una differenza enorme per i suoi amici, per il suo lavoro, per la sua famiglia, per uno sconosciuto incontrato per sbaglio per strada, per un individuo più creativo e intellettuale a cui fornisce un'ispirazione: i dipinti di Caravaggio sono anche merito di una puttana.

Non c'è differenza tra uccidere un uomo e distruggere un intero universo.

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3 risposte a Le stelle dovrebbero ringraziarci

  1. marcog83 ha detto:

    Il tuo post mi ha fatto venire in mente tre citazioni, tutte dello stesso autore, Chesterton:

    "[To an atheist] the universe is the most exquisite masterpiece ever constructed by nobody."

    "The suicide is a mere destroyer; spiritually, he destroys the universe."

    "Man is not merely an evolution but rather a revolution."

  2. ilruvido ha detto:

    Una sola parola: wow

  3. Wellington ha detto:

    Perciò B.O.B. non ha capito una mazza, potrebbe tranquillamente esprimere desideri agli aeroplani senza fare finta che siano stelle cadenti.

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