Patrimoniale

Ci sono già stati dei precedenti. Già in passato infatti Giuliano Amato si intrufolò di notte nei portafogli degli italiani, e non vedo perché non lo si possa rifare: sto parlando ovviamente della patrimoniale, strumento attraverso cui chi non è in grado di darsi una regolata punisce chi è in grado di tenere a bada i propri appetiti, rapinandoli del frutto della loro superiore lungimiranza e responsabilità. La società italiana, purtroppo, è costretta da anni a sovvenzionare uno Stato incapace di non cader vittima della propria stessa bestiale ingordigia e del proprio populismo, incapace anche di tirarsi indietro per evitare il declino di tutto il Paese. Pur di non ammettere la propria sconfitta Hitler fece distruggere la Germania, e lo stesso sta facendo lo Stato Italiano con la società e l'economia italiane.

Alla fine si tratterebbe solo dell'ennesima incarnazione di una politica di moda negli ultimi anni: sfruttare chi è finanziariamente robusto per aiutare chi non sa darsi una regolata, che siano banche o stati. Ovviamente chi viene salvato continuerà sempre di più a non sapersi dare una regolata. Pensare che assaltare le tasche dei cittadini per "ricominciare da capo" riduca il peso dello Stato sull'economia è terribilmente naive. L'unico modo per ridurre il peso dello Stato è aver chiaro quanto costa, non regalargli ottocento miliardi di euro per continuare a sprecare soldi a ritmo accelerato. Senza tagli alla spesa, il problema si riproporrà sempre: infatti il problema è che lo Stato Italiano soffre di bulimia fiscale e di incontinenza legislativa.

Il giorno dopo aver risolto, si fa per dire, il problema del debito pubblico, i politici ricomincerebbero subito a comprar voti a deficit, e nel giro di un decennio torneremmo nuovamente al punto di partenza. Nel frattempo tutti quelli che hanno finora pensato di risparmiare avranno capito che non ne vale la pena, e senza risparmi non ci sarà alcuna ripresa, soprattutto se la spesa pubblica continuerà ad aumentare, ormai liberata dai vincoli del debito, con l'unico scopo di mantenere il consenso elargendo regalìe a destra e a manca. Infatti se il 50% e più di quanto viene prodotto finisce in spesa pubblica, cioè in consumi improduttivi, non si libereranno mai risorse per far ripartire il Paese, e se la riduzione del debito dovesse lasciar liberi gli spiriti animali dell'espansione del settore pubblico, la cosa peggiorerà ulteriormente.

Bisogna puntare tutto sul taglio della spesa, spiegare perché è più importante del taglio delle tasse, perché è politicamente necessario frenare la capacità dei governi di accumulare debiti, etc. Purtroppo i liberali dai tempi di Reagan hanno fatto propria la demagogia keynesiana dei tagli alle tasse in deficit, perché è politicamente più facile tagliare un costo, come una tassa, che non un beneficio, come la spesa, anche a costo di creare l'illusione di avere benefici gratis, bias che è alla base dell'ipertrofia statale.

Ritengo che nessuna persona sensata si farebbe togliere 15,000€ per impedire a Berlusconi di rubacchiare qualche spicciolo: Berlusconi vincerà dunque nuovamente le elezioni, guadagnando magari un punto percentuale ogni volta che si sente ripetere la parola "patrimoniale". Questo si basa sul fatto che si confonde la spesa (che genera gli obblighi dei cittadini) e le tasse (che sono solo un modo per pagare gli obblighi imposti ai cittadini con la spesa). L'unico modo per tagliare le tasse è tagliare la spesa: tagliare le tasse senza tagliare la spesa significa creare tasse future. Berlusconi non deve tagliare le tasse, e non ha meriti a tagliarle finché non taglierà la spesa. Sebbene sia ingiusto quindi prendersi i meriti di non mettere le mani delle tasche degli italiani quando non si fa nulla per rendere lo Stato meno invasivo, Berlusconi beneficerà del masochismo di chi vuole salvare i benefici della casta a spese della società intera. E personalmente non vedo perché dovrebbe non andarmi bene così.

Mi viene in mente la fine dell'Impero Romano. Si ricorreva alla svalutazione monetaria per pagare le legioni e i prezzi aumentavano, e per non farli aumentare si introducevano controlli dei prezzi, ma alla fine la teoria quantitativa della moneta vinse sulla repressione poliziesca e i mercati si dissolsero, così che nel corso di un paio di secoli si arrivò ad un sistema di fattorie autosufficienti a produttività miserrima in cui un signore comandava e dava da vivere a qualche decina di agricoltori e artigiani. Stiamo facendo la stessa fine, ma a passo accelerato.

C'è bisogno di una scossa forte per svegliare il paese. Come diceva Churchill, un imbonitore è un tizio che dà da mangiare al coccodrillo, sperando di essere mangiato per ultimo: se gli italiani non imparano a fermare lo Stato, lo Stato continuerà a divorare il loro futuro. Lo Stato dovrebbe essere servo della società, e produrre ciò che la società non è in grado di produrre. Lo Stato contemporaneo non è servo, ma padrone: padrone della società e di tutti gli individui che lo compongono. Aveva purtroppo ragione Tucidide: "chi è forte fa ciò che vuole, chi è debole paga ciò che deve". Se vogliamo un futuro, bisogna rovesciare i rapporti di forza, e costringere la politica ad avere rispetto del Paese. Il diritto è sempre la legge del più forte: finché lasceremo alla classe politica il diritto di decidere delle nostre vite oltre ogni limite di buonsenso, non dobbiamo lamentarci di non avere un futuro.

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3 risposte a Patrimoniale

  1. LibertyFighter ha detto:

    Benvenuto tra i combattenti !😛

  2. floseteleo ha detto:

    Ottimo post. Complimenti. 
    Solo una domanda : come si costringe l'attuale classe politica a ridurre il peso dello stato ?
    Cordiali Saluti

  3. Libertarian ha detto:

    Eh, vorrei saperlo anch'io…

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