Intellettuali, fanatismo, xenofobia

Giorni fa mi hanno raccontato di come la Lega prende voti tra il "sottoproletariato" settentrionale: persone che subiscono direttamente la concorrenza dei "negri" e dunque sono ricettivi ad argomentazioni xenofobe perché vedono che effettivamente la loro vita peggiora per via dell'immigrazione. Ovviamente la concorrenza degli immigrati è forte per i lavoratori non qualificati, se non altro perché uno straniero laureato in ingegneria non va in Italia, ma semmai in Germania, se deve cercare lavoro all'estero.


Ieri su un commento a Libertiamo qualcuno faceva notare come le lauree sono un bene "pubblico" perché un maggior numero di laureati significa avere meno xenofobia, clericalismo e, in definitiva, aggiungo io, meno populismo in stile PDL/Lega. Vero? Falso? Entrambe le cose sono vere. Il resto del post è diviso in due parti: dapprima esempi di fanatismo degli intellettuali, e poi un'analisi del problema della xenofobia.


Fanatismo intellettuale

Occorre notare, come ha fatto un mio amico in risposta al commento di sopra, che i movimenti fanatici hanno sempre una forte componente intellettuale: Al Qaeda fa adepti tra i laureati, soprattutto medicina e ingegneria, e anche le Brigate Rosse facevano adepti tra i laureati, soprattutto di materie umanistiche. Ancora oggi temo che una percentuale molto elevata di laureati in lettere o sociologia veda di buon occhio le Brigate Rosse, e a riguardo consiglio "Il rivoluzionario benestante" di Alessandro Orsini.


Daniel Pipes, nel suo libro sulle teorie cospirazioniste, fa notare come le teorie più stupide sono normalmente considerate "paranoiche", ma ci sono teorie cospirazioniste intellettualmente più "rispettabili", si fa per dire, che a volte conquistano le università: Pipes fa l'esempio degli "Afrocentric studies" secondo cui Gesù era nero ma una cospirazione di bianchi (semiti o ariani?, non so) ha nascosto questa verità storica sconvolgente. Il XX secolo è stato il secolo delle idee assassine, e le masse di norma, come ricorda Mises, pensano ciò che gli intellettuali dicono di pensare: le idee assassine di Conquest erano sì assassine, ma erano soprattutto idee.

Le teorie cospirazioniste per il volgo, come quelle sul Nuovo Ordine Mondiale, saranno pure intellettualmente spregevoli, ma non lo sono meno degli scritti di intellettuali fanatici e nichilisti, che abbondano. Come non ricordare Carl Schmitt che nel pieno della Shoah, chiuso in un bunker a Berlino, inneggiava alla difesa della civiltà contro lo spirito mercantile anglo-americano? E Schmitt era un pensatore di prim'ordine: tra le mezze calzette i fanatici sono ancora più numerosi. Sydney e Beatrice Webb andarono in pellegrinaggio in Russia, sotto Stalin, per poi tornare in Inghilterra a scrivere che l'Unione Sovietica era il paradiso.


Volete altri esempi? Lenin e Trotsky erano scrittori, e Hoffer fa notare come i più importanti gerarchi nazisti erano artisti falliti, a cominciare da Hitler che voleva fare il pittore. L'islamismo radicale è la creazione di intellettuali: in Egitto con al Qutb, in Iran con Shariati. "Il tradimento degli intellettuali" di Benda cita innumerevoli esempi di filosofi, scrittori, poeti e artisti che contribuirono alla creazione dell'odio tra nazioni, razze e classi più di ogni altra persona.

Xenofobia: volgare e sofisticata
 

Tornando alla Lega, il problema è che i lavoratori non qualificati del Nord hanno veramente dei problemi sociali, per via della concorrenza degli immigrati. L'aumento dell'offerta fa cadere i prezzi, e la concorrenza degli immigrati suscita timore tra chi non sa usare un computer, non certo tra chi sa manipolare le equazioni di Schroedinger.

Il volgo è forse più xenofobo dell'elite? Sicuramente il "popolo" ha una tendenza ad essere più provinciale e chiuso, anche gretto – come del resto evidente dal modo di esprimersi di molti dirigenti leghisti. Però è molto probabile che se gli immigrati mettessero in pericolo il benessere di gruppi sociali laureati, anziché degli operai non qualificati, avremmo una qualche forma di teoria xenofoba molto diffusa tra i laureati. Forse più elegante del semplice "sporco negro", ma sempre xenofobia sarebbe.

Facciamo un esempio: supponiamo che gli italiani – strano paese con più scrittori che lettori – prendano una fissa con la letteratura sudafricana e smettano di comprare qualsiasi libro scritto da un autore italiano: nessun romanziere o poeta italiano riuscirebbe più a vendere una sola copia. Migliaia di scrittori non avrebbro più una fonte di reddito e non potrebbero più aspirare a vivere della propria "arte". Secondo voi, quanto ci vorrebbe per cominciare a veder spuntare, come funghi: movimenti patriottici per difendere la cultura italiana, recensioni che affermano che i sudafricani non sanno scrivere, richieste di soldi pubblici per difendere la letteratura italiana, richieste di protezionismo per impedire ad Amazon di importare in Italia a basso costo autori sudafricani?


Come mi ha fatto notare un mio amico, è facile immaginare che in nome della difesa della nazione qualche intellettuale abbia avallato la rivolta francese contro la direttiva Bolkenstein sulla liberalizzazione dei servizi: da "dagli al negro!" a "dagli all'idraulico polacco" il passo è breve.

É vero che il razzismo non va molto di moda, dunque sarebbe difficile usarlo per proteggere i propri interessi. E così anche la religione: al Dio tradizionale credono in pochi, e ancor meno tra gli intellettuali. Ma si tratta solo di un ostacolo parziale: la solidarietà va molto di moda e dunque è un perfetto sostituto per la "falsa coscienza", e il patriottismo in qualche modo si può sempre estrarre dal cilindro quando serve. Se non si può dire che i sudafricani non sanno scrivere perché neri, qualcuno scriverà che la letteratura sudafricana è orribile perché i neri sono oppressi dai bianchi, oppure che la loro condizione di sfruttamento fa sì che scrivano libri a prezzi troppo bassi e che serve il protezionismo per impedire lo sfruttamento degli scrittori italiani. Mai sottovalutare la creatività del "motivated reasoning": non c'è assurdità che non ci sembri ovvia se è nel nostro interesse. Ciò fa parte della natura umana: serve una disciplina intellettuale ferrea per trascendere il proprio particolare.

Siamo sicuri che preferiremmo ciò ai semplici xenofobi? Il primo problema si risolverebbe almeno con un'intelligente politica economica, ma il secondo?

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2 risposte a Intellettuali, fanatismo, xenofobia

  1. joeyatroce ha detto:

    Non sono troppo convinto nè della preponderanza del "sottoproletariato" tra l'elettorato della Lega Nord (che ha nei piccoli artigiani il suo zoccolo duro), nè delle motivazioni che dovrebbero spingere tale sottoproletariato a votarla.

    Le motivazioni che quotidianamente riscontro sono principalmente basate sull'odio (ed è proprio odio, spesso cieco) verso il parassitismo. Il che sarebbe anche una cosa positiva, se solo si capisse che la Lega non offre una soluzione al problema.
    Inizialmente i parassiti erano identificati con i terroni che oltre a drenare risorse attraverso lo stato centrale, occupavano la maggior parte dei posti statali (il Bidello napoletano che passa la giornata a leggere il giornale potrebbe essere un bel simbolo che rappresenta "il nemico"). Solo in seguito si pose la questione di africani, rumeni ed albanesi, che però secondo me, rimane nell'elettorato leghista ancora non predominante; d'altra parte, se fosse l'odio verso gli extracomunitari il collante, i partiti di estrema destra avrebbero avuto maggior successo, ad esempio, in Veneto, ma ciò non è avvenuto.
    Ed anche laddove l'attacco verso "i negri" porta consensi leghisti, dubito fortemente che ciò si verifichi per la paura della paura di perdita del posto di lavoro (il timore della disoccupazione non è percepito come un problema prioritario, qui) e gli stipendi più di tanto non possono calare visto che sono già ai minimi sindacali.
    Piuttosto è percepito (ed è reale) il costo sociale degli immigrati, in termini di aumento della delinquenza (per i "cattivi") e di utilizzo di "servizi pubblici" (per i "buoni"). L'operaio veneto (e tipicamente leghista) s'incazza non tanto perchè il negro gli può soffiare il lavoro (che poi, dato che l'incidenza leghista è la medesima tra operaio e datore di lavoro, se il leghista è razzista, il lavoro non viene dato al negro, se non lo è, non lo è nemmeno l'operaio); comunque, dicevo: l'incazzatura nasce dal fatto che l'operaio con le sue tasse versate fino ad oggi deve pagare l'asilo comunale, la mensa e le varie agevolazioni ai disagiati alla categoria "immigrati" che solo da oggi cominciano a pagare le tasse per quei servizi. 
    Poi gli episodi di delinquenza degli immigrati, sono tutta pubblicità a chi (per ragioni talvolta anche valide come quelle sopracitate), vede negli immigrati un problema da risolvere (anche se non si capisce "come").

  2. Libertarian ha detto:

    Non conosco bene il mercato del lavoro del nord né i flussi elettorali della Lega, che comunque sono più una scusa per fare il post che altro.🙂

    Per quanto ne so:

    1. La disoccupazione è bassa, ma ci sono sacche di disoccupazione nella fascia più bassa della popolazione italiana,
    2. La disoccupazione è basssisima tra gli immigrati regolari che trovano sempre lavoro perché, beh, lavorano, magari anche la domenica,
    3. I salari minimi implicano che si è ad un passo dalla disoccupazione, e il fatto che i salari stiano al minimo mi fa pensare che sia vero che ci siano sacche di disoccupazione tra di loro,
    4. La Lega è stata votata da diversi gruppi sociali, di recente c'è stato questo passaggio, e se prima il parassitismo attirava l'elettorato, non mi stupisco che oggi che il parassita è la Lega si sia cambiato tono.

    Però non ho una conoscenza diretta della questione.

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