Mo' basta

Dave Mustaine, leader del gruppo thrash metal Megadeth, diceva "Il mondo non vuole essere salvato, solo lasciato da solo". Diceva Hoffer, anche senza cantare in un gruppo metal, che in assenza di speranza nel futuro ci si arrocca a difendere il presente, e ci si guarda da ogni cambiamento, anche migliorativo. Il cupio dissolvi dell'Italia è evidente e ha varie motivazioni: il sistema istituzionale rende estremamente difficile cambiamenti in senso migliorativo, la cultura del Paese non fornisce né le idee né la mentalità per uscire dall'empasse, e nessuno prova a migliorarlo perché nessuno spera di riuscirci né ha un'idea di come riuscirci.

Qualcosa però bisognerà pur fare. Siccome la speranza senza le idee è dannosa e le idee senza la speranza sono inutili, e siccome mancano entrambe, io comincio dalle idee, non sia mai che a vedere idee nasca quel minimo di speranza nel futuro necessaria a tollerare gli inevitabili problemi e incertezze di breve termine che accompagnano ogni cambiamento profondo. Parlo di cambiamento profondo, ovviamente, perché all'Italia non basta un maquillage: i problemi sono tanti e ben radicati.

Supponiamo che il governo cada e si nomini me come dictator (come facevano i Romani in caso di crisi) per cinque anni (i Romani, meno fessi, lo facevano per sei mesi). Con questa ipotesi eliminiamo tutti i problemi di politics, cioè come far passare le riforme. Con un orizzonte temporale limitato a cinque anni non è possibile neanche pensare a cambiamenti istituzionali rilevanti, dunque si trascura il problema della polity, cioè di come devono funzionare le istituzioni. Rimane solo la policy: cosa fare in questi cinque anni?

Io farei sei cose:

  1. Taglierei la spesa pubblica sotto il 35% del PIL, e per questo serve tagliare la spesa assoluta, non basta aspettare che cresca il PIL nominale.
  2. Taglierei le tasse, rispettando il vincolo di pareggio in bilancio, e col vincolo di far ridurre il debito di almeno il 6% annuo rispetto al PIL, da raggiungere anche con dismissioni, in modo da tagliare le tasse più rapidamente. Si noti che per farlo basta pareggiare il bilancio, visto che il PIL aumenta del 3-4% l'anno in termini nominali, e poi sono sufficienti poche decine di miliardi di dismissioni ogni anno.
  3. Liberalizzerei tutti i settori regolamentati, sia le attività commerciali che le professioni, e semplificherei la burocrazia e le regolamentazioni, e cambierei il mercato del lavoro per incentivare le assunzioni e facilitando la deroga in pejus per le categorie disagiate e nelle regioni disagiate.
  4. Riformerei la giustizia civile per farla diventare più rapida ed efficace, cercando di capire cosa non va nelle leggi, nelle procedure, nella Magistratura, nei servizi legali come i database catastali, e qualsiasi altra causa di lentezza e inefficienza.
  5. Riformerei il rapporto tra Stato e cittadini in modo più favorevole ai cittadini, ad esempio abolendo le leggi fiscali retroattive o introducendo il silenzio-assenso sui permessi: i cittadini meritano di essere rispettati a priori, lo Stato solo se rispetta i cittadini. Lo Stato Italiano li tratta come sudditi.
  6. Cambierei il sistema pensionistico in maniera radicale per liberare i giovani dal giogo pensionistico, pagando le pensioni con la tassazione generale e liberando i contributi pensionistici per finanziare la previdenza privata.

Dirò due righe su cosa fare per ogni cosa, in futuro. Allo stato attuale non c'è nessuno che ha un'idea chiara su come raggiungere questi obiettivi, tranne sulle liberalizzazioni dove c'è un sacco di materiale già fornito dall'IBL. Se dunque dovessi diventare dictator, avrei problemi a mettere in pratica questo programma per mancanza di piani dettagliati per l'implementazione. Probabilmente questo è quello che dovrebbero fare i liberali, sia per uscire dalla mentalità iperteoretica e ultrautopistica che affligge il libertarismo, sia per mostrare al mondo che esiste un'alternativa concreta al cretinismo totale del PDL e del PD attuali. Forse mostrare di avere idee farebbe aumentare la fiducia, e forse l'aumento della fiducia schiuderebbe qualche opportunità di azione. A fare meglio dei partiti attuali ci vuole poco.

Questa voce è stata pubblicata in economia - articoli, giustizia, liberalismo, politica interna. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...