Gare e regole

C'è una differenza notevole tra sport, mercato e politica, anche se tutte e tre queste attività sono concorrenziali: nelle prime due, la concorrenza è di norma utile perché incentiva le persone a fare ciò che è meglio per tutti, nel terzo caso invece ciò non è vero.
 

Da qui forse si capisce come mai per moltissimi pensatori – anche liberali – la politica non va lasciata all'interesse privato, e il "cittadino" che non si occupa di politica è considerato "monco": Tocqueville, Constant, e molti altri certo non erano "statalisti", però vedevano l'interesse privato con diffidenza. Una spiegazione frequente è che gli "aristocratici" hanno la puzza sotto il naso: un'altra verrà data nelle conclusioni.
 

Sport

Nello sport ha più successo chi gioca meglio, dunque l'incentivo è dare il meglio di sé: allenarsi duramente e costantemente, o creare strategie di gioco efficaci, in modo da ottenere l'ottimo mix di forza, velocità, resistenza, destrezza e capacità tattiche, a seconda del tipo di sport.


Questo è ottimale per gli spettatori perchè hanno il massimo dei risultati, tanto che vedere Bolt correre i cento metri è meglio che vedere me, che non ho né il talento né l'allenamento necessari (però il biglietto dura di più: avete 20 secondi di spettacolo anziché 10).

Come ricordano Allen e Alchian, se nello sport si vincesse rompendo le gambe ai concorrenti, non sarebbe bello da vedere: sono le regole che fanno lo sport. Senza"fair play", la concorrenza tra sportivi non produrrebbe bel gioco o alte prestazioni. Le regole portano i giocatori a dare il meglio di sé nel campo, anziché impedire agli altri di dare il meglio di sé. Dunque lo sport è reso tale dalle regole, e sono le regole che rendono la concorrenza sportiva ottimale. Il principio fondamentale è che bisogna ottenere il massimo da sé, non impedire agli altri di dare il massimo per stare più tranquilli.


Mercato

Il mercato concorrenziale, cioè dove chiunque può entrare e offrire la merce che vuole alle condizioni che vuole, spinge a dare il meglio di sé, con la finalità non del bel gioco, ma della massima soddisfazione del consumatore.


I mercati non concorrenziali, normalmente, servono gli interessi dei produttori, danneggiando i consumatori, con prezzi più alti o merci più mediocri. Mentre i produttori efficienti potrebbero preferire il libero mercato, c'è sempre un sottobosco di produttori mediocri che preferiscono estorcere soldi ai consumatori piuttosto che servirli meglio. A volte anche i produttori efficienti preferiscono ridurre la concorrenza.

La differenza tra sport e mercato è che sul mercato non conta arrivare primi: l'importante è ottenere un surplus sufficiente per rimanere sul mercato e ottenere un reddito.
 

Le regole del mercato sono i diritti di proprietà. Se i diritti di proprietà sono ben definiti (assenza di esternalità) il mercato funziona a "mano invisibile", cioè dà risultati ottimi in maniera automatica. Se non è così, occorre l'attività imprenditoriale per risolvere i problemi e rafforzare la "mano invisibile". Se le esternalità rimanenti sono forti, non si può più dire che il mercato darà risultati ottimale.

Ancora una volta, questione di regole.

Politica


In politica la concorrenza politica tra partiti è forte, ma la battaglia politica non si vince ottenendo le prestazioni migliori oppure soddisfacendo al massimo i consumatori, perché quello che conta è ottenere una maggioranza, indipendentemente dei danni che si fanno alla minoranza, o ai gruppi disorganizzati.

La politica tende ad avvantaggiare gli interessi concentrati, organizzati, di breve termine ed informati a danno degli interessi diffusi, non organizzati, di lungo termine e male informati.

Consideriamo il debito pubblico: se maggioranza e opposizione corrono per vincere le elezioni, chi promette più vantaggi agli elettori vincerà più voti e avrà maggiori possibilità di vincere. Il risultato sarà debito e deficit, perché le tasse sono politicamente costose, con danno grave per l'economia.


Gli interessi organizzati che possono ottenere privilegi dalla politica non hanno bisogno di soddisfare i loro clienti: basta impedir loro di ottenere merci migliori a prezzi inferiori. Così la lotta politica consiste non nel fare il proprio meglio, ma nel dire ai politici di impedire agli altri di dare il loro meglio. La politica delle lobby è uguale alla politica degli "sportivi" che si spezzano le gambe a vicenda.

Conclusioni

La politica concorrenziale deve essere imbrigliata da regole per non degenerare nella cleptocrazia, nella tirannia della maggioranza, nell'oclocrazia, nel corporativismo interventista, altrimenti noto come "capitalismo dei compari".
 

Le regole devono fermare le lobby che vogliono finanziamenti e privilegi e i politici che vogliono potere e discrezione, altrimenti il gioco degenera nella lotta di tutti contro tutti per impedire agli altri di lavorare e produrre ricchezza.

Non è possibile che l'interesse personale guidi la politica verso fini sociali: l'interesse personale del politico è il potere e la discrezione, e l'interesse personale del lobbysta sono finanziamenti e privilegi. Queste sono esternalità negative che non producono nulla a livello sociale, ma anzi distruggono.

Mentre lo sport si può lasciare all'interesse personale se le regole impediscono di spaccare le gambe all'avversario, mentre il mercato può essere lasciato alla mano invisibile se esistono buoni diritti di proprietà, la politica non può essere lasciata all'interesse personale, perché l'interesse individuale in politica è quasi sempre antisociale.

La buona politica è un bene pubblico, cioè non è il naturale risultato del gioco politico, ma qualcosa che occorre realizzare sforzandosi di andare oltre il proprio interesse particolare (cosa che non succede quasi mai). La politica lasciata a sé stessa degenera facilmente in quello che osserviamo nella politica italiana, e solo con uno sforzo di coordinazione è possibile uscirne.

Inoltre, la concorrenza politica va limitata: non è auspicabili che il gioco delle fazioni renda la coercizione pubblica un servizio comprabile sul mercato elettorale, e a disposizione del migliore offerente per vivere a spese altrui.

Questa voce è stata pubblicata in liberalismo, teoria politica. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...