Mo' basta: tagliare le tasse

Il secondo punto del mio "programma" è tagliare le tasse, a due condizioni. In primis, occorre tagliare le tasse solo dopo che si è tagliata la spesa, perché è fondamentale ridurre il debito e annullare il deficit. Come seconda cosa, tagliare le tasse per 1€ significa perdere gettito per una percentuale inferiore perché si stimola l'economia, ma non significa certo aumentare il gettito come si sostiene spesso in base alla curva di Laffer. Farò dei "finti conti" per capire più o meno cosa significherebbe tagliare le tasse. Nessuno dei numeri dati è molto affidabile.

Supponiamo che si facciano tagli alla spesa per 70 miliardi e poi si stabilizzi la spesa reale ad un valore costante, cioè che la spesa pubblica aumenti del 2% nominale ogni anno, come l'inflazione. La prima mossa pareggerebbe il bilancio, e la seconda farebbe scendere il peso dello Stato rispetto al PIL di circa l'1% ogni anno (un po' meno, visto che la crescita è inferiore al 2%, e la spesa sarebbe meno del 50% del PIL). Questo permetterebbe di tagliare le tasse solo di pochi miliardi ogni anno, se si vuole tenere il bilancio in ordine.

Il gettito dell'IRAP è 30 miliardi l'anno: a tagliarlo completamente si avrebbe più gettito IRES, ma comunque si perderebbe gettito, da coprire con un avanzo di bilancio. Il gettito dell'IRES è circa altrettanto, e per rendere vantaggioso operare in Italia forse bisognerebbe tagliarlo del 20-30%. Il gettito dei contributi previdenziali è 200 miliardi l'anno, e per permettere ad ogni lavoratore di mettere da parte 1000€ l'anno per la sua pensione (anziché per pagarla ai pensionati attuali) occorrerebbero più di 30 miliardi. Per fare queste tre cose, dunque, servirebbero 70 miliardi, e un po' meno se si considera che in parte ci sarà un aumento del gettito. Comunque si tratta di cifre enormi, ben al di là di quanto si potrebbe risparmiare in una legislatura fermando la crescita reale della spesa pubblica e tagliando il minimo che serve per pareggiare il bilancio.

L'Italia è piena di tasse indirette (bollo auto, accise sulla benzina, tasse sui superalcolici…), e tasse su servizi specifici (come quella sui rifiuti). La tassa diretta più importante è l'IRPEF (120 miliardi di gettito), e quella diretta l'IVA (100 miliardi). Credo che queste si possano tagliare in un secondo momento: agire sui salari (tagliando le ritenute previdenziale) e sugli investimenti (tagliando le tasse sui profitti) mi sembra una priorità. A dir la verità l'IRAP e l'IVA sono quasi la stessa cosa…

Ci sono però buoni motivi per semplificare le tasse, al di là dei tagli. Prima, rende più difficile spostare il carico fiscale tra gruppi di pressione politici, perché chi può influenzare le regole tenderà ad influenzarle a proprio vantaggio, e se le regole sono molto dettagliate è facile ritagliarsi un vantaggio specifico a danno della collettività. Semplificare le tasse significa anche risparmiare costi per i servizi di assistenza fiscale che sono costi amministrativi inutili che danneggiano la crescita economica. Infine, semplificare il fisco significa creare un fisco più equo e meno distorsivo, perché se una cosa è tassata al 50% e un'altra al 33%, la seconda è avvantaggiata anche se antieconomica, e questo impone metodi di produzione inefficienti per via delle distorsioni fiscali.

Le tasse di scopo sono migliori delle tasse generali perché servono ad un servizio specifico e quindi è possibile valutare costi e benefici direttamente. Le tasse generali invece sono un "tutto" indifferenziato che può essere usato per ogni scopo e dunque non lascia ai cittadini la possibilità di valutare la bontà delle scelte politiche. Inoltre le tasse di scopo sono il pagamento di un servizio, anche se obbligatorio, e sono dunque il primo passo per la privatizzazione dei servizi: basterebbe infatti rendere volontario il pagamento e legale l'offerta del servizio per avere un mercato, e i cittadini non si accorgerebbero della differenza, salvo che la tassa diventerebbe un prezzo, e i costi probabilmente si ridurrebbero.

Infine è fondamentale fare in modo che l'economia cresca: un punto in più di crescita economica ogni anno significa infatti cinque-dieci miliardi l'anno in più di gettito fiscale (un punto di crescita sono 15 miliardi, e le tasse sono poco meno della metà di questa cifra), e significa anche che il rapporto debito/PIL diminuisce di un punto in più ogni anno. Questo permetterebbe di tagliare le tasse più rapidamente, e di garantire comunque la stabilità finanziaria, anche in presenza di un piccolo deficit. Un punto più di crescita consentirebbe di ridurre il rapporto debito/PIL allo stesso ritmo anche con un deficit di un punto, e quel deficit di un punto significano 15 miliardi di euro disponibili in più per tagli alle tasse.

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4 risposte a Mo' basta: tagliare le tasse

  1. DavyG ha detto:

    Mi permetto solo un piccolo appunto.
    Stando alle tabelle Istat che ho linkato l'altro giorno, il gettito Irpef 2009 è di 155 miliardi per lo stato più un'altra decina abbondante di addizionali locali.
    Lo dico perchè tra 120 e 165 la differenza comincia a farsi sostanziosa (anche l'Iva sarebbe un po' meno, ma non siamo così lontani)😉
    PS: con 11 miliardi di imposte sui tabacchi, poi non mi si venga a dire che i fumatori non si pagano la sanità "supplementare" a loro relativa…

  2. Libertarian ha detto:

    Ho letto il paper solo ieri, in effetti avevo dati vecchi.🙂

    Solo che non trovo la storia dei trasferimenti agli enti locali, nel PDF non c'è la tabella, a meno che non mi sbagli. Era nel XLS?

  3. DavyG ha detto:

    Sì, devi scaricare i dati storici e ci sono una 30ina di simpatici xls da spulciare😉
    Ad esempio i trasferimenti ai comuni che ho citato li ho presi dalla "tavola 8", riga 63.
    Vedo ora che mi ero perso i trasferimenti non "correnti" ma in c/capitale, riga 72, altri 8 miliardi.
    Per far le cose per bene putroppo bisognerebbe perderci un po' di tempo..

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