Mo' basta: giustizia civile

Della giustizia civile non so nulla, tranne che ci mette dieci anni per prendere una decisione, e quindi si può dire che non funziona: la giustizia ritardata è giustizia negata, e la giustizia italiana più che ritardata è proprio cerebrolesa.


Ho sentito in giro un'infinità di motivi per cui la giustizia italiana non funziona: le leggi sono troppo complicate, variano troppo e sono troppo contraddittorie tra loro; i magistrati lavorano poco e mettono udienze lontanissime l'una dall'altra; gli avvocati hanno incentivi a prolungare le cause in ogni modo perché tanto vengono pagati a tempo; c'è un'elevata litigiosità perché non esistono sistemi pubblici affidabili per verificare la titolarità di una proprietà; mancano gli strumenti informatici per rendere le cause più rapide; la struttura del procedimento civile è troppo lunga e garantista; gli amministrativi lavorano solo la mattina.

Non posso certo dire quale sia la spiegazione migliore, né quali delle tante spiegazioni sia rilevante, né di aver fatto una lista completa: normalmente però i problemi non vanno in giro da soli, soprattutto in Italia. Di certo ci sono stati casi in cui un tribunale è riuscito a dimezzare i processi in corso e dimezzare i tempi per arrivare ad una decisione senza cambiare né leggi né procedure (a Torino), ma solo incentivando i magistrati e informatizzando alcune risorse. Dunque c'è molto che si può fare anche senza cambiare i Codici.

Poi ci saranno i Codici da cambiare: avere un numero infinito di leggi che variano rapidamente certo non aiuta, e neanche avere tre giudici per ogni causa in Appello e tre gradi di giudizio. Dilazionare fino ad un certo punto è una forma di garantismo perché consente alle parti di perorare meglio la propria causa, ma oltre un certo punto genera soltanto caos. Il tempo non produce nulla: il tempo è un costo. Se questo costo è compensato da benefici come minori errori nelle sentenze può essere giustificato, ma oltre un certo limite non lo è più. Non è che prendere decisioni in 300 anni per fare 80 gradi di giudizio sia meglio di impiegare dieci anni per farne tre.


Senza giustizia civile un Paese non può funzionare: non è possibile fidarsi dei contratti con i fornitori, i lavoratori, i clienti, non è possibile fidarsi del management o degli altri soci, non è possibile fidarsi dei creditori e dei debitori. Praticamente non funziona niente, e occorre avere tutto sotto controllo, anche quando aumentare la dimensione dell'azienda aiuterebbe, e bisogna dare tutto ad amici e parenti fidati, anche quando professionalità esterne aiuterebbero. Ciò riduce l'apertura della società, la competitività dei mercati, il dinamismo dell'economia, e favorisce le rendite di posizione.

Senza una giustizia civile degna di questo nome, non ci saranno mai mercati liquidi e altamente concorrenziali. Per questo motivo l'economista Paul Romer è andato in America Latina a fare un progetto di una "Città modello", ed è partito dall'idea che la giustizia civile deve seguire altri canali rispetto a quelli standard per generare un miracolo economico. Chissà se non sarà necessario fare la stessa cosa in un'altra repubblica delle banana, qui a nord del Mediterraneo.


La giustizia civile deve servire a facilitare gli accordi tra i privati, sia creando aspettative su cosa si può e non si può fare, sia creando aspettative che gli accordi verranno rispettati e il loro mancato rispetto punito. Solo in questo modo si potrà creare una struttura legale sufficientemente complessa da poter sorreggere una struttura del mercato complessa e avanzata. Il sistema italiano è complicato, non è complesso: complessi sono i mercati, non le burocrazie.

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2 risposte a Mo' basta: giustizia civile

  1. IgorFobia ha detto:

    Complessivamente non posso che darti ragione.

    Però di quello che dici su Paul Romer mi pare una vera e propria forzatura. Su

    http://chartercities.org/

    non vedo alcun riferimento a città costruite secondo questo modello; c'è solo la notizia dell'approvazione di una legge in tal senso in Honduras.

  2. Libertarian ha detto:

    L'avevo letto qui:

    http://www.libertiamo.it/2011/02/01/%E2%80%9Cciudad-modelo%E2%80%9D-la-nuova-hong-kong-che-nascera-in-honduras/

    In realtà più che di una nuova organizzazione della giustizia si parla di una garanzia estera per il mantenimento della rule-of-law. Però io lo leggo come "della giustizia standard meglio non fidarsi".

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