I have a dream

"Resolve to serve no more, and you are at once freed. I do not ask that you place hands upon the tyrant to topple him over, but simply that you support him no longer; then you will behold him, like a great Colossus whose pedestal has been pulled away, fall of his own weight and break in pieces."

"Decidete di non servire più, e di colpo sarete liberati. Non vi chiedo di ribellarvi con la forza al tiranno e di cacciarlo, ma semplicemente di smettere di supportarlo; allora lo osserverete cadere sotto il suo peso e rompersi in mille pezzi, come una grande statua il cui piedistallo è stato rimosso".


Etienne de la Boetie, "Discorso sulla servitù volontaria" (Liberilibri, in italiano).


Se – ma non è vero – nessuna funzione statale fosse utile, oppure se – ma non è vero – ogni funzione statale utile fosse replicabile immediatamente sul mercato, e se – ma non è vero – non solo le istituzioni ma anche l'etica della libertà fossero immediatamente creabili dal nulla, allora liberarsi dalla politica e dallo statalismo sarebbe facile: basterebbe convincere qualche milione di persone a non obbedire più alle leggi, a non pagare più le tasse, e a comporarsi dunque "etsi Leviatano non daretur".
 

Ma così non è: non è possibile "chiudere i tribunali" e sperare che improvvisamente si formi non solo una rete di corti, ma addirittura una giurisprudenza in grado di far funzionare efficientemente ed efficacemente una società libera; non è possibile "privatizzare la Polizia" e sperare che improvvisamente nascano associazioni o imprese in grado di difendere l'ordine giuridico dalla microcriminalità o dalla criminalità organizzata; non è possibile "rimuovere tutta la legislazione" e sperare che improvvisamente tutti imparino a cooperare con gli altri e a sfruttare al massimo le opportunità di mutui benefici resi possibili dal mercato e dalla libertà.

Il mercato come la libertà richiedono capitale: occorre imparare a cooperare e coordinarsi, imparare e risolvere le dispute, imparare a difendere i propri diritti, creare e rinforzarare nuove istituzioni, etc. Il capitale, in fin dei conti, è tempo.


Non c'è nulla insomma che renda semplice quanto affermato da de la Boetie, che operava in un'epoca dove lo Stato non svolgeva che un ruolo molto limitato, e dunque si poteva trascurare visto che il 90% della vita delle persone non riguardava la politica (e anche in quel caso, non è chiaro cosa significhi "resolve to serve no more" se applicato all'esercito, la polizia o ai tribunali, che servono e serviranno sempre).

E così, qual è il sogno di cui parla il titolo? Un sogno non impossibile, ma realistico, anche se improbabile: che le persone capiscano che la politica non ha il diritto di governare le loro vite, sviluppino un'etica liberale secondo cui l'autonomia individuale è più importante delle scelte collettive, e reclamino libertà: libertà, ovviamente, soprattutto da tasse e regolamentazioni.


Se un giorno gli italiani chiedessero con forza tagli alla spesa pubblica, liberalizzazioni del commercio e delle professioni, semplificazioni burocratiche, e riforme istituzionali, prima o poi i politici sarebbero costretti a rispettare questa volontà. Se lo Stato si ritira, la società deve reimparare pian piano a fare quello che faceva prima dello statalismo, gradualmente, ambito per ambito.

Se invece di chiedere vantaggi personali, si chiedesse libertà, se la vittoria di un partito venisse considerata molto meno importante del rispetto di certi principi, probabilmente lo Stato non avrebbe la forza di continuare a controllare la società dall'alto e ad imporre la sua volontà unica a tutti.
 

Alcune cose probabilmente non funzionerebbero: non mi aspetto che la privatizzazione dell'esercito possa portare a chissà quali miracoli di efficienza e di pace universali. Di altre cose si vedrebbero i vantaggi solo nel lungo termine: le liberalizzazioni creerebbero disoccupazione nel breve termine ed efficienza e crescita economica, e dunque maggiore occupazione, solo successivamente. Di altre ancora mi aspetto che ci siano dei problemi di transizione da affrontare: una riforma pensionistica basata su piani individuali e contributi volontari nel breve termine potrebbe portare problemi di finanziamento del vecchio sistema.

Occorre proporre un certo numero soluzioni concrete, studiate attentamente, spiegate diffusamente, e convincere le persone che devono essere realizzate, imponendole con il voto, la disobbedienza, le proteste e le manifestazioni ad una politica che non sceglierà mai volontariamente di realizzarle, e guadagnare ogni giorno un metro di libertà in più fino a far recedere lo Stato a ciò che è indispensabile per il funzionamento della società, e non è detto che debba rimanere qualcosa (anche se probabilmente sì).

Si tratta di un cambiamento di mentalità: oggi si manifesta per far influenzare il potere, non per ridurlo, si protesta per ottenere vantaggi personali, non per l'interesse generale, si vota per usare lo Stato, non per liberarsene. La politica favorisce spontaneamente le lobby, ma una opinione pubblica ferreamente convinta che della politica non ci si può fidare, e con un'idea realistica di cosa si può lasciare alla libertà, potrebbe ottenere dallo Stato ciò che con le normali procedure democratiche è impossibile.

Una tale proposta richiede di risolvere problemi di coordinazione simili al paradosso del prigioniero: è più facile chiedere un privilegio particolare che difendere un interesse generale. Ed è difficile andare contro i propri interessi di breve termine, quando i propri interessi di lungo termine saranno comunque danneggiati dagli interesse di breve termine altrui. Se tutti sono statalisti, è irrazionale essere liberali. Ma il vincolo istituzionale del paradosso del prigioniero si può in alcuni casi rimuovere: era difficile anche lottare contro la schiavitù, ma è sparita quando si è diffusa l'idea che fosse ingiusta, e che valesse la pena lottare per abolirla. Se fosse così anche per le tasse, per i sistemi pensionistici a schema di Ponzi, per i deficit di bilancio, per le regolamentazioni anticoncorrenziali, per le legislazioni di favore…

Una condizione necessaria è convincere le persone che non esiste alcuna possibilità di ottenere queste cose dal normale processo politico: occorre remare contro le sue tendenze naturali, e dunque è necessario perdere fiducia nella normale politica democratica e acquisire fiducia nella capacità degli individui di badare a sé stessi e relazionarsi proficuamente con gli altri senza una elite di pastori che governino l'armento umano.

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