Mises Hoffer Hayek

Il confronto tra i tre autori è interessante. Hoffer non sapeva nulla di economia, non aveva probabilmente mai letto Mises o Hayek, né in alcuna sua opera ho trovato argomenti di teoria economica espressi in maniera decente (la cosa si evince dalla citazione seguente, visto che Hoffer credeva alla mitologica disoccupazione tecnologica). Eppure aveva delle intuizioni, di carattere più sociologico che economico, che toccano temi di interesse per gli austriaci.

Ecco una citazione che ho trovato su internet: il libro l'ho sicuramente letto perché ricordo la citazione, ma non ricordo che libro era:

"The fact is that up to now a free society has not been good for the intellectual. It has neither accorded him a superior status to sustain his confidence nor made it easy for him to acquire an unquestioned sense of social usefulness. For he derives his sense of usefulness mainly from directing, instructing, and planning– from minding other people's business- and is bound to feel superfluous and neglected where people believe themselves competent to manage individual and communal affairs, and are impatient of supervision and regulation. A free society is as much a threat to the intellectual's sense of worth as an automated economy is to the workingman's sense of worth. Any social order that can function with a minimum of leadership will be anathema to the intellectual."

Hayek parlava di hybris (arroganza) intellettuale del costruttivismo razionalista che portava gli intellettuali a credere che l'economia e il diritto possano essere pianificati da un qualche comitato di esperti. Questa hybris costruttivista partiva dall'abuso della ragione per arrivare alla pianificazione della società da parte dello Stato. Si tratta di una mentalità ancora oggi dominante in certi settori: ancora crediamo ad esempio che i parlamenti possano generare il diritto che serve ad una società libera (il giurista americano Ricard Epstein ha recentemente sottolineato questo punto, che si trova ovviamente anche negli scritti di Bruno Leoni degli anni '60). Però la pianificazione è stata intellettualmente delegittimata dall'esperienza storica dell'Unione Sovietica, e dai sui continui fallimenti pratici.

Però l'istinto di controllare, di politicizzare, di amministrare, di burocratizzare, di regolamentare, è sempre presente nelle menti e nei cuori di chi governa. Non possono certo vivere con il dubbio che, in fin dei conti, il loro ruolo sociale è inutile o addirittura dannoso. "Give freedom a chance" non sarà mai il loro motto. L'idea di mercati che si autoregolano – e una volta abbandonata l'idea costruttivista della legislazione centralizzata, e visto come la struttura istituzionale sia endogena al mercato stesso e non va necessariamente imposta esogenamente la cosa si fa molto più comprensibile – è il loro incubo peggiore.

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