Tanta confusione, tante preoccupazioni.

Riscrivo un po' una mail di un mio amico perché esprime correttamente la mia visione attuale della politica italiana.
 
Ora che tutti i liberali hanno, deo gratias!, lasciato il PDL, tranne Martino per inerzia (o forse perché riteneva che Fini non era in grado di creare un partito vero, e forse ha ragione), c'è un bel po' di confusione.
 
In FLI sono abbastanza frequenti, tra esponenti anche di primo piano, dichiarazioni favorevoli a riduzione del deficit, controllo (ma non taglio) della spesa pubblica, liberalizzazioni, e altre cose contrarie alle politiche dell'attuale governo. Nulla di concreto finora, però: dichiarazioni di principio, al più dichiarazioni di intenti.
 
A FLI manca ancora un programma: le dichiarazioni generiche non bastano a governare. Un programma liberale deve necessariamente includere tagli alla spesa, per ridurre il rapporto debito/PIL, ed eventualmente per tagliare le tasse. Inoltre è opportuno liberalizzare mercati e professioni per stimolare la concorrenza. Infine, è necessario riformare la giustizia civile per renderla decentemente rapida. Al momento c'è poco.
 
Manca ancora un'organizzazione: quella attuale non riesce a funzionare senza interventi dall'alto, per via credo di faide interne. Mi aspetto che gran parte di un partito sia composto di professionisti e aspiranti tali che vogliono poltrone. Solo una leadership liberale carismatica e una comune adesione a principi liberali può contrastare queste tendenze degenerative della politica.
 
E manca ancora una strategia: in teoria si dovrebbe rubare voti a Berlusconi, andando a cercare chiunque voglia un'Italia con meno spese, meno tasse, più concorrenza e più libertà, ma l'unica cosa chiara finora è che non ci si alleerà col PD (e vorrei vedere!), ma quasi certamente con l'UDC, per lo sbarramento al Senato. Però la strategia richiede non solo di scegliere gli alleati meno peggiori, ma anche di capire come comunicare, e dove pescare voti.
 
Un obiettivo che si deve assolutamente perseguire è liberare il liberalismo dal berlusconismo, altrimenti poi la gente pensa che fare leggi a proprio favore, salvare Alitalia a spese del contribuente, aumentare il debito pubblico, aiutare le corporazioni degli avvocati e dei farmacisti, cercare di abolire la Corte Costituzionale in nome della volontà popolare, aumentare la spesa pubblica e finanziare gli enti locali con maggiori trasferimenti dallo Stato centrale sia liberalismo, e oltre il danno di vedere la politica avanzare, si avrebbe la beffa di vedere completamente sputtanato il termine. 
 
Tutto ciò, però, non ha nulla a che fare con la soluzione dei problemi del Paese. Spesso ho invece l'impressione che in FLI si pensi che la pars destruens (liberare l'Italia da Berlusconi) sia più importante della pars costruens (cambiare il Paese). Questa illusione è dovuta al fatto che la pars costruens richiederebbe un partito con le idee chiare, ed è più facile "fare gruppo" con una pars destruens che non porta neanche un voto, oltre a essere inutile.
 
L'Italia aveva gli stessi problemi che ha oggi prima di Berlusconi, e continuerà ad avere gli stessi problemi dopo Berlusconi, a meno che non cambi qualcosa nella proposta politica di chi si oppone all'attuale governo (appurato che questo non ha alcun interesse a salvare il Paese dal declino). L'antiberlusconismo è l'oppio delle opposizioni: una scusa per non pensare, non proporre, non decidere, non osare.
 
Se non ci saranno novità sostanziali, dunque, probabilmente continuerò a non votare, ma, in assenza di un FLI vivo e liberale, chi vuole turarsi il naso e votare il meno illiberale dovrebbe votare a sinistra: con loro al Governo, come si evince dai dati, il debito aumenta di meno, il deficit è inferiore, ogni tanto privatizzano qualcosa, ogni tanto fanno liberalizzazioni, non sono intolleranti e clericali, e la spesa pubblica aumenta più lentamente quando sono al governo loro. I fatti parlano chiaro, il problema è che siccome non ci si informa, si viene ingannati dalla retorica.
 
Comunque, posso aspettare che si capisca qualcosa: tanto ho tempo da perdere. Praticamente tutti i liberali che si interessano di politica stanno scommettendo su Fini, oppure stanno (non benissimo) con il PD tramite i radicali. La lentezza con cui FLI progredisce è espasperante, e c'è più di un motivo di preoccupazione. Ma non c'è alternativa, al momento: si può rimanere fuori dalla politica e aspettare che crolli tutto, ma che soluzione è?
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2 risposte a Tanta confusione, tante preoccupazioni.

  1. DavyG ha detto:

    Mah, per la verità sentire Bocchino parlare di rivoluzione liberale non è più credibile di Sacconi.
    A parte Della Vedova, ed a parte il testamento biologico, quando erano nella maggioranza questi signori cos'hanno proposto di liberale? Forse meno spesa pubblica? Francamente ho i miei dubbi, ed altrettanto francamente a sinistra parlano solo di tasse, di redistribuzione, di patrimoniali.

  2. Libertarian ha detto:

    Già. Il liberalismo non si impara in sei mesi, ed è così contrario agli interessi dell'elite di potere che il fatto che venga adottato puzza automaticamente.

    Però ho una teoria che mi rende ottimista. Ora la scrivo.🙂

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