Coraggio e speranza

Nella sua autobiografia "Truth imagined", Eric Hoffer narra di quando conobbe un tizio che in una discussione citò una frase di Goethe, "Tutto è perso quando è persa la speranza". Hoffer non era convinto della citazione: era troppo banale per uno come Goethe. Passò la nottata a cercare sui libri di Goethe, finché non trovò "Tutto è perso quando è perso il coraggio".

Ecco cosa scrive sulla differenza tra speranza e coraggio:
 

"There is no hope without self-delusion, while courage is sober and sees things as they are. Hope is perishable, while courage is long-lived. It is easy in an outburst of hope to start a difficult undertaking, but it takes courage to bring it to conclusion. It needs courage to win wars, tame continents, build a nation. Man is at his best when his courage enables him to prevail in a hopeless situation."

"Non c'è speranza senza auto-inganno, mentre il coraggio è sobrio e vede le cose come sono. La speranza è deperibile, mentre il coraggio è durevole. É facile in un impeto di speranza iniziare un'impresa difficile, ma è necessario il coraggio per portarla a conclusione. Ci vuole coraggio per vincere guerre, rendere vivibili continenti, e costruire una nazione. L'Uomo è al suo meglio quando il coraggio gli permette di vincere in una situazione senza speranza."

Penso che questa sia la mentalità che dovrebbe avere un liberale: non ci sarà alcuna salvezza dall'alto, nessuna palingenesi post-berlusconiana, nessun improvviso avvento della "buona politica"; nessuno spontaneo assopirsi delle lobby, nessuna sorprendente illuminazione della classe politica.

La situazione della libertà è oggettivamente disperata: ogni cosa che sappiamo sulla politica ci spinge a concludere che un tale sistema di corruzione e sfruttamento è socialmente stabile, almeno finché non distrugge la base stessa della prosperità, andando troppo oltre sulla strada della servitù che quasi inevitabilmente cerca di imboccare in ogni momento, o se non viene sconfitto sul campo da un nuovo sistema di sfruttamento.

Eppure occasionalmente ci sono state delle battaglie vinte, come le leggi sul grano, o il pareggio di bilancio di Minghetti, o le liberalizzazioni di Reagan, e più che occasionalmente i fatti hanno falsificato le teorie illiberali al punto tale da costringere i politici a cambiare rotta anche contro la loro volontà. Il socialismo è impossibile, solo il mercato crea ricchezza, l'inflazionismo crea solo disastri, le teorie del conflitto di classe o tra nazioni portano solo a violenza e distruzione.

Ci sono infinite battaglie di retroguardia, e nessuna battaglia finale, che non può esistere per definizione perché la Storia non può avere un fine. Occorre lottare ogni giorno per recuperare libertà e fermare lo statalismo, per far trionfare l'interesse generale sull'interesse di parte, per tenere a bada politici e burocrati che nel loro interesse e per la logica stessa del loro mestiere tendono a comprimere gli spazi di libertà.

Il wishful thinking (l'autoinganno) fa stare sempre meglio perché crea illusioni, ma se il fine deve essere non sentirsi bene, ma fare bene, cioè migliorare la situazione e risolvere un problema, il wishful thinking non aiuta granché. A meno che non aiuti a creare l'impeto iniziale necessario ad uscire da una situazione di stallo. La speranza è deperibile, ma può fungere da impulso.

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