Mises 1

Riproduco qui in puntate l'intervento di un mio amico alla Scuola di Liberalismo di Torino su Ludwig von Mises.
 
Oggi dovrò parlare del mio autore preferito, Ludwig von Mises, e dovrò farlo parlando di un suo libro. Ho scelto "Politica economica" perché in sole cento pagine riassume fedelmente le idee dell'autore, in maniera semplice e diretta.
 
Ludwig von Mises è stato un economista, un filosofo, e un pensatore politico. È stato uno dei più grandi liberali del XX secolo, senza il quale le più importanti novità del pensiero liberale, e i più importanti sviluppi del pensiero economico della Scuola austriaca, non sarebbero stati possibili. 
 
Tanto per farsi un’idea, senza Mises non ci sarebbe stato Hayek: il pensiero economico di Hayek (teoria del calcolo economico, teoria del ciclo economico, teoria del processo concorrenziale) nasce con Mises, e Hayek lo espande e lo perfeziona, e anche la filosofia politica e giuridica di Hayek è il risultato delle discussioni di Hayek con uno studioso che cercava di applicare le idee di Mises al diritto, Bruno Leoni.
 
Ludwig von Mises nacque a Lemberg (Lviv in ucraino, Leopoli in italiano), oggi Ucraina, all’epoca parte dell’Impero Austro-Ungarico, il 29 Settembre 1881 (la canzone di Battisti non credo sia a lui dedicata). Laureatosi in legge, letti gli scritti del fondatore della Scuola austriaca Carl Menger divenne un economista.
 
Carl Menger fu il fondatore della Scuola austriaca, una delle tre varianti della Scuola economica marginalista sorte negli anni ’70 del XIX secolo. Il contributo fondamentale della Scuola marginalista fu di risolvere il problema del valore, che gli economisti classici non riuscivano a risolvere, data la loro teoria del valore-lavoro. Perché un quadro dipinto da me in mille ore di fatica vale un miliardesimo di un quadro dipinto da Caravaggio in un decimo del tempo? Perché un chilo di grano vale meno di un chilo di diamanti?
 
La Scuola marginalista di Walras (il terzo marginalista fu Jevons) ha dato origine all’economia matematica contemporanea, con la sua analisi dell’equilibrio economico, cioè la condizione “statica” in cui ogni possibile opportunità di profitto è stata sfruttata e non c’è più niente da fare. 
 
La Scuola austriaca è invece sempre stata interessata al processo anziché all’equilibrio, cioè le interazioni di individui che portano allo sfruttamento delle opportunità di profitto, fino – nel caso limite di nulla rilevanza pratica – all’equilibrio. La Scuola austriaca parla di processi e non di equilibrio, di imprenditorialità e creatività e non di ottimizzazione, di ignoranza e non di struttura dell'informazione imposta dall'alto, di tempo e non di produzione istantanea, di uomini e non di automi.
 
Nel 1912 scrisse un libro di teoria monetaria in cui fondò, in conclusione al lavoro, la teoria austriaca del ciclo economico, oggi nota anche come teoria del ciclo di Hayek, o di Mises-Hayek. Non è la teoria più diffusa, per usare un eufemismo, ed è oggetto di una nefasta adorazione religiosa da parte di molti, ma secondo me è l’unica teoria decente in circolazione.
 
Dopo esser tornato dalla Prima Guerra Mondiale scrisse un saggio sull’economia socialista in cui ne dimostrò l’impossibilità, gettando le basi per la teoria del calcolo economico che è stata al centro di un dibattito che occupò gli anni ’20 e ’30, in cui Mises e Hayek cercarono di spiegare ai socialisti che le loro idee erano  irrealizzabili. Breve nota: “socialismo” significa nazionalizzazione dell’economia tramite pianificazione, non cleptocrazia partitocratica come in italiano.
 
Negli anni ’20 difese anche il liberalismo dalle politiche interventiste, mostrando come la logica inerente in queste politiche portava a risultati opposti rispetto a quanto affermato dai loro difensori.
 
Nel 1934 fuggì a Ginevra, essendo lì stato invitato ad insegnare, perché l’Austria avrebbe potuto finire da un giorno all’altro in mano ai nazisti, e lui era ebreo.
 
Nel 1940 fuggì negli Stati Uniti perché la Svizzera non era più un posto sicuro: le autorità svizzere temevano un ospite così meritatamente odiato dai nazisti.
 
Negli anni ’40 sviluppò le sue teorie sul calcolo economico e sulla metodologia economica per fondare, insieme ad Hayek, la teoria austriaca del processo di mercato, che di fatto è la base microeconomica della teoria austriaca, in contrapposizione alla teoria dell’equilibrio che va per la maggiore.
 
Divenne distinguished fellow dell’American Economic Association nel 1969, l’anno della pensione, a 88 anni, e il 10 Ottobre 1973, a 92 anni, morì. L’anno dopo il suo migliore allievo, Hayek, vinse il Nobel per l’Economia. Alcuni dicono che avrebbero dovuto darlo anche a Mises, ed è certamente vero.
 
Sia a Vienna che a New York, Mises tenne un circolo, cioè un gruppo di discussione. Ai due circoli di Mises, spesso chiamati Mises Kreis, o “Privatseminar”, parteciparono decine di persone illustri. Il Premio Nobel Hayek, il fondatore della teoria dei giochi Oskar Morgenstern, il fondatore del libertarismo Murray Rothbard, il più importante economista austriaco vivente Israel Kirzner, economisti come Wilhelm Roepke, Gottfried Haberler, Lionel Robbins e Fritz Machlup, il sociologo Alfred Schutz, e il filosofo Felix Kaufmann.
 
Mises è sempre stato uomo di minoranza: remò tutta la vita contro lo spirito dei suoi tempi, e perse tutte le battaglie politiche. Remare controcorrente è l'unica vocazione possibile per un liberale, perché la politica spinge sempre ad espandersi a danno della libertà. Il tempo ha dato ragione a Mises su moltissime cose, come vedremo.
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