Mises 6 – Inflazione

[Pubblico un intervento non mio]
 
L’aumento della quantità di moneta ne riduce il valore, cioè ciò che la moneta può comprare: i prezzi aumentano. Ciò oggi è considerata una banalità, ed è nota come “teoria quantitativa della moneta”: quando Mises scrisse queste pagine, invece, si credeva alla teoria keynesiana, per cui l’inflazione era impossibile in assenza della piena occupazione. Alla fine degli anni ’60 un tizio abituato a sbagliarle tutte, tale Paul Samuelson, dopo aver detto che i fari privati erano impossibili (Coase li trovò subito dopo), e prima di dire che l’Unione Sovietica era una storia di successo (crollò pochi anni dopo), disse che non c’erano più dottrinari che credevano che l’inflazione fosse un fenomeno monetario. Poi scoppiò l’inflazione.
 
Mises però fa molta attenzione ad evitare di considerare la teoria quantitativa in maniera meccanicistica: la nuova moneta fa alzare i prezzi perché aumenta la domanda, ma la domanda che aumenta non è la “domanda aggregata”, ma la domanda del particolare consumatore (o della particolare impresa) che riceve la nuova moneta, e non aumenta il “livello dei prezzi”, ma i prezzi delle merci domandate da chi riceve moneta. I primi a spendere hanno maggiore potere d’acquisto: gli ultimi ottengono la moneta quando i prezzi sono già aumentati, e gli scaffali del supermercato più vuoti.
 
Oggi abbiamo imparato a controllare l’inflazione, ma non a controllare la politica monetaria. Dopo gli eventi degli anni ’70 ci si è resi conto che la moneta è una cosa troppo seria per lasciarla ai politici, ed è stato introdotto il concetto di “indipendenza” della banca centrale, che significa che la moneta viene gestita da una tecnocrazia e non dalla politica. Purtroppo nonostante si sia imparato che eccedere nel creare moneta crea inflazione, come negli anni ’70, non si è ancora imparato che usare la politica monetaria per “facilitare la vita” alle banche, implica che le banche non hanno più alcun incentivo a comportarsi responsabilmente. Il risultato è stata la crisi finanziaria iniziata nel 2007, e da cui di fatto non si è ancora usciti.
 
Il gold standard, proposto da Mises come alternativa all’inflazionismo, serve solo a rendere la base monetaria indipendente dalla politica. Se si trovassero delle regole e delle istituzioni tali da gestire la moneta in maniera responsabile, non ci sarebbe bisogno di un gold standard. Ciò è però improbabile: la politica di norma perché miope e molto incline a comprare il consenso oggi in cambio di un grave problema domani.
 
Mises descrive in maniera chiara come l’aumento della quantità di moneta, e dunque l’inflazione, se usato come strumento per ridurre il costo del lavoro, e dunque la disoccupazione creata dai sindacati che impongono con la coercizione salari eccessivi, produce un aumento ulteriore dell’inflazione perché i sindacalisti si accorgono presto del trucco. Questa idea era già nota a Mises e Hayek negli anni ’30, ma i macroeconomisti degli anni ’50, ’60 e ’70 non lo sapevano, e costruirono la teoria macroeconomia sull’idea contraria, che si potesse sistematicamente aumentare l’occupazione attraverso l’inflazione. Questa follia si chiama “curva di Phillips”. Non si può sottovalutare il contributo della macroeconomia alla stupidità umana.
Questa voce è stata pubblicata in economia - articoli, economia austriaca. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...